
Dopo mesi di furiosi dibattiti e tre giorni di tormentate trattative, è arrivata alla meta la riforma dell’organizzazione comune di mercato del vino europeo, sempre più incalzato dalle etichette del Nuovo Mondo, dal cabernet cileno allo chardonnay australiano. Una partita tutta giocata sullo zuccheraggio, sostenuto dai paesi del Nord e osteggiato da Italia e Spagna. Chi l’ha vinta?
L’Italia dice “tutto bene”, i nordici esultano, le associazioni di categoria, al solito, dicono che il bicchiere è mezzo pieno. Mezzo pieno e pure zuccherato. Qualcuno che perde in realtà c’è: i consumatori che dovranno attendere anni per avere un’etichetta obbligatoria più trasparente. In compenso hanno la certezza che i vini italiani, spagnoli, portoghesi, greci e ciprioti continueranno ad essere privi di saccarosio.
Questi ultimi sono stati tre giorni di battaglia, a Bruxelles. Alla fine i 27 ministri Ue dell’Agricoltura si sono accordati su nuove regole. Se si guarda alle ambizioni di partenza, l’aspetto è di una “mini-riforma”: “Non abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo” ha ammesso il commissario europeo all’Agricoltura Mariann Fischer Boel “ma abbiamo finito per avere un accordo equilibrato. Invece di spendere gran parte del nostro bilancio per sbarazzarci delle eccedenze, potremo promuovere i nostri vini nei confronti dei concorrenti, per riguadagnare mercato”.
A non convincere le associazioni agricole italiane è la norma dello zuccheraggio (per innalzare il grado alcolico), da sempre praticata nei Paesi del Nord Europa (dove il sole scarseggia). Il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, ha spiegato di aver detto sì alla riforma complessiva del settore vinicolo europeo, ottenendo in cambio una serie di concessioni a sostegno della produzione italiana.
In particolare De Castro ha portato a casa l’aumento dei fondi comunitari destinati a chi ricorre ai mosti (e non allo zucchero) per incrementare la gradazione alcolica: ora i produttori italiani potranno beneficiare di aiuti per i mosti che passano da 190 a 251,3 milioni di euro nel 2008-2009. Le nuove regole stabiliscono che con pratiche di arricchimento si possano aggiungere dal 2009-10 solo tre gradi al vino della zona A del Nord Europa, due gradi a quello della zona B, del Centro Europa, Francia e Germania comprese, e di 1,5 gradi nella zona C, del Sud Europa (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Cipro), dove tuttavia l’utilizzo dello zucchero è vietato a livello nazionale e si possono usare solo mosti.
Una disparità di trattamento che non può convincere i produttori del Mediterraneo, soprattutto quelli italiani: “L’Italia” dice infatti il presidente della Coldiretti Sergio Marini “ha perso un’altra battaglia a Bruxelles, a vantaggio dei produttori del Nord Europa che potranno continuare a utilizzare lo zucchero e addirittura chiamare vino anche il fermentato ottenuto dalla frutta”. Senza nemmeno che le etichette lo dichiarino…
- Giovedì 20 Dicembre 2007
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Il 27 Dicembre 2007 alle 10:35 mondo vino » Blog Archive » La riforma del vino europeo: un bicchiere mezzo vuoto e zuccherato - Panorama ha scritto:
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