- Tags: Finanziaria-2008, Ici, legge, manovra, misure, mutui, Senato, Tommaso-Padoa-Schioppa
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Dal primo gennaio è legge la Finanziaria per il 2008. Venerdì 21 dicembre è arrivato il sì definitivo di Palazzo Madama (162 sì e 153 voti contrari, con un en plain dei senatori a vita: a favore hanno votato Rita Levi Montalcini, Carlo Azeglio Ciampi, Emilio Colombo, Giulio Andreotti, Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro. Unico assente Sergio Pininfarina) a una lunga serie di misure, da quelle fiscali (Ici, Ires, sconti Irpef) a quelle per la sanità (prima tra tutti l’abolizione anche per il 2008 del ticket da 10 euro).
Arrivano con la Finanziaria anche i principi di grandi riforme come la riduzione del numero dei ministeri e l’istituzione della class action, per citarne un paio. La manovra, a quota 16,4 mld dopo il passaggio parlamentare, per la prima volta dopo tanti anni non utilizza neanche un euro per correggere i conti e dunque gli stanziamenti hanno un finalità redistributiva. In alcuni casi si tratta di misure che avranno un loro peso “positivo” per le tasche degli italiani, in altre si tratta invece di piccole “mance”. Nel dettaglio:
- Sgravi ici su prima casa. Si introduce un alleggerimento dell’imposta sulla casa pari all’1,33 mille (aggiuntivo rispetto alle attuali detrazioni e fino ad un massimo di 200 euro). Escluse case signorili, ville e castelli.
- Pacchetto sicurezza. Il fondo per la sicurezza e il soccorso pubblico è di 190 mln.
- Mutui. È istituito un fondo di solidarietà con una dotazione di 10 milioni di euro annui per il 2008, il 2009 e il 2010 per aiutare i mutuatari a fronteggiare l’aumento degli interessi sui mutui prima casa. Sale a 4.000 euro il limite di detraibilità degli oneri relativi a mutui sulla prima casa.
- Tesoretto 2008 per calo tasse lavoratori. È la primissima norma (dopo quella che fissa i saldi) e stabilisce che tutto l’extragettito del 2008 sarà utilizzato per ridurre la pressione fiscale sul lavoro dipendente.
- Calmiere benzina. Arriva la norma per sterilizzare gli aumenti della benzina. Se i rincari superano di due punti il valore indicato nel Dpef scatta una riduzione dell’accisa.
- Mister prezzi. Istituita la figura del Garante per la sorveglianza dei prezzi.
- Norma asciuga-governo. Resta, con precisazioni sulle competenze, la riduzione a dodici dei ministeri a partire dal prossimo governo e a 60 dei membri dell’esecutivo. Ridotto anche il numero di assessori: il massimo, a partire dalle prossime amministrative sarà di 12 e non più 16 per i grandi Comuni. Ammorbidito infine il taglio (fino a 33 milioni) per le Comunità montane: saranno le Regioni entro sei mesi a definirlo, altrimenti interverrà lo Stato.
- Arriva la class action. Si introduce l’istituto dell’azione collettiva risarcitoria a tutela degli interessi dei consumatori.
- No ticket 10 euro su assistenza specialistica. Vale anche per gli esami di diagnostica.
- Welfare. Più bassa la copertura sul welfare prevista dalla Finanziaria per il 2008: il limite di spesa passa da 1.548 milioni a 1.264 milioni. È esattamente la cifra prevista nel Ddl di attuazione del protocollo, ora all’esame della commissione Lavoro del Senato.
- Tetto salari manager pubblici. Introdotto il tetto agli stipendi anche per i dirigenti della Banca d’Italia, delle authority indipendenti e delle amministrazioni dello Stato. Il trattamento economico non potrà superare il doppio di quello del primo presidente della corte di Cassazione, cioè 548.000 euro. Per gli altri resta il limite introdotto al Senato di 274.000 euro.
- Tfr. Fissati tetti di spesa per ridurre la pressione fiscale. Ma non sono indicate nuove aliquote.
- Multe, prescrizione a due anni. Con questa norma si affronta il problema delle “cartelle pazze” che ha interessato negli ultimi mesi alcune grandi città.
- Derivati, arriva controllo del tesoro. Dovrà verificare la conformità degli impegni debitori assunti dagli enti locali con le indicazioni date dallo stesso Tesoro.
- Sconto fisco su pannelli solari. Prorogate per 3 anni le agevolazioni (detrazione dall’Irpef del 55%) per i lavori di riqualificazione energetica, incluse finestre e caldaie.
- Imprese, aliquota ires al 27,5%. Era al 33% ma si amplia la base imponibile con novità sugli ammortamenti e sulla deducibilità degli interessi passivi.
- Irap scende al 3,9%. Il calo è per l’aliquota ordinaria che era al 4,25%. Il tributo diventa completamente regionale.
- Forfettone per i “minimi”. I piccolissimi imprenditori potranno scegliere di pagare le tasse a forfait. Un 20% che sostituisce anche l’Iva e l’Irap.
- Canone rai gratis per anziani poveri. L’esenzione spetta agli ultrasettantacinquenni con un reddito non superiore a 516,46 euro per 13 mensilità.
- Asili nido, sconto fino a 632 euro a figlio. La retta potrà essere detratta dall’Irpef al 19%.
- Famiglie numerose, detrazioni più alte. Se il nucleo ha almeno quattro figli ci sarà per i genitori una detrazione aggiuntiva sull’Irpef di 1.200 euro.
- Studenti fuori sede, sconto su affitto. è prevista una detrazione di imposta fino ad un massimo di 500 euro l’anno.
- Bus, la tessera si sconta sulle tasse. Gli abbonamenti potranno essere detratti per il 19% dall’Irpef per un massimo di 250 euro. Stanziato poi n fondo di 113 mln per mezzi e infrastrutture del trasporto locale.
- Agevolazioni per telecamerine negozi. La misura (sconto sulle tasse dell’80% della spesa) vale anche per i tabaccai.
- Autotrasporto, 300 mln. Le risorse serviranno a supportare un maggiore livello di sicurezza nella circolazione stradale e un minore impatto ambientale dei camion.
- Adozioni, stessi diritti nei congedi parentali. Anche in caso di affidamento il congedo obbligatorio sarà di 5 mesi.
- Cinema. Arivano sconti fiscali per chi investe nella filiera e per attrarre produzioni dall’estero.
- 5 per mille, rifinanziata la misura. La norma sostiene onlus ed enti di ricerca.
- Novità Iva dai cellulari agli asini. Aziende e lavoratori autonomi potranno detrarre fino al 100% dell’Iva sui cellulari. Impossibile usufruire dell’Iva agevolata al 10% se si vendono asini, muli o bardotti se vivi, Iva agevolata se questi animali saranno commerciati morti. Iva agevolata anche per i premi delle corse di cavalli e per gli spettacoli di maschere e corsi mascherati.
- Venerdì 21 Dicembre 2007
FALLIMENTO O SALVATAGGGIO?
PROBLEMI E SOLUZIONI
APPLE - LUCI E OMBRE
ECONOMIA 2.0
L’AGENDA DEL GOVERNO E DEGLI ITALIANI
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO
AGENDA POLITICO-ECONOMICA DELLA SETTIMANA











UN ANNO DI ECONOMIA
IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide
Libia: i nostri interessi in gioco








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Il 21 Dicembre 2007 alle 19:54 Finanziaria light: la dieta promessa e non mantenuta sui costi della casta » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Alla fine, è stata morbida la mano del Parlamento sui tanto strombazzati tagli alla politica. La Finanziaria 2008, legge dal primo gennaio, prevede sì un sostanzioso capitolo di risparmi sulle spese del Palazzo, ma non sono poche le misure che, durante i quasi tre mesi di maratona parlamentare, hanno perso per strada la loro incisività. E così “La casta“, messa sotto accusa nelle piazze e sui media (da comici e cittadini), chiamata a dare risposte al sentimento di sfiducia degli elettori, ha deciso, al di là degli annunci del momento, di rendere meno severa la “cura dimagrante” alla quale si era detta disposta. Gli esempi? Non mancano. La riduzione del numero degli assessori è stata spostata nel tempo. Non entrerà subito in vigore, come deciso in prima lettura da Senato, ma scatterà con le prossime elezioni: solo allora gli assessori di comuni, province e circoscrizioni scenderanno da 18 a 12, con conseguente risparmio su stipendi, portaborse e auto blu. Altro esempio: la stretta sui gettoni di presenza per i consiglieri di comuni, province e regioni non varrà per tutti ma sarà limitata soltanto alle città capoluogo di provincia. Anche per le comunità montane il taglio sarà meno draconiano: dovevano sparirne un’ottantina, immediatamente si disse, invece la patata bollente è stata passata alle regioni, che dovranno decidere come sfoltire. Sul taglio degli stipendi dei supermanager c’è stata una battaglia senza esclusione di colpi. All’inizio l’emendamento proposto prevedeva un taglio immediato per tutti. Poi Lamberto Dini e Clemente Mastella minacciarono di non votare la manovra se la norma non fosse stata cambiata, limitandola ai nuovi contratti ed escludendo gli artisti della Rai, che altrimenti sarebbero passati alla concorrenza. Ma anche con queste correzioni, alla Camera si è cercato di rendere più fumoso il testo, eliminando di fatto il tetto per i vertici di Bankitalia, i membri delle autorità indipendenti e un gruppo di 25 fortunati topmanager pubblici. Alla fine, grazie a un emendamento del socialista Roberto Villetti approvato in zona Cesarini, anche per costoro varrà un tetto massimo dello stipendio, che non potrà superare i 540 milioni l’anno. Altre misure sono state confermate senza problemi, forse perché entreranno in vigore solo in futuro. Il numero dei ministri passerà da 18 a 12, ma dal prossimo governo; mentre il numero dei componenti dell’esecutivo, compresi sottosegretari e viceministri, scenderà da 102 a 60. Confermato il congelamento degli stipendi dei deputati e dei senatori, la riduzione delle circoscrizioni, le limitazioni alla cilindrata delle auto blu, che non potranno superare i 1600 centimetri cubici. All’attivo dell’operazione tagli va posta anche la decisione di Camera, Senato e Quirinale di ridursi le spese. Ma ci si è arrivati indipendentemente dall’iter della manovra. Le tre più alte cariche dello Stato, Giorgio Napolitano, Fausto Bertinotti e Franco Marini hanno giocato d’anticipo, decidendo di tenere le spese sotto il tetto dell’inflazione. Peccato che il loro buon esempio non è stato seguito. Calcolatrice alla mano, alla fine, le casse dello Stato, secondo il Tesoro risparmieranno la cifra di 23,8 milioni. [...]
Il 22 Dicembre 2007 alle 16:02 Finanziaria 2008: meno tagli, più costi « V-day Blog ha scritto:
[...] Come sempre accade, l’entusiasmo manifestato nei momenti caldi dell’anno, dalle nostre vallette politiche, su costi della politica e misure di risparmio, sfuma in manifesto menefreghismo quando le parole diventano legge. La nuova finanziaria 2008 dimostra nuovamente il paradosso di una casta che dovrebbe autolimitarsi. Impossibile, impossibile come far ragionare una massa. Troppe dinamiche in gioco. Lobby ed interessi particolari infangano il quadro che riproduce il futuro della nostra nazione. [...]
Il 27 Dicembre 2007 alle 14:15 Prezzi: un 2007 da dimenticare. Ma il 2008 potrebbe peggiorare » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Insomma secondo i consumatori “aumenterà di tutto, dalla luce al gas, alla nettezza urbana, ai servizi bancari ed assicurativi, alle tariffe dei trasporti pubblici, autostradali, trasporto locale, canone Rai, bolli auto e moto (dopo il raddoppio dei prezzi di revisione che hanno portato i costi da 50 a 100 euro con la beffa che non incidono neppure sull’ inflazione perché assente dal paniere) con incrementi che potrebbero essere gestiti meglio con una sana politica di controllo rigoroso di prezzi e tariffe, maggiore concorrenza, sanzioni durissime verso i trasgressori che si fanno beffe delle leggi, in primis banche (non hanno applicato il decreto Bersani portabilità mutui e simmetria dei tassi) ed assicurazioni (nessun ribasso delle tariffe rc auto dopo la patente a punti,la diminuzione dei sinistri, l’indennizzo diretto), ai quali deve essere ritirata la possibilità di esercitare l’attività, con sospensione minima di 30 giorni”. In particolare l’anno prossimo l’aumento di spesa maggiore su base annua sarà per i generi alimentari, con un impatto pari a 420-440 euro; seguita da riscaldamento (125-135 euro); benzina e carburanti (120-130 euro); gas (72-85); tariffe ferroviarie (90-120; luce (38-45 euro); Rc auto (26-40 euro); nettezza urbana (30-40 euro); (servizi bancari (25-30); tariffe autostradali e canone Rai (29-35 euro); bolli auto-moto, addizionali regionali (20-30 euro). Per le famiglie (3,2 milioni) che hanno contratto un mutuo a tasso variabile “per precisa responsabilità delle banche”, dal 1 gennaio 2008 ci saranno aumenti di rate pari a 550 euro su base annua, nel caso di un mutuo trentennale di 100.000 euro; di ben 1.100 euro l’anno,nel caso peggiore di un mutuo trentennale di 200.000 euro. Adusbef e Federconsumatori infine, pur apprezzando l’introduzione di “Mister Prezzi” in Finanziaria, chiedono che sia dotato di maggiori poteri sanzionatori, compresi la sospensione temporanea licenza esercizio per trasgressori e speculatori. [...]
Il 27 Dicembre 2007 alle 15:26 economia » Blog Archive » Prezzi: un 2007 da dimenticare. Ma il 2008 potrebbe peggiorare ha scritto:
[...] Insomma secondo i consumatori “aumenterà di tutto, dalla luce al gas, alla nettezza urbana, ai servizi bancari ed assicurativi, alle tariffe dei trasporti pubblici, autostradali, trasporto locale, canone Rai, bolli auto e moto (dopo il raddoppio dei prezzi di revisione che hanno portato i costi da 50 a 100 euro con la beffa che non incidono neppure sull’ inflazione perché assente dal paniere) con incrementi che potrebbero essere gestiti meglio con una sana politica di controllo rigoroso di prezzi e tariffe, maggiore concorrenza, sanzioni durissime verso i trasgressori che si fanno beffe delle leggi, in primis banche (non hanno applicato il decreto Bersani portabilità mutui e simmetria dei tassi) ed assicurazioni (nessun ribasso delle tariffe rc auto dopo la patente a punti,la diminuzione dei sinistri, l’indennizzo diretto), ai quali deve essere ritirata la possibilità di esercitare l’attività, con sospensione minima di 30 giorni”. In particolare l’anno prossimo l’aumento di spesa maggiore su base annua sarà per i generi alimentari, con un impatto pari a 420-440 euro; seguita da riscaldamento (125-135 euro); benzina e carburanti (120-130 euro); gas (72-85); tariffe ferroviarie (90-120; luce (38-45 euro); Rc auto (26-40 euro); nettezza urbana (30-40 euro); (servizi bancari (25-30); tariffe autostradali e canone Rai (29-35 euro); bolli auto-moto, addizionali regionali (20-30 euro). Per le famiglie (3,2 milioni) che hanno contratto un mutuo a tasso variabile “per precisa responsabilità delle banche”, dal 1 gennaio 2008 ci saranno aumenti di rate pari a 550 euro su base annua, nel caso di un mutuo trentennale di 100.000 euro; di ben 1.100 euro l’anno,nel caso peggiore di un mutuo trentennale di 200.000 euro. Adusbef e Federconsumatori infine, pur apprezzando l’introduzione di “Mister Prezzi” in Finanziaria, chiedono che sia dotato di maggiori poteri sanzionatori, compresi la sospensione temporanea licenza esercizio per trasgressori e speculatori. [...]
Il 2 Gennaio 2008 alle 11:36 Prodi lo slalomista col fiato corto: sarà un gennaio pieno di sgambetti » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Per festeggiare il nuovo anno, dopo i patimenti in Parlamento, Romano Prodi ha deciso di dedicarsi allo sci. E con un nuovo look: via quel giaccone beige, tema lo scorso anno del dibattito mediatico perché considerato un po’ antiquato, ecco una tuta da sci tecnologica, verde - “ulivo”, ha precisato lui - e nera. Con quella addosso Prodi si è lanciato sulle piste di Campolongo (Belluno). La cosa può avere anche un significato simbolico: il Professore è tenace, non lo spaventano gli sforzi, né le difficoltà. Come ama definirsi, è un diesel: ad andatura costante gli è - finora - riuscito lo slalom tra i paletti degli alleati, zigzagando con il programma tra il centro e la sinistra. Capacità cui dovrà appellarsi anche in questo gelido gennaio. Insomma il premier non è da sottovalutare, anche se le possibilità di sopravvivenza del suo governo sembrano stavolta davvero ridotte al minimo. Anche per prepararsi alle prove d’inizio anno, il premier ha scelto di scrivere una lettera all’Ansa per ribadire il primato italiano sulla Spagna. Le minacce per il governo, però, sono altre, e non provengono dall’esterno. Sono anzi tutte interne alla maggioranza. A cominciare dai sette punti che il senatore Lamberto Dini ha messo per iscritto e in base all’accettazione dei quali deciderà, insieme con la sua pattuglia, se continuare a sostenere l’esecutivo o invece sfiduciarlo. Per il 10 gennaio è previsto un vertice di maggioranza sulla legge elettorale (la cosiddetta verifica): non si sa però se si terrà o meno, date le divisioni nel centrosinistra. A chiederla a gran voce sono i ministri della Sinistra-Arcobaleno, Prodi vorrebbe evitarla. Dopo pochi giorni la decisione della Corte costituzionale sull’ammissibilità dei referendum. Le previsioni sono che i giudici - vista anche la pioggia di indiscrezioni e sospetti per un eventuale “no” - diano un sostanziale via libera alla consultazione. Se ciò accadesse la maggioranza non terrebbe un minuto: o si va al referendum, o si va a una nuova legge elettorale. Unica via d’uscita, appunto, le lezioni anticipate.Come se non bastasse ci sono gli strascichi del 2007. Il pacchetto sicurezza deve essere riapprovato, ora che è stato riscritto. La legge di riforma sulla Rai entra ed esce dal calendario. Il viceministro Vincenzo Visco non ha goduto dell’archiviazione chiesta dal pm sul caso Speciale: il gip di Roma ha disposto un supplemento d’indagine per possibile abuso di ufficio. Le misure economiche promesse per il prossimo anno, a cominciare dalla riduzione delle tasse, dovranno fare i conti con il rallentamento dell’economia e con la fine dei tesoretti. Incombono gli scioperi, a cominciare da quello generale del trasporto pubblico già indetto per fine gennaio. Incombe la decisione sulla vendita dell’Alitalia, con Padoa-Schioppa, che in qualità di ministro delle Finanze detentore della quota in vendita, che si è detto favorevole al piano Air France, mettendosi contro tutto l’asse del Nord. Ma soprattutto gli alleati hanno dato a Prodi l’ultimatum. Ai già citati senatori diniani che, approvata per spirito di responsabilità la Finanziaria, hanno annunciato la poltica delle mani libere, vanno aggiunti Domenico Fisichella, un ex di An finito nell’Unione, e, all’estrema sinistra, Franco Turigliatto. Voti che difficilmente potranno essere bilanciati dai senatori a vita. Al punto che interi partiti, da quello di Mastella a Rifondazione, chiedono già di andare a votare nel 2008. Pare che della stessa opinione sia Walter Veltroni, il quale ovviamente non ha nulla da guadagnare da questo stato di cose. Su tutto vigila, sempre più critico (ma lo descrivono estremamente irritato), il presidente della Repubblica. Nel messaggio di fine anno, Giorgio Napolitano non ha potuto che insistere sulla necessità di fare riforme condivise. D’ora in avanti il premier potrebbe perdere la sua ciambella di salvataggio: la contrarietà di Napolitano ad un voto anticipato senza una nuova legge elettorale. Un avvio 2008 terribile per il Professore. Tanto che, se nell’altro campo Silvio Berlusconi se ne fosse stato tranquillo ad attendere, senza perdersi in manovre e chiacchiere tutte intercettate sulla campagna acquisti in Parlamento, ora il centrodestra avrebbe già la vittoria in tasca. [...]
Il 4 Gennaio 2008 alle 18:04 Taglio ai tagli: la Camera aumenta la paga. Per pareggiare con il Senato » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Le polemiche seguite alla pubblicazione delle statistiche europee che assegnano ai nostri politici la maglia nera degli stipendi del continente (il doppio dei colleghi tedeschi)? Acqua passata. Le denunce degli onorevoli privilegi contenute ne La Casta di G.A. Stella e Sergio Rizzo o ne Il costo della democrazia di Cesare Salvi e Massimo Villone, due senatori di sinistra che di mestiere fanno i professori di diritto? Carta straccia. A Montecitorio il 2008 potrebbe cominciare con un bell’aumento di stipendio: quei duecento euro lordi al mese che la Camera aveva sospeso e che erano stati una delle principali decisioni vantate dall’attuale presidente Fausto Bertinotti, per contenere i costi della politica. La giustificazione che circola è che si tratta di una misura per adeguare le buste paga dei deputati a quella dei colleghi senatori (che percepiscono un’indennità di 5.613 euro circa). A Palazzo Madama, infatti, non hanno mai rinunciato all’incremento dell’indennità dovuto all’automatico adeguamento della busta paga dei parlamentari a quella dei presidenti della Corte di Cassazione. Certo, l’ultima decisione spetta proprio a Bertinotti. Ma alcuni deputati - tra le proteste dei colleghi dell’Italia dei Valori e di An - stanno pensando di restituire a tutti i 630 inquilini della Camera i soldi cui avevano rinunciato nel 2007 e che i colleghi senatori continuano invece a ricevere. A rimetterci, naturalmente, saranno le casse dello Stato, visto che Montecitorio vedrà volatilizzarsi oltre un milione e mezzo di euro. A ingarbugliare ancora di più le cose, ci si è messo poi il blocco delle stesse indennità parlamentari disposto dalla Finanziaria per i prossimi cinque anni. Moratoria, dicono a Montecitorio, che avrebbe di fatto cristallizzato una situazione di disparità tra le due Camere, causando un dislivello negli stipendi (e nelle future pensioni) di deputati e senatori. Una bella patata bollente che il compagno presidente Bertinotti si ritroverà sul tavolo al ritorno dal suo viaggio in Sud America. Per ora l’argomento, dice il Questore anziano di Montecitorio, Gabriele Albonetti “non è all’ordine del giorno né del collegio dei Questori né dell’ufficio di presidenza. Certo, il tema va affrontato, ma dopo gennaio”. Anche perché la questione, continua Albonetti, “riveste anche una natura costituzionale. La Costituzione infatti prevede l’indennità parlamentare, ma non in misura diversa tra parlamentari delle due Camere”. Come se ne esce? Tre le soluzioni: linea dura, lasciando intatta la differenza tra Camera e Senato (subendo però i ricorsi dei deputati che sulla base della legge sarebbero inevitabilmente accolti); aumento in busta paga a fine gennaio (limitando i possibili ricorsi al solo periodo 2007); restituzione degli arretrati ai deputati anche per il 2007 (facendo indignare l’opinione pubblica). Oppure, azzarda Albonetti poco convinto: “Si potrebbe chiedere al Senato di tornare sui propri passi…”. [...]
Il 4 Gennaio 2008 alle 18:38 La casta dei politici si aumenta la paga « Udeis ha scritto:
[...] Gli articoli riguardano l’aumento dello stipendio da parte dei parlamentari e sottolineo che nessun tg oggi ne ha dato notizia! “L’astuzia di Luigi XIV fu di concentrare la nobiltà del sangue di Francia alla sontuosa reggia di Versailles. Tenendola sott’occhio, si evitava la fronda. E così la politica poteva deciderla il re, col suo primo ministro. Noi invece abbiamo mille parlamentari che ci costano quanto in nessun altro Paese, in cambio di un sistema politico di cui essi sono i primi ostacoli a ogni decisione rapida, e soprattutto efficace. Sa di qualunquismo, un simile giudizio? Per quanto mi riguarda, sa di buon senso. E sono sicuro che sia condiviso dalla stragrande maggioranza degli italiani. Votino a destra o a sinistra, non importa. Loro -i parlamentari - lo sanno per primi, che godono di pessima fama tra i cittadini. Non solo perché la politica in Italia non garantisce servizi efficienti e tasse civili, ma al contrario inefficienza generale al prezzo di imposte da rapina. Ma anche per quel che guadagnano, son stimati uno zero. Eppure, non cercano di migliorare la propria pessima immagine. Ecco che i senatori non abdicano neanche all’aumento automatico di 200 euro per il 2007, che era stato tanto strombazzato.” Le polemiche seguite alla pubblicazione delle statistiche europee che assegnano ai nostri politici la maglia nera degli stipendi del continente (il doppio dei colleghi tedeschi)? Acqua passata. Le denunce degli onorevoli privilegi contenute ne La Casta di G.A. Stella e Sergio Rizzo o ne Il costo della democrazia di Cesare Salvi e Massimo Villone, due senatori di sinistra che di mestiere fanno i professori di diritto? Carta straccia. A Montecitorio il 2008 potrebbe cominciare con un bell’aumento di stipendio: quei duecento euro lordi al mese che la Camera aveva sospeso e che erano stati una delle principali decisioni vantate dall’attuale presidente Fausto Bertinotti, per contenere i costi della politica. La giustificazione che circola è che si tratta di una misura per adeguare le buste paga dei deputati a quella dei colleghi senatori (che percepiscono un’indennità di 5.613 euro circa). A Palazzo Madama, infatti, non hanno mai rinunciato all’incremento dell’indennità dovuto all’automatico adeguamento della busta paga dei parlamentari a quella dei presidenti della Corte di Cassazione. Certo, l’ultima decisione spetta proprio a Bertinotti. Ma alcuni deputati - tra le proteste dei colleghi dell’Italia dei Valori e di An - stanno pensando di restituire a tutti i 630 inquilini della Camera i soldi cui avevano rinunciato nel 2007 e che i colleghi senatori continuano invece a ricevere. A rimetterci, naturalmente, saranno le casse dello Stato, visto che Montecitorio vedrà volatilizzarsi oltre un milione e mezzo di euro. A ingarbugliare ancora di più le cose, ci si è messo poi il blocco delle stesse indennità parlamentari disposto dalla Finanziaria per i prossimi cinque anni. Moratoria, dicono a Montecitorio, che avrebbe di fatto cristallizzato una situazione di disparità tra le due Camere, causando un dislivello negli stipendi (e nelle future pensioni) di deputati e senatori. Una bella patata bollente che il compagno presidente Bertinotti si ritroverà sul tavolo al ritorno dal suo viaggio in Sud America. Per ora l’argomento, dice il Questore anziano di Montecitorio, Gabriele Albonetti “non è all’ordine del giorno né del collegio dei Questori né dell’ufficio di presidenza. Certo, il tema va affrontato, ma dopo gennaio”. Anche perché la questione, continua Albonetti, “riveste anche una natura costituzionale. La Costituzione infatti prevede l’indennità parlamentare, ma non in misura diversa tra parlamentari delle due Camere”. Come se ne esce? Tre le soluzioni: linea dura, lasciando intatta la differenza tra Camera e Senato (subendo però i ricorsi dei deputati che sulla base della legge sarebbero inevitabilmente accolti); aumento in busta paga a fine gennaio (limitando i possibili ricorsi al solo periodo 2007); restituzione degli arretrati ai deputati anche per il 2007 (facendo indignare l’opinione pubblica). Oppure, azzarda Albonetti poco convinto: “Si potrebbe chiedere al Senato di tornare sui propri passi…”. <!– document.write (”); document.write (’document.write(’’);’); document.write (’document.write(’’);’); //–> document.write(’‘);document.write(’‘); [...]
Il 9 Marzo 2008 alle 7:03 Taglio ai tagli: la Camera aumenta la paga. Per pareggiare con il Senato | rubriche ha scritto:
[...] You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site. Le polemiche seguite alla pubblicazione delle statistiche europee cheassegnano ai nostri politici la maglia nera degli stipendi del continente (il doppio dei colleghi tedeschi)? Acqua passata. Le denunce degli onorevoli privilegi contenute ne La Casta di G.A. Stella e Sergio Rizzo o ne Il costo della democrazia di Cesare Salvi e Massimo Villone, due senatori di sinistra che di mestiere fanno i professori di diritto? Carta straccia. A Montecitorio il 2008 potrebbe cominciare con un bell’aumento di stipendio: quei duecento euro lordi al mese che la Camera aveva sospeso e che erano stati una delle principali decisioni vantate dall’attuale presidente Fausto Bertinotti, per contenere i costi della politica. La giustificazione che circola è che si tratta di una misura per adeguare le buste paga dei deputati a quella dei colleghi senatori (che percepiscono un’indennità di 5.613 euro circa). A Palazzo Madama, infatti, non hanno mai rinunciato all’incremento dell’indennità dovuto all’automatico adeguamento della busta paga dei parlamentari a quella dei presidenti della Corte di Cassazione. Certo, l’ultima decisione spetta proprio a Bertinotti. Ma alcuni deputati - tra le proteste dei colleghi dell’Italia dei Valori e di An - stanno pensando di restituire a tutti i 630 inquilini della Camera i soldi cui avevano rinunciato nel 2007 e che i colleghi senatori continuano invece a ricevere. A rimetterci, naturalmente, saranno le casse dello Stato, visto che Montecitorio vedrà volatilizzarsi oltre un milione e mezzo di euro. A ingarbugliare ancora di più le cose, ci si è messo poi il blocco delle stesse indennità parlamentari disposto dalla Finanziaria per i prossimi cinque anni. Moratoria, dicono a Montecitorio, che avrebbe di fatto cristallizzato una situazione di disparità tra le due Camere, causando un dislivello negli stipendi (e nelle future pensioni) di deputati e senatori. Una bella patata bollente che il compagno presidente Bertinotti si ritroverà sul tavolo al ritorno dal suo viaggio in Sud America. Per ora l’argomento, dice il Questore anziano di Montecitorio, Gabriele Albonetti “non è all’ordine del giorno né del collegio dei Questori né dell’ufficio di presidenza. Certo, il tema va affrontato, ma dopo gennaio”. Anche perché la questione, continua Albonetti, “riveste anche una natura costituzionale. La Costituzione infatti prevede l’indennità parlamentare, ma non in misura diversa tra parlamentari delle due Camere”. Come se ne esce? Tre le soluzioni: linea dura, lasciando intatta la differenza tra Camera e Senato (subendo però i ricorsi dei deputati che sulla base della legge sarebbero inevitabilmente accolti); aumento in busta paga a fine gennaio (limitando i possibili ricorsi al solo periodo 2007); restituzione degli arretrati ai deputati anche per il 2007 (facendo indignare l’opinione pubblica). Oppure, azzarda Albonetti poco convinto: “Si potrebbe chiedere al Senato di tornare sui propri passi…”. [...]
Il 24 Luglio 2008 alle 16:11 Manovra: ecco le misure tra Robin tax e tagli alla spesa » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Dalla Robin Tax ai tagli a scuola e sicurezza, dal piano casa agli interventi per Roma: sono molte le novità introdotte dal decreto legge che anticipa la finanziaria e che è stato approvato dalla Camera. Il pacchetto vale circa 13 miliardi di euro, più di un terzo del valore del Piano triennale di finanza pubblica che è pari a 35 miliardi. Ecco alcune delle principali novità. Robin Tax. Per le società energetiche viene innalzata dal 27,5% al 33% l’aliquota Ires. Per banche e assicurazioni il maggior prelievo sarà ottenuto con un allargamento della base imponibile. Social card. Per i meno abbienti 400 euro in buoni sconti sui prodotti alimentari e sulle bollette: la misura riguarda 1,2 milioni di cittadini, ma bisognerà avere la cittadinanza italiana. Ad alimentare il fondo saranno i conti bancari dormienti. Contratti statali. Secondo le stime iniziali del governo le risorse a disposizioni per questo capitolo sono 2.240 milioni. I soldi arrivano dal Fondo per interventi strutturali di politica economica, che pero è più corposo e finanzia diverse voci. L’Esecutivo assicura che nonostante gli spostamenti effettuati su questo ‘gruzzolo’ (con tagli di 400 milioni per finanziare altre misure) per gli statali non c’è alcuna sforbiciata. Nuovi tagli ai ministeri. Otto miliardi di ‘risparmi’ nel 2008, ai quali si aggiunge in extremis un nuovo pacchetto di tagli di 300 milioni con cui si finanzia lo stop ai ticket. I tagli alla spesa della P.A sono del 30%; le Autorità indipendenti sono escluse. Stretta anche sulle consulenze (-30% rispetto al 2004). I tagli più criticati riguardano la scuola, con una sforbiciata di 87.000 docenti, e la Sanità, con proteste dei governatori, a partire da Formigoni. Via ticket per tre anni. Stop ai ticket sulla diagnostica anche nel 2009. Costo 834 milioni: il governo ne metterà la metà ma lo stanziamento diventa triennale. L’altrà metà è a carico delle Regioni. Freno a falsi esenti sanità. Più rigore sulle richieste di esenzione dai ticket: via libera a controlli incrociati e, se l’autodichiarazione risulterà falsa, le Usl recupereranno le somme non pagate. Taglio ai posti letto negli ospedali e del 20% sugli stipendi dei dirigenti sanitari. Roma capitale. Ok ai 500 milioni di euro per il 2008 per superare il deficit di liquidità del comune. Alemanno è il nuovo commissario straordinario del governo. Impronte digitali. Impronte digitali per tutti dal primo gennaio 2010. Saranno sulla carta d’identità. Sicurezza. I tagli alle forze dell’ordine, che hanno suscitato le proteste degli operatori (3,2 Miliardi), sono in parte compensati con 300 milioni ai quali verranno aggiunte le risorse che arrivano dai beni confiscati alla mafia (valutato in circa 1 miliardo). Università. Le università pubbliche (statali e non) potranno trasformarsi in fondazioni di diritto privato. Casa, fondo giovani coppie. Viene istituito un “fondo speciale di garanzia” per l’acquisto della prima casa da parte di single con figli piccoli. Aiuti anche agli studenti fuori sede e gli immigrati regolari a basso reddito residenti da almeno 10 anni nel territorio nazionale. Limitazioni uso contante. Si torna indietro: si eleva da 5mila a 12500 euro la soglia massima per l’uso di contante. Stop al bollo di 1,50 euro per gli assegni non trasferibili. 5XMille anche a sport; arriva tax cinema. Sì al 5xmille per le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni. Ok al credito d’imposta per investimenti nella “filiera del cinema”. Class action. Proroga di sei mesi (quindi al 1/0 gennaio 2009) dell’entrata in vigore dell’azione collettiva risarcitoria introdotta dalla finanziaria 2008. Giustizia civile, notifica via web. Nell’ambito del processo civile le notificazioni devono essere effettuate esclusivamente per via telematica. Stretta turn over p.a. Avanzamenti di carriera ‘congelati’ per un anno. La manovra prevede anche una riduzione del turn-over. Assunzioni, tornano i paletti. Obbligo per le imprese di comunicare l’assunzione il giorno prima dell’inizio del lavoro. Servizi pubblici locali. Arriva la tanto attesa riforma, che introduce il sistema delle gare. Ma su richiesta della Lega la gara potrà essere evitata se la società è pubblica oppure mista e partecipata dall’ente locale. Patto stabilità interno. Sanzioni per chi sfora e meccanismi premiali per gli enti ‘virtuosi’. Stretta sull’uso dei derivati da parte degli enti locali e stop ai prestiti senza rimborso contestuale di interessi e capitale. Pesante il giro di vite su Regioni e Enti locali: le Autonomie dovranno rinunciare a 3 miliardi quest’anno, oltre cinque nel 2009 e nove nel 2010. Sindaci virtuosi e comunità montane. La sforbiciata colpirà solo i sindaci dei comuni con i conti in rosso, e saràperò del 30%. Taglio invece di 30 milioni all’anno per le comunità montane, ma a pagare di più saranno quelle in ‘pianura’. Taglia-leggi, taglia-enti e taglia carta. Saltano 3.500 leggi “inutili”; stop agli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti. Dal 2009 la Gazzetta Ufficiale sarà on-line. Fas va a Mzzogiorno, nasce la banca sud. Il fondo per le aree sotto utilizzate, guarda soprattutto al Sud: gli stanziamenti del quadro strategico nazionale dovranno essere indirizzati per l’85% al Mezzogiorno. Nasce la Banca per il Sud. [...]
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