Aliquota unica sulle rendite finanziarie: il Governo ci prova, ma non tocca i Bot

Il presidente del Consiglio Romano Prodi con il ministro dell'economia Tommaso Padoa Schioppa sull'aereo di Stato
Le tasse sui Bot e gli altri titoli pubblici non aumenteranno e resteranno al 12,5 per cento. Contrariamente alle voci circolate in queste ultime ore, a Panorama.it risulta che il governo mantiene ferma l’intenzione di armonizzare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20 per cento escludendo, però, dalla manovra i titoli di Stato.
L’adeguamento riguarderà gli altri prodotti finanziari a partire dalle azioni per arrivare ai fondi di investimento e interesserà anche i depositi bancari che in Italia rappresentano circa il 70 per cento dello stock di risparmio. In quest’ultimo caso, però, si tratterà non di un incremento di imposta, ma di una riduzione in quanto la cedolare secca del 27 per cento che ora grava sui conti correnti dovrebbe essere ridotta al 20 e allineata con il resto.
La manovra di revisione delle aliquote sulle rendite finanziarie dovrebbe essere attuata entro marzo ed è frutto di due spinte convergenti. La prima è di natura europea. In più di un’occasione l’Unione ha premuto sui governi italiani perché armonizzassero le tasse sulle rendite portandole il più possibile in linea con il livello degli altri paesi. La seconda spinta è legata alla politica interna: l’armonizzazione delle rendite finanziarie è uno dei capitoli del programma di governo dell’Ulivo, ma in particolare sta a cuore all’ala sinistra della maggioranza, Rifondazione comunista in prima linea. Non a caso l’operazione è seguita con particolare attenzione da Alfiero Grandi, ex sindacalista Cgil, Ds, sottosegretario alle Finanze molto vicino all’area della Sinistra democratica di cui anche Rifondazione fa parte.
Nelle intenzioni del governo l’uniformazione della tassazione sulle rendite dovrebbe costituire uno dei volani finanziari per la riduzione dell’aliquota Irpef dal 23 al 20 per cento.
In un secondo momento anche la tassazione sugli affitti dovrebbe essere portata al 20 per cento. Oggi i proventi dell’affitto sono considerati reddito e quindi tassati con l’Irpef, ovviamente quando vengono dichiarati perché, come è noto, il settore è caratterizzato da un’evasione diffusa. L’idea di istituire una tassa secca al 20 per cento dovrebbe favorire proprio l’emersione del nero consentendo ai proprietari di sottrarre gli incassi degli affitti dalla tagliola della progressività del reddito.

Commenti

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Il 9 Gennaio 2008 alle 16:47 CiroCipolla ha scritto:

Decisione saggia.Non rompere il dialogo tra il botista e le casse dello Stato.Si rischia la bancarotta.

Il 9 Gennaio 2008 alle 17:47 nhico ha scritto:

Non aumentando le tasse sui bot e gli altri titoli pubblici, che contrariamente a quanto si possa pensare solo in minima parte sono in mano alle famiglie italiane, il governo farà un altro grosso regalo alle banche e ai soliti gruppi di potere. Invece, se veramente volesse colpire questo tipo di rendita parassitaria, senza gravare minimamente sul reddito delle famiglie che, con grande sacrificio, fanno risparmio per raggiungere gli obiettivi minimi di sopravvivenza, basterebbe metterle sotto un piccolo ombrello di protezione e lasciare cadere la scure sui depositi milionari, a qualsiasi titolo tenuti.

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