
Le direzioni di prevenzione e sorveglianza nei luoghi di lavoro delle aziende sanitarie sono gli organismi preposti al controllo della sicurezza nelle aziende. Ma in media ci sono solo due persone, tra medici e tecnici, per controllare tra le 300 e le 500 aziende del territorio. E spesso capita che passino anche dieci anni tra un’ispezione e l’altra. Ogni anno, poi, le aziende devono presentare una valutazione di rischio sulle procedure lavorative all’operaio responsabile della sicurezza.
Capita però che i rappresentanti, soprattutto nelle piccole realtà, siano parenti dell’imprenditore. Oppure accade che il documento presentato non sia completo come dovrebbe essere. E non sempre per questo si sciopera. La situazione delineata da Gianfranco Tosi, responsabile dell’ufficio salute, ambiente e sicurezza della Fiom-Cgil, è “drammatica”. E il punto, spiega, “non è il rinnovo del contratto o l’aumento salariale. Provvedere alla salute e alla sicurezza di oltre un milione e mezzo di persone è un obbligo. Non è discutibile”. E aggiunge: “Bisogna aumentare i controlli perché siamo arrivati al punto che le ispezioni partono solo in caso di infortuni gravi, quando interviene la magistratura”. Ma soprattutto nonostante i numerosi casi di cronaca lo dimostrino (Thyssen docet) e i dati dell’Inail lo accertino, le aziende si ostinano ancora a non investire in sicurezza. “Gli imprenditori”, spiega Tosi, “si affidano al calcolo delle probabilità. È una prassi ormai che nelle cause di lavoro la maggior parte delle aziende patteggino il 25 per cento della sanzione prevista. E poi i processi durano una vita e le aziende se ne approfittano”.
In tutte le cause per decessi sul lavoro e infortuni gravi la Fiom si costituisce parte civile. “Un segno di solidarietà per le famiglie” conclude Tosi “e un modo per mettere l’accento su un problema non economico ma di coscienza degli imprenditori”.
- Venerdì 18 Gennaio 2008
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Il 18 Gennaio 2008 alle 19:01 Altre vittime sul lavoro. Ma le regole della (in)sicurezza non cambiano » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Un controllo ogni dieci anni: la Fiom punta il dito sulle ispezioni Panorama Canali Economia Altre vittime sul lavoro. Ma le regole della (in)sicurezza non cambiano [...]
Il 11 Agosto 2008 alle 12:53 Incidenti sul lavoro, La Russa annuncia un ddl: carabinieri nei cantieri » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il ministro non esclude che il progetto possa coinvolgere anche i soldati: “Penso a un nucleo di carabinieri, magari con i soldati al loro fianco, finalizzato a controlli a sorpresa. Ci vuole una presenza forte per invertire questa tendenza, chiamiamola culturale o di abitudine. Per me” dice il ministro “si tratta di un problema importante come quello della criminalità”. La Russa ipotizza il ricorso dei militari anche nei cantieri di lavoro per il Ponte sullo Stretto di Messina. “La zona è calda, i militari potrebbero essere utili”. A oggi quanti sono i “controllori” del lavoro? E quante ispezioni effettuano? Il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, alle dipendenze del Ministero del Lavoro, proprio per accertare violazioni in materia giuslavoristica e legislazione sociale, “sono circa 502 uomini” dice il colonnello Luciano Annicchiarico, comandante del reparto. 502 unità per 107 province, neanche una media di 5 a provincia. Accanto a loro sono preposti a controlli anche i funzionari e gli ispettori civili del Ministero del Lavoro, circa 3000 unità, e gli ispettori Asl. Numeri bassi, non in grado di controllare capillarmente tutto il “territorio aziendale” italiano. E infatti spesso capita che passino anche dieci anni tra un’ispezione e l’altra. [...]
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