
Il proprietario della Microsoft Bill Gates e Ingvar Kamprad, il fondatore di Ikea
Li chiamano Ultra-Light Net Worth Individuals. Un appellativo che calzerebbe a pennello per gli exterrestri. E di un altro pianeta, gli ultra-ricchi lo sono per davvero. Se ne contano in tutto il mondo, secondo l’undicesimo rapporto Merrill Lynch/Capgemini sulle più grosse fortune del pianeta sono 97.970: una specie umana sulla cresta dell’onda, anomala per essenza e vocazione. Insieme, questi “Ultra-LNWI”, come vengono definiti, accumulano un patrimonio di oltre 13.000 miliardi di dollari, una cifra da capogiro cresciuta del 16,8% tra il 2005 e il 2006.
Ogni super-ricco guadagna almeno 30 milioni di dollari all’anno. Sono nordamericani, europei o giapponesi, ma anche russi, cinesi, indiani o brasiliani. Pochi gli africani, ma con gli stessi problemi dei loro colleghi: come spendere i milioni di dollari guadagnati? Già, perché a parte il dato numerico, ciò che preoccupa gli autori è soprattutto il fatto che “questi ricchi non sanno né come né dove spendere i loro soldi”: un fenomeno - ha scritto Le Monde - che “non ha riscontro nella storia dell’umanità”. Non sapendo cosa fare del proprio denaro, gli ultra-ricchi diventano sempre più esigenti nelle loro scelte di consumo. “Ormai pretendono soltanto l’edizione limitata”, scrive il quotidiano francese, “addirittura il pezzo unico. Oggetti concepiti soltanto per loro. Le liste di attesa si allungano. La produzione (del lusso) non segue il passo. E le frustrazioni si accumulano”.
C’è chi arriva a sborsare 73 milioni di dollari per l’acquisto del sottomarino Phoenix 1000, un gioiello di 456 metri quadri con tanto di suite esclusive per accogliere amici e parenti e chiudere qualche affare milionario. Altri invece prediligono spese e avventure elettrizzanti come quella cui sono andati incontro quattro hedge funders della City che si sono fatti paracadutare nel cuore dell’Amazzonia muniti di un semplice coltello. Lo scopo? Come si sopravvive nella giungla senza un soldo in tasca.
Per soddisfare questo tipo di domanda sono anche società specializzate come Quintessentially, “un’azienda fondata nel 2000″, sottolinea Le Monde, e già entrata nella leggenda del mondo dell’ultralusso per aver consegnato “pavoni albini a una festa di Jennifer Lopez”. La sola iscrizione costa la bellezza di 36.000 dollari (per chi fosse interessato, c’è una sede anche in Italia). Di tutta questa vicenda, Le Monde è riuscito a scovare un altro lato sorprendente: “Molti di questi ricchi seguiranno l’esempio di Bill Gates e da qui a pochi anni vedremo crescere come funghi fondazioni caritative”.
- Giovedì 24 Gennaio 2008
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