di Gianluigi Nuzzi
Nel dopo Prodi la paura dello spoils system fa novanta. Dalla variopinta galassia del ministero delle Finanze è iniziata la grande fuga e qualcuno già strizza l’occhio al centrodestra. La potente pattuglia di fedelissimi di Tommaso Padoa-Schioppa e soprattutto dell’ex ministro ombra Vincenzo Visco è in libera uscita. E chi copre incarichi soggetti allo spoils system va alla conquista del posto inamovibile, cercando un paracadute sul nuovo orizzonte politico.
Tutti si ricordano quello che è successo poco dopo l’arrivo di Padoa-Schioppa: ci fu un ricambio della dirigenza senza precedenti. Ma stavolta c’è una novità sostanziale: in alternativa alla ricerca del posto sicuro c’è il tentativo di accattivarsi gli avversari politici con favori dell’ultima ora.
Un caso emblematico è quello di Fabrizio Carotti, capo del dipartimento delle Finanze, ovvero il responsabile della macchina fiscale, voluto da Visco. Carotti è stato assunto come dirigente anche dalla Equitalia, società pubblica addetta alla riscossione, sulla quale dovrebbe vigilare proprio il dipartimento da lui diretto. Tutto perfettamente lecito, ma è chiaro che se dovesse essere sostituito dal successivo governo con una persona di fiducia del nuovo ministro resterebbe con l’incarico di dirigente in Equitalia.
Carotti è anche riuscito a far approvare nell’ultimo Consiglio dei ministri, il venerdì successivo alle dimissioni di Prodi, la riorganizzazione del suo dipartimento, che a differenza di quanto sbandierato (a proposito dell’intero ministero) ha aumentato i posti di dirigente.
Altro lido tranquillo, lontano dallo tsunami dello spoils system, è il Secit, il servizio degli ispettori del fisco, un tempo naturale approdo dei migliori generali delle Fiamme gialle e di magistrati. Due consulenti di Visco, Maurizio Zeppilli e Pierpaolo Maspes, dopo esser stati nominati ispettori al secondo gruppo del Secit oggi sono i favoriti nella nomina a direttori centrali del dipartimento delle Finanze presieduto da Carotti.
Nomina pronta anche per Luca Miele, tra i papabili per diventare direttore centrale del dipartimento delle finanze. Circostanza singolare se si pensa che Miele è un funzionario attualmente con incarico provvisorio di dirigente.
Al Secit, secondo le indiscrezioni delle ultime ore, potrebbero finire anche alcuni giornalisti. Un déjà-vu: pochi mesi fa è stato nominato da Visco Marco Fabio Rinforzi, giornalista responsabile dell’ufficio comunicazione istituzionale del dipartimento delle finanze, e ora consigliere di Carotti e Daniela Bracco, ex capo ufficio stampa di Padoa-Schioppa.
L’amministratore dell’Equitalia Attilio Befera, che ha dato l’ok all’assunzione di Carotti e a quelle di parenti di politici (Antonella Soro, figlia del parlamentare veltroniano, Gianmarco Conte, nipote del parlamentare Gianfranco, Marco Lotito, figlio dell’ex segretario confederale della Uil e attuale presidente del comitato di indirizzo e vigilanza dell’Inps), ora si è lanciato in assunzioni bipartisan. Esponendosi così alla critica di voler acquistare favori presso il centrodestra per evitare avvicendamenti con il nuovo governo.
Da poco Befera ha assunto il fratello del senatore di Alleanza nazionale Domenico Gramazio, che ha festeggiato in aula con una bottiglia la sfiducia al Senato del governo Prodi, mentre è ancora in pole position per un’assunzione Giuseppe Ciliberto, portavoce di Alfiero Grandi, sottosegretario all’Economia.
Andatura lasca ma rigorosamente bipartisan all’Agenzia delle entrate. Era appena caduto il governo Prodi e il direttore Massimo Romano, durante la riunione del comitato di gestione, dopo elogi e attestati di stima senza precedenti nei confronti di Luigi Magistro, ha chiesto il rinnovo triennale del suo contratto di consulenza, in scadenza a fine febbraio. Quella di Romano è stata una bella inversione di tendenza: Magistro, che in passato aveva l’incarico di direttore centrale audit e sicurezza (e per il suo lavoro aveva ottenuto plausi da molte procure, prima fra tutte quella di Milano), proprio da Romano era stato “degradato” a direttore centrale aggiunto dell’accertamento, alle dipendenze di un direttore centrale.
Una vicenda simile è quella di Marco Di Capua, direttore centrale dell’accertamento durante la gestione Tremonti. Romano l’aveva messo in un angolo, togliendogli il prestigioso incarico e affidandogli un compito minore, la responsabilità dell’ufficio sistemi e processi, con circa 20 persone da coordinare.
Quando qualche mese fa è venuta alla luce la vicenda dell’accertamento fiscale alla Telecom, Di Capua, tra un’illazione e l’altra, è stato additato come colui che per la sua vicinanza a Tremonti non avrebbe avuto la mano pesante contro i protagonisti dell’operazione, nonostante il suo importante ruolo (responsabile nazionale dell’accertamento). Ebbene, improvvisamente Di Capua è di nuovo giudicato affidabilissimo, al punto che da qualche settimana ha assunto l’incarico di direttore amministrativo dell’Agenzia. Anche tra le 200 Fiamme gialle distaccate a piazza Mastai è pronto il fuggi fuggi dei fedelissimi di Visco che ricordano bene quando, poco più di 1 anno e mezzo fa, hanno occupato (a volte senza preavviso) gli uffici di altri colleghi.
Per la sorte dei più alti in grado, come Flavio Zanini e Mario Ortello (noto alle cronache per la vicenda Visco-Speciale), l’entourage del viceministro ha interpellato il nuovo comandante del corpo in persona, Cosimo d’Arrigo.
( gianluigi.nuzzi at mondadori.it)
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- Giovedì 7 Febbraio 2008

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