
Alla fine il buco nei conti pubblici italiani c’è oppure no? Il Sole 24 ore dice di sì, il ministro uscente dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa nega. Ma la vera novità è che potrebbero avere ragione entrambi. Questione di angolatura, si potrebbe commentare.
“Le spese da affrontare ci sono come sostiene il Sole - spiega Alberto Quadrio Curzio, preside della facoltà di Scienze Politiche dell’Università Cattolica di Milano - ma allo stesso tempo potrebbe esserci anche la copertura come asserisce Padoa-Schioppa. La verità si potrà sapere solo nel momento in cui lo Stato dovrà saldare i conti. Di certo la crescita italiana sta rallentando e oggi è ben al di sotto delle aspettative. E poi si deve fare a meno del Tesoretto”. Sicuramente, spiega Quadrio Curzio, il governo Prodi non ha avuto il tempo di fare spese “elettoralistiche”, tuttavia “la politica di compressione della spesa nel 2007 non è stata adeguata alle esigenze del Paese a causa, molto probabilmente, della necessità di tenere coesa una maggioranza spesso in disaccordo”.
Più cauto sul tema recessione, Quadrio Curzio, mette in guardia il prossimo esecutivo: “Se non si fanno accordi sulle riforme strutturali e se la congiuntura economica internazionale dovesse peggiorare, il rischio è molto concreto”.
Poco ottimismo anche nelle parole di Pietro Garibaldi, professore di Economia politica all’università di Torino, che sulle colonne del quotidiano La Stampa puntualizza: “Anche se non si parla ancora di recessione, il rallentamento della nostra economia inizia a preoccupare”. Di certo, aggiunge Garibaldi, “il peggioramento del quadro economico avrà conseguenze sullo stato dei nostri conti pubblici. In un Paese responsabile dovrebbe però avere conseguenze anche sulla campagna elettorale”. Il bilancio, aggiunge, è “chiaramente migliorato” ma anche “dal lato della spesa c’è poco da stare tranquilli”. E alla fine Berlusconi, Veltroni e gli altri aspiranti premier devono stare attenti: “In Italia - conclude Garibaldi - con un rallentamento economico e con un debito pubblico superiore al prodotto interno lordo, non si può e non si deve promettere la luna quando il cielo è nuvoloso”.
LEGGI ANCHE: E Padoa-Schioppa non sa più dove ha messo il tesoretto - Si chiude la lagislatura, riappare il buco nei conti pubblici
- Martedì 12 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 13 Febbraio 2008 alle 9:59 toto47 ha scritto:
L’isola del tesoretto.
Come può definirsi affidabile una persona qual’è il Sig.Padoa Schioppa,
che non sa neanche lui,GRANDE ECONOMI_
STA,se i conti dell’Italia sono in pa_
reggio,se c’è o non c’è extragettito,se
c’è o non c’è il tanto decantato ” te_
soretto”.Io penso che un meno referen_
ziato patronato,quelli del CAF,tanto
per intenderci,avrebbe svolto con maggiore perizia tale incompenza.
Il tesoretto è stato declamato da Lui,
come mai,ora,si accorge che i conti non
tornano? Non gli funziona la calcola_
trice o,poveretto,non è quell’arca di
scienza che Prodi voleva farci inten_
dere? ! ? !
Il 13 Febbraio 2008 alle 16:28 suomi ha scritto:
La quantificazione del PIL non è matematica, ma si basa su presunzioni statistiche, mentre, ad esempio, il Debito Pubblico è un dato certo. Quando le possibilità di errore sono elevate e quando le stime parlano di valori incrementativi (variazioni marginali)molto piccoli (intorno all’1%), un buon statistico sa che il PIL puo’ essere stato sopravvalutato o sottovalutato, a seconda del “limite di confidenza” del campione statistico. L’errore è proprio determinato dalla creazione e dalla quantificazione del “campione statistico”. Gioca poi enormemente la valutazione dell’inflazione: se è molto approssimata, per la quantificazione del “paniere”, l’errore di quantificazione del PIL reale aumenta. Capita cosi’ che, dopo un certo tempo, la gente si senta con il portafoglio vuoto e con una sensazione di povertà superiore al valore della povertà valorizzata dagli istituti di ricerca. Un altro valore da prendere in considerazione è quello della produzione industriale, che da un po’ di tempo risulta poco brillante. Conclusione: è molto probabile che, anche dall’esame complessivo dei dati prospettati dalle autorità, la recessione sia già incominciata in Italia, a causa di una flessione dei consumi e della diminuzione delle esportazioni (o meglio, del saldo Import-Export). A mio avviso la recessione è già incominciata nel nostro povero paese, e la ripresa puo’ avvenire soltanto dall’aumento del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni in termini reali, visto che nessuno si decide a dire chiaramente che l’ingresso nella zona euro è stata una grave forma di autolesionismo per il nostro paese e che uscire dall’euro, adesso come adesso, è molto difficile.
Il 15 Febbraio 2008 alle 16:12 Al ministero dell’Economia il mistero dei tesoretti scomparsi » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] “Poggi e buche fa pari” dice un vecchio motto popolare toscano. Significa che gli opposti si annullano, come nella somma algebrica due valori uguali, ma di segno opposto, danno risultato zero. Anche nei conti pubblici siamo in una situazione di poggi e buche perché nei 19 mesi di governo di centrosinistra le entrate dello Stato sono aumentate a rotta di collo, tanto che i giornali non facevano in tempo a registrare l’emersione di un tesoretto propiziato dal viceministro delle Finanze, Vincenzo Visco, che quasi per incanto ne spuntava un altro. Dal 2005 al 2007, la pressione fiscale è aumentata addirittura di 3 punti, dal 40 al 43 per cento del pil (prodotto interno lordo). Nel frattempo, però, anche la spesa corrente è cresciuta parecchio, del 3,4 per cento tra il 2006 e il 2007, seguendo quasi in parallelo le impennate del gettito. E continuerà a crescere di molto anche nel 2008, sia per effetto di nuovi impegni di spesa difficilmente differibili, ma non ancora contabilizzati, come quelli per i trasporti ferroviari regionali o i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici, sia per la dinamica inerziale delle uscite poco o punto rallentata dall’azione di governo, così come risulta dal budget di spesa del 2008 preparato dalla Ragioneria generale dello Stato che Panorama ha potuto consultare. Di modo che ora non è affatto chiaro se nelle casse pubbliche sia rimasto qualcosa di quei vecchi extragettiti, al punto che neanche il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ne è sicuro e per prudenza, prima di pronunciarsi, consiglia di aspettare la trimestrale di cassa del mese prossimo. Le uscite per il personale, per esempio, rimangono altissime, sebbene all’inizio della legislatura il governo e in particolare il ministro per le Riforme, Luigi Nicolais, avessero promesso razionalizzazioni negli uffici e tagli radicali. Anche nell’anno in corso la spesa preventivata per i dipendenti pubblici è di oltre 76 miliardi di euro, pari all’87,5 per cento dei costi delle amministrazioni centrali, mentre parecchi ministeri hanno continuato a gonfiare stipendi, contratti e consulenze. Agli Esteri diretti da Massimo D’Alema l’incremento di spesa 2008 per il personale è di quasi il 25 per cento per effetto del rinnovo del contratto di settembre, degli aumenti di qualifica per i dipendenti distaccati nelle sedi estere e dell’assunzione di nuovi dirigenti a tempo determinato con contratti individuali negli uffici periferici. Per quanto riguarda le consulenze, il ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro ha previsto di spendere quasi il 30 per cento in più rispetto al 2007 (più 83 per cento solo per la pubblicità), mentre il ministro della Solidarietà, Paolo Ferrero, ha messo in budget un aumento delle spese di promozione pari addirittura al 586 per cento. Al mancato contenimento della spesa corrente nei prossimi mesi probabilmente si aggiungeranno altre uscite non del tutto impreviste, ma ancora non ufficialmente inserite nei capitoli delle uscite. Secondo Il Sole 24 ore, si tratterebbe di circa 7 miliardi di euro: da 2 a 6 miliardi per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, 600 milioni per l’emergenza rifiuti in Campania, altri 600 milioni circa per l’approntamento di tutta la macchina elettorale e infine 2 miliardi per il miglioramento dei trasporti ferroviari regionali. Il ministro Padoa-Schioppa non ha negato la necessità di trovare la copertura per queste uscite, anche se ha cercato di inviare un messaggio rassicurante sostenendo che la situazione è sotto controllo. In realtà la nuova stagione dei conti pubblici che sta emergendo dopo la caduta del governo non resterà senza conseguenze. La prima è che, proprio per effetto della spesa corrente non imbrigliata e delle nuove spese non rinviabili, il deficit annuale potrebbe salire dal 2,2 per cento al 2,6. A quel punto sarebbero necessari interventi correttivi, forse addirittura una manovra già in primavera per non perdere il ritmo nel percorso verso il pareggio di bilancio nel 2011 concordato con l’Unione Europea. La seconda conseguenza riguarderà la diminuzione delle tasse per i ceti medi e bassi che il centrosinistra aveva messo in cantiere proprio negli ultimi giorni prima della crisi e che ora resta in cima ai desideri di uno schieramento ampio che va dai sindacati all’ex capo del governo, Romano Prodi, fino al candidato premier del Pd, Walter Veltroni. Finché sembrava che in cassa arrivassero soldi a profusione e i tesoretti fossero replicabili a piacimento, l’idea di ridurre l’aliquota irpef dal 23 al 20 per cento risultava plausibile; ora, invece, la realizzazione di quel progetto si complica. In sostanza, mentre in questi mesi dalle tasche dei contribuenti sono continuati a piovere extragettiti nelle casse dello Stato, il governo o se li mangiava con la spesa corrente o programmava nuovi esborsi. È svaporata perfino quella manna inattesa di circa 15 miliardi capitata nelle casse pubbliche con la vicenda della restituzione dell’Iva sulle auto aziendali richiesta dai contribuenti che ne avrebbero avuto diritto in una misura 10 volte inferiore a quella preventivata dal governo. Nei prossimi mesi è assai improbabile che possano spuntare altri extragettiti e possa essere replicato lo schema più tasse più spesa. Appare sempre più chiaro che la costituzione dei gruzzoletti fiscali era frutto di una contingenza favorevole, un periodo di espansione economica straordinaria purtroppo finito già da qualche mese. Come avevano adombrato tempo fa i tecnici della Banca d’Italia e così come oggi sostiene lo studioso Luca Ricolfi , l’apporto della lotta all’evasione alla moltiplicazione dei pani e dei pesci fiscali è stato tutto sommato modesto, non superiore a 2,8 miliardi di euro nel 2007. Anche Salvatore Tutino, coordinatore del centro di studi economici Cer presieduto da Giorgio Ruffolo, in un articolo recente lamenta, del resto, la scarsissima trasparenza del governo a proposito dei dati sulla lotta all’evasione. [...]
Il 15 Febbraio 2008 alle 16:54 toto47 ha scritto:
‘Se le cose stanno così…’ cantava Sergio Endrigo. Ma chi aspira ad andare al governo, come e cosa deve cantare agli Italiani per uscire dal fango ? Da quanto mi va di capire il tesoretto non c’è. E se c’è o c’è stato le spese
sono o sono state superiori, pertanto, +1-1 = 0. Perciò non si sente più parlare in giro di riduzione delle tasse.
Se la ” matematica non è un’opinione “, chiunque andrà al governo non risolverà il problema, se non aumentandole. Non era allora meglio risparmiare i 300 milioni di euro per nuove elezioni?
Il 18 Febbraio 2008 alle 19:32 suomi ha scritto:
In effetti la “lotta all’evasione” è una battaglia contro i mulini a vento:le evasioni scoperte non danno adito ad introiti certi e sicuri nell’incasso, mentre certo è il costo dell’accertamento e della riscossione. E’ evidente che le misure prese non sono sufficienti: occorre un’azione preventiva e capillare. E’ certo che costa, ma è meglio di quella “a babbo morto”, effettuata quando gli evasori si sono resi nullatenenti.
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