Al ministero dell’Economia il mistero dei tesoretti scomparsi

Vincenzo Visco, viceministro dell'Economia
di Daniele Martini

“Poggi e buche fa pari” dice un vecchio motto popolare toscano. Significa che gli opposti si annullano, come nella somma algebrica due valori uguali, ma di segno opposto, danno risultato zero. Anche nei conti pubblici siamo in una situazione di poggi e buche perché nei 19 mesi di governo di centrosinistra le entrate dello Stato sono aumentate a rotta di collo, tanto che i giornali non facevano in tempo a registrare l’emersione di un tesoretto propiziato dal viceministro delle Finanze, Vincenzo Visco, che quasi per incanto ne spuntava un altro. Dal 2005 al 2007, la pressione fiscale è aumentata addirittura di 3 punti, dal 40 al 43 per cento del pil (prodotto interno lordo). Nel frattempo, però, anche la spesa corrente è cresciuta parecchio, del 3,4 per cento tra il 2006 e il 2007, seguendo quasi in parallelo le impennate del gettito. E continuerà a crescere di molto anche nel 2008, sia per effetto di nuovi impegni di spesa difficilmente differibili, ma non ancora contabilizzati, come quelli per i trasporti ferroviari regionali o i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici, sia per la dinamica inerziale delle uscite poco o punto rallentata dall’azione di governo, così come risulta dal budget di spesa del 2008 preparato dalla Ragioneria generale dello Stato che Panorama ha potuto consultare.
Di modo che ora non è affatto chiaro se nelle casse pubbliche sia rimasto qualcosa di quei vecchi extragettiti, al punto che neanche il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ne è sicuro e per prudenza, prima di pronunciarsi, consiglia di aspettare la trimestrale di cassa del mese prossimo. Le uscite per il personale, per esempio, rimangono altissime, sebbene all’inizio della legislatura il governo e in particolare il ministro per le Riforme, Luigi Nicolais, avessero promesso razionalizzazioni negli uffici e tagli radicali. Anche nell’anno in corso la spesa preventivata per i dipendenti pubblici è di oltre 76 miliardi di euro, pari all’87,5 per cento dei costi delle amministrazioni centrali, mentre parecchi ministeri hanno continuato a gonfiare stipendi, contratti e consulenze.
Agli Esteri diretti da Massimo D’Alema l’incremento di spesa 2008 per il personale è di quasi il 25 per cento per effetto del rinnovo del contratto di settembre, degli aumenti di qualifica per i dipendenti distaccati nelle sedi estere e dell’assunzione di nuovi dirigenti a tempo determinato con contratti individuali negli uffici periferici.
Per quanto riguarda le consulenze, il ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro ha previsto di spendere quasi il 30 per cento in più rispetto al 2007 (più 83 per cento solo per la pubblicità), mentre il ministro della Solidarietà, Paolo Ferrero, ha messo in budget un aumento delle spese di promozione pari addirittura al 586 per cento.
Al mancato contenimento della spesa corrente nei prossimi mesi probabilmente si aggiungeranno altre uscite non del tutto impreviste, ma ancora non ufficialmente inserite nei capitoli delle uscite. Secondo Il Sole 24 ore, si tratterebbe di circa 7 miliardi di euro: da 2 a 6 miliardi per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, 600 milioni per l’emergenza rifiuti in Campania, altri 600 milioni circa per l’approntamento di tutta la macchina elettorale e infine 2 miliardi per il miglioramento dei trasporti ferroviari regionali.
Il ministro Padoa-Schioppa non ha negato la necessità di trovare la copertura per queste uscite, anche se ha cercato di inviare un messaggio rassicurante sostenendo che la situazione è sotto controllo. In realtà la nuova stagione dei conti pubblici che sta emergendo dopo la caduta del governo non resterà senza conseguenze. La prima è che, proprio per effetto della spesa corrente non imbrigliata e delle nuove spese non rinviabili, il deficit annuale potrebbe salire dal 2,2 per cento al 2,6. A quel punto sarebbero necessari interventi correttivi, forse addirittura una manovra già in primavera per non perdere il ritmo nel percorso verso il pareggio di bilancio nel 2011 concordato con l’Unione Europea.
La seconda conseguenza riguarderà la diminuzione delle tasse per i ceti medi e bassi che il centrosinistra aveva messo in cantiere proprio negli ultimi giorni prima della crisi e che ora resta in cima ai desideri di uno schieramento ampio che va dai sindacati all’ex capo del governo, Romano Prodi, fino al candidato premier del Pd, Walter Veltroni. Finché sembrava che in cassa arrivassero soldi a profusione e i tesoretti fossero replicabili a piacimento, l’idea di ridurre l’aliquota irpef dal 23 al 20 per cento risultava plausibile; ora, invece, la realizzazione di quel progetto si complica.
In sostanza, mentre in questi mesi dalle tasche dei contribuenti sono continuati a piovere extragettiti nelle casse dello Stato, il governo o se li mangiava con la spesa corrente o programmava nuovi esborsi. È svaporata perfino quella manna inattesa di circa 15 miliardi capitata nelle casse pubbliche con la vicenda della restituzione dell’Iva sulle auto aziendali richiesta dai contribuenti che ne avrebbero avuto diritto in una misura 10 volte inferiore a quella preventivata dal governo. Nei prossimi mesi è assai improbabile che possano spuntare altri extragettiti e possa essere replicato lo schema più tasse più spesa. Appare sempre più chiaro che la costituzione dei gruzzoletti fiscali era frutto di una contingenza favorevole, un periodo di espansione economica straordinaria purtroppo finito già da qualche mese.
Come avevano adombrato tempo fa i tecnici della Banca d’Italia e così come oggi sostiene lo studioso Luca Ricolfi , l’apporto della lotta all’evasione alla moltiplicazione dei pani e dei pesci fiscali è stato tutto sommato modesto, non superiore a 2,8 miliardi di euro nel 2007.
Anche Salvatore Tutino, coordinatore del centro di studi economici Cer presieduto da Giorgio Ruffolo, in un articolo recente lamenta, del resto, la scarsissima trasparenza del governo a proposito dei dati sulla lotta all’evasione.
L'aumento della pressione fiscale e della spesa pubblica secondo i dati del budget di spesa del 2008 preparato dalla Ragioneria generale dello Stato

Commenti

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Il 15 Febbraio 2008 alle 18:36 Corrado Buccieri ha scritto:

Ma quale mistero… se il governo era in vita i tesoretti continuavano a spuntare o per verità o per convenienza; ora che è caduto, cade tutto: deve pur restare come sempre un BUCO.

Il 3 Marzo 2008 alle 12:22 L’extragettito c’è, ma sparirà a maggio » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Come in un gigantesco gioco di prestigio fiscale, l’extragettito prima c’è e un attimo dopo non c’è più. C’è nel senso che effettivamente nel corso del 2007 i contribuenti hanno fatto piovere nelle casse dello Stato un mare di quattrini: prima 9 miliardi di euro in più rispetto a quelli previsti a marzo dal viceministro uscente delle Finanze, Vincenzo Visco, poi altri 6 miliardi a fine dicembre rispetto a quelli preventivati tre mesi prima. Basta distrarsi un momento, però, e l’extragettito subito scompare e la manna si trasforma in micragna. Come in una porta girevole, buona parte dei 6 miliardi incamerati a fine anno sono destinati a uscire dalle casse statali con la stessa velocità con cui sono entrati. E non solo per effetto della spesa delle amministrazioni pubbliche che, seguendo passo passo gli exploit fiscali, è cresciuta in questi ultimi tempi a rotta di collo arrivando a superare il 50 per cento del pil (prodotto interno lordo). Ma anche perché, e qui sta la sorpresa, buona parte degli incassi recenti sono come una meteora, destinati a sparire subito perché collegati all’andamento assai anomalo dell’autoliquidazione di novembre, un fenomeno difficilmente replicabile in futuro. La circostanza è spiegata con chiarezza dai tecnici del dipartimento delle politiche fiscali dell’Economia in un appunto riservato preparato per il ministro Tommaso Padoa-Schioppa di cui Panorama è entrato in possesso. Dall’analisi del gettito 2007 risulta che almeno 4 dei 6 miliardi incassati in più tra settembre e dicembre sono frutto non di lotta all’evasione o di precise scelte di politica fiscale, ma soltanto di una specie di enorme partita di giro, il risultato abbastanza fortuito del buon andamento dell’autoliquidazione per quanto riguarda l’imposta sulla produzione pagata dalle imprese (Irap) e le imposte dirette (Irpef). Un bel risultato con il veleno nella coda, insomma. Quei soldi sono stati effettivamente incassati dallo Stato, ma nel giro di pochi mesi quasi sicuramente torneranno in un modo o nell’altro nelle tasche dei cittadini e nelle casse delle imprese. Dei 4 miliardi di euro di entrate impreviste incamerate dall’erario con l’autoliquidazione, 2,5 provengono dall’Irap e gli altri sono dovuti a minori compensazioni delle imposte dirette. Il maggior incasso dovuto all’Irap è stato quasi per intero causato dalla scelta delle imprese di non avvalersi subito dei benefici collegati allo sconto d’imposta garantito dalla riduzione del cuneo fiscale e contributivo voluto dal centrosinistra. Dal momento che le stesse imprese quasi sicuramente chiederanno l’applicazione del bonus al momento del saldo a giugno 2008, a quel punto l’extragettito incassato dal fisco a novembre si trasformerà in minor gettito perché i soldi invece di fluire ancora nelle casse dello Stato resteranno in quelle delle aziende. Idem la faccenda delle minori compensazioni delle imposte dirette. Chi paga le tasse con il modello Unico può chiedere all’amministrazione fiscale una compensazione tra il debito dovuto e il credito d’imposta maturato attraverso il cosiddetto modello F24 facendo la somma algebrica tra le imposte da pagare e le somme da riscuotere. Invece di avvalersi di questa facoltà, a novembre molti cittadini hanno preferito pagare subito il dovuto rimandando ad altra data la riscossione del credito accumulato con l’erario. Grazie a questo comportamento lo Stato ha incassato 1,5 miliardi di euro in più, ma anche in questo caso si tratta di un’entrata ballerina: con il prossimo giro di valzer fiscale quei soldi probabilmente torneranno nelle tasche dei contribuenti. Secondo gli esperti del ministero dell’Economia, insomma, le straordinarie performance enfatizzate per mesi, a conti fatti si rifletteranno sul gettito 2008 per appena 1 miliardo di euro, al massimo 1,5 miliardi. Nel frattempo, però, la brusca frenata dell’economia prosciugherà le entrate per un importo sostanzialmente analogo, almeno 1 miliardo, per cui il saldo tra maggiori entrate e minori incassi fiscali sarà prossimo allo zero. Anzi, c’è il rischio che possa risultare addirittura negativo perché la previsione dei tecnici ministeriali sulla riduzione del gettito si basa su un presupposto macroeconomico tutto sommato ottimistico, con una crescita dell’1 per cento del pil. L’Unione Europea, invece, proprio alcuni giorni fa per bocca del commissario Joaquín Almunia ha drasticamente rivisto al ribasso le previsioni per l’economia italiana, stimando un aumento del pil di appena lo 0,7 per cento, l’incremento più basso a livello continentale, mentre la Confindustria pronostica addirittura una crescita zero. Il documento del dipartimento delle politiche fiscali segna un punto fermo nella saga del cosiddetto tesoretto e fa capire perché sia di fatto imploso il progetto di utilizzare il fantomatico extragettito per abbassare subito le tasse sui redditi medi e bassi carezzato a lungo dal governo precedente e poi all’inizio della campagna elettorale dai sindacati e dal leader del Pd, Walter Veltroni. [...]

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