Generici: non decollano, ma fanno sentire l’effetto (negativo) su Big Pharma

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I farmaci generici non decollano, ma già hanno effetti collaterali sulle aziende con il brevetto che annunciano drastici tagli al personale nel 2008. La Pfizer chiuderà entro la fine di marzo il centro di ricerca e sviluppo specializzato nella tossicologia di Amboise, in Francia, con il licenziamento di 110 persone. Colpa dei prezzi dei generici che negli ultimi anni hanno portato via alla multinazionale statunitense una quota di mercato del 2%. AstraZeneca, dopo i tagli già avviati lo scorso anno, starebbe invece pensando ad un ulteriore ridimensionamento pari all’11%. In Italia, le vendite del 2007 della farmaceutica anglo svedese hanno subito perdite per oltre il 5% rispetto all’anno precedente a causa “delle misure di contenimento della spesa farmaceutica e della maggiore presenza dei generici”, spiega Hans Sijbesma, amministratore delegato della consociata italiana.

Una perdita di fatturato non “dovuta all’eccessiva presenza di generici, ma semplicemente alla scadenza dei certificati di protezione complementare di prodotti importanti per l’azienda, che non è stata in grado di attrezzarsi con nuove molecole utilizzando i guadagni provenienti dal periodo di esclusività”, sottolinea invece Roberto Teruzzi, presidente uscente di Assogenerici.
Il consumo dei farmaci generici in Italia è quasi dieci volte inferiore alla media europea e la quota di mercato dei generici propriamente detti (nome del principio attivo + nome del titolare delle autorizzazioni all’immissione in commercio) è pari a 5% del totale mercato farmaceutico a valori e 8,6% a volumi. Cifre modeste, soprattutto se confrontate con quelle degli Stati Uniti, che, secondo il Rapporto Ceis – Sanità 2007 realizzato dal Centro interdipartimentale di studi internazionali sull’economia e lo sviluppo dell’Università Tor Vergata di Roma, assorbe il 24,5% del valore del mercato totale farmaceutico e il 63% del volume prescrittivo totale. “Nel periodo gennaio - ottobre 2007 il mercato che comprende originator (cioè l’invenzione originale della molecola, ndr), farmaco copia e farmaco generico, in Italia ha registrato un valore globale di 3.663 milioni di euro” aggiunge Teruzzi. “Il 66% di questo fatturato era saldamente nelle mani delle aziende originator, il 21% delle aziende copia e solo il 13% è stato occupato dai generici”.

Nel 2008 scadranno molti brevetti per un risparmio vicino ai 600 milioni di euro, ma “se si verificasse uno spostamento tra il 10 e il 70 per cento di alcuni farmaci etici con obbligo di prescrizione, quali quelli per la cura di patologie dell’apparato respiratorio, dell’apparato digerente e per il trattamento del dolore, il sistema sanitario nazionale risparmierebbe altri 185 milioni di euro”, sostiene Claudio Jommi, responsabile dell’osservatorio farmaci del Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria (Cergas) dell’Università Bocconi di Milano.

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