Alitalia in saldo: Air France vuole lo sconto. E il Tesoro lo farà

Le code di due aerei dell'Alitalia ed Klm (controllata da Air France) affiancati nei parcheggi dell'aeroporto di Fiumicino | Ansa
La stagione dei saldi è ufficialmente chiusa, ma non per Alitalia. Se i 35 centesimi per ogni azione della compagnia di bandiera messi sul piatto da Air Frane-Klm nell’offerta non vincolante erano poca cosa rispetto ai 60 centesimi cui viaggia già da alcune settimane il titolo in Borsa, ora c’è il rischio che i risparmiatori possano ritrovarsi con un pugno di mosche.

Il numero uno del vettore parigino, Jean-Ciryl Spinetta, avrebbe intenzione di chiedere un ulteriore sconto per accaparrarsi il controllo di Alitalia e, se il Tesoro non dovesse avanzare obiezioni, l’offerta pubblica di scambio (Ops) su Alitalia potrebbe addirittura scendere sotto la cifra dei 35 centesimi offerti a novembre. Molto probabilmente sarà questo uno dei punti caldi del vertice di domani a Parigi tra Spinetta e il numero uno di Alitalia, Maurizio Prato.

E vista la fretta che il manager ex-Iri e il governo uscente hanno di far avanzare il più possibile il dossier Alitalia in vista delle elezioni politiche, c’è da scommettere che neanche questa volta Prato, d’accordo con il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, farà obiezioni. Del resto risulta alquanto difficile convincere Spinetta a rilanciare. L’operazione su Alitalia si preannuncia un salasso per i conti di Parigi che nell’ultima parte dello scorso anno hanno iniziato a mostrare i primi segnali di cedimento (negli ultimi tre mesi del 2007 l’utile netto è sceso del 39% a causa degli scioperi del personale di terra e di volo) . Tanto per cominciare c’è il costo dell’Ops cui vanno aggiunti subito dopo altri 750 milioni per sottoscrivere l’aumento di capitale riservato di Alitalia necessario a evitare il crack della compagnia. Ma a preoccupare Spinetta c’è anche il fatto che la compagnia italiana potrebbe ben presto accollarsi gli 1,2 miliardi richiesti come danno dalla Sea per l’abbandono di Malpensa.

I tempi della giustizia italiana sono quelli che sono, ma il rischio esiste e la somma deve essere in qualche modo accantonata. A questo c’è da aggiungere che Spinetta, per non scontentare del tutto il governo italiano e i sindacati con cui si vedrà la prossima settimana a Roma, avrebbe deciso di accollarsi anche Az Servizi.

Una società perennemente in perdita che a sua volta potrebbe avere bisogno di essere ricapitalizzata. Il Tesoro in questo momento ha l’unico obiettivo di liberarsi di Alitalia. Per i risparmiatori la questione è diversa. Dopo tanti tentativi andati in fumo, l’offerta di Air France-Klm poteva essere un modo per recuperare un po’ di soldi dall’investimento in Alitalia. Se però il prezzo dovesse scendere ancora, anche questa speranza viene meno.

Sempre che la cordata Air One-Intesa Sanpaolo non decida di passare dalle parole ai fatti nell’Opa concorrente su Alitalia. In questo caso, il prezzo non può che essere più alto di quello di Parigi, a tutto beneficio dei piccoli azionisti.

IL DOSSIER ALITALIA

Commenti

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Il 27 Febbraio 2008 alle 12:21 cini ha scritto:

Nessuna preouccupazione per gli azionisti.Con un pugno di mosche ci sono rimasti da un pó di tempo,al massimo diverranno un pugno di mosche secche.
Nel frattempo diversi incapaci non curanti amministratori delegati vicini a vari personaggi politici sono diventati in breve tempo milionari.
Questo Paese non sembra avere speranze.
Un ringraziamento vá fatto anche ai vari sindacati che hanno dato un loro forte contributo per il collasso della compagnia di bandiera e che ora si preparano assiduamente per far crollare le ferrovie di stato ed altre compagnie non ancora privatizzate.
“Italia Auguroni”.

Il 28 Febbraio 2008 alle 18:22 emiliojazzetti ha scritto:

Leggo con molta preoccupazione la vicenda Alitalia sia per quanto attiene questa ultima notizia della ulteriore richiesta di sconto sia per tutto quanto precede. Manca poco, ma così procedendo, ritengo, che si possa arrivare, alla richiesta di indennizzo per l’acquisto, cioè a procedere in maniera che l’Italia paghi (mi si lasci dire prelevando, dalle tasche dei già spremuti italiani, con altra imposizione fiscale oppure utilizzando fantomatici ed evanescenti “tesoretti”) la Compagnia d’oltralpe che fa il piacere di acquisire (o rottamare) Alitalia. Mi sembra di capire che le contrattazioni di Borsa non hanno significato … Ma anche che per lunghi anni si è mantenuto e sovvenuto con danaro pubblico, dei contribuenti italiani, una azienda che assolutamente non va. Ma mi sembra anche di rilevare, in questi ultimi tempi, una mania sfrenata di esterofilia; desiderio di vendere e vendere agli stranieri. Non pensa Chi di dovere che così agendo si pone la nostra economia alla mercè straniera? Non ci troveremo a subire una sorta di imperialismo economico? Quando le nostre aziende saranno a mano straniera, come sarà la nostra dipendenza economica? Cosa avverrà quando il “Padrone” straniero riterrà non più economica una attività che si svolge nel nostro Paese? Come si porranno le nostre produzioni complementari? Queste sono alcune delle numerose domande che mi vengono spontaneamente anche tralasciando il grande “problema Malpensa” (che sicuramente sarà risolto dall’imprenditoria del Nord e da altre Compagnie estere che, di buon grado, verranno a coprire gli spazi economici lasciati liberi). Ma noi “poveri” italiani ci troveremo ad essere come “emigranti” nel nostro stesso Paese; lavoreremo e, forse, torneremo a vedere la triste figura del piccolo “sciuscià” che puliva le scarpe agli angoli delle nostre strade.
emilio jazzetti

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