
Arriva il primo presidente donna in Confindustria, dopo quasi 100 anni di storia dell’associazione degli industriali privati. Come ampiamente nelle previsioni, sarà Emma Marcegaglia a succedere a Luca Cordero di Montezemolo. Per Emma Lady di ferro (come in molti la definiscono) non si tratta di un vero e proprio debutto. Quello avvenne nel ‘96, quando varcò il fatidico sesto piano di Viale dell’Astronomia, ad appena 30 anni, come presidente dei giovani industriali e vice presidente di Confindustria.
Mantovana, classe 1965, Marcegaglia ha un debole per il cioccolato, gli orologi antichi e il tennis. Da piccola avrebbe voluto diventare ballerina classica, ora il destino la porterà sulla poltrona di presidente dell’Associazione degli Industriali. Accadrà a fine maggio, designata con il 95% dei consensi. Dopo l’ultima consultazione a Milano con i vicepresidenti Tronchetti e Pistorio, ieri i tre saggi incaricati di sondare la base (Attanasio, Bulgheroni e Giustino) hanno comunicato oggi di aver registrato un “consenso pressocché plebiscitario” sull’attuale vice di Montezemolo per l’energia ed il coordinamento delle politiche industriali e ambientali.
Il 13 marzo l’indicazione dei saggi verrà ufficialmente portata in giunta. Poi l’assemblea privata del 21 maggio eleggerà formalmente il nuovo presidente che il giorno dopo nell’assemblea pubblica esordirà davanti ai rappresentanti delle istituzioni e del mondo politico. Da presidente Emma Marcegaglia continuerà sicuramente lungo la strada avviata da Montezemolo che in questi anni, sottolineano i tre saggi, ha saputo ridare, insieme alla sua squadra, “autorevolezza e centralità a Confindustria e al sistema delle imprese italiane in una fase complessa e delicata per l’intero paese”.
Il nuovo presidente troverà, a prescindere da chi vinca le elezioni, un nuovo scenario politico e nuove strategie di governo, che però, stando alle prime enunciazioni dei programmi, non dovrebbero sfavorire le imprese, dal momento che le parole d’ordine delle nuove aggregazioni politiche sono ridare slancio e competitività al paese, insomma puntare molto sulla crescita.
Musica, per le orecchie della Confindustria. Spartito diverso, invece, per la trattativa appena “abbozzata” con i sindacati sulla riforma della contrattazione. In questo campo, le posizioni sono ancora distanti ed il negoziato sarà probabilmente in salita: al centro il contratto nazionale che da più parti si vuole mettere in secondo piano a favore della contrattazione di secondo livello, laddove si realizza la produttività. Ma forti sono le resistenze per non disperdere il patrimonio di tutele conseguito negli anni con il Ccnl.
Mentre per la successione a Montezemolo i giochi sono dunque fatti, per quella al leader dei Giovani di Confindustria Matteo Colaninno (si candida per il Partito Democratico) è battaglia aperta. Due i nomi in lizza, entrambi vice uscenti: da un lato c’è Federica Guidi, 38 anni, bolognese, direttore generale di Ducati energia e figlia di Guidalberto, storico vicepresidente di Confindustria con Fossa, Abete e D’Amato. La tallona Cleto Sagripanti, 37 anni, ex vicepresidente dell’Anci e impegnato nell’azienda di famiglia, la Manas di Montecosaro in provincia di Macerata.
- Mercoledì 27 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 27 Febbraio 2008 alle 16:50 nhico ha scritto:
Finalmente donna, ma non solo donna. Auguri, Presidente.
Il 3 Marzo 2008 alle 11:49 Ecco il piano di Berlusconi e Fini per costruire il super Pdl » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il partitone è nato nello studio di un notaio del quartiere Prati, a Roma, in data giovedì 28 febbraio. L’atto costitutivo, redatto dal giurista e senatore Antonino Caruso (specialista del ramo, avendo già curato la trasformazione del Msi in An), prevede all’articolo 2 la creazione di gruppi parlamentari comuni tra Fi e An subito dopo il voto del 13 e 14 aprile. Lo stesso documento incorpora all’articolo 13 uno statuto provvisorio, che in autunno verrà sottoposto ai due partiti per farne la base della fusione vera e propria. La macchina, insomma, è già in moto. “Adesso” prevede il deputato finiano Adolfo Urso “bisogna mettersi a correre. Deve essere tutto pronto per le europee della primavera 2009. A novembre 2008 potrebbero tenersi gli ultimi congressi delle vecchie sigle per ratificare lo scioglimento; e a febbraio il primo congresso del nuovo partito”. Anche se dalle parti di Silvio Berlusconi, dove c’è allergia per le forme tradizionali della politica, si propende piuttosto per una sorta di superevento di investitura del Popolo della libertà, sottoponendo all’approvazione popolare il leader e il gruppo dirigente. “Siamo di fronte” confida Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Fi, “a due criteri: uno dà sovranità agli iscritti, l’altro sono le primarie aperte. Personalmente propendo per la prima se si tratta di eleggere i vertici, per la seconda se si deve decidere su grandi temi, come una riforma della Stato”. Non nasce una realtà da poco. A leggere i sondaggi, il Pdl oscilla tra il 40 e il 46 per cento. La Dc si attestò durante la sua stagione d’oro tra il 42 e il 38 per cento, il picco del Pci fu il 34,4 incassato nel 1976. E la mappa interna è complicata, quasi balcanica: ci sono i liberisti di Fi, la destra sociale di An, i cattolici, i repubblicani, gli ex socialisti, gli ex radicali. Tutti con i loro valori di riferimento e, soprattutto, con le loro tenaci nomenklature locali e candidature da proporre. I padri costituenti del Pdl lavorano a Palazzo Grazioli, sede romana dal Cavaliere. Da quel che filtra, si può già provare a disegnare un identikit. Sull’assetto presidenzialista non ci sono dubbi. E non solo per le fisionomie di Berlusconi e di Gianfranco Fini, che al momento appare l’erede designato. “Il nuovo partito” ha anticipato l’ex premier “sarà monarchico”. Anche se, ha aggiunto, “sarà pure anarchico perché su tutte le questioni di etica e morale lasciamo libertà di coscienza”. Del resto, oggi tutte le leadership politiche occidentali, da Nicolas Sarkozy a José Luis Zapatero, David Cameron e Barack Obama, sono fortemente connotate in termini carismatici. “Nella realtà di oggi” dice Cicchitto “solo un partito piramidale può assicurare rapidità di decisioni”. Nemmeno Walter Veltroni sembra fare eccezione. E una guida forte sembra l’unico modo di tenere insieme tutte le sfumature pidielline senza rischiare implosioni alla Prodi. Per lo stesso motivo si farà largo uso delle primarie. An e Fi sono d’accordo. Un testo di legge presentato al Senato e firmato dall’azzurro Gaetano Quagliariello, consigliere di Berlusconi in materia istituzionale, le prevede per tutti i tipi di elezioni, politiche e amministrative. Si discuterà anche qui se riservarle solo agli iscritti o anche ai sostenitori. L’adozione di questa pratica costituirà un toccasana per la pax interna, considerato che dovendo stavolta assegnare le candidature a tavolino è iniziata tra finiani e berlusconiani la guerra dei sondaggi: ciascuno porta a Palazzo Grazioli i propri, e i conti non tornano mai. Sulla fusione tra gli apparati circola un moderato ottimismo dettato dalla considerazione che dal 1994 a oggi quasi tutte le consultazioni hanno già visto i due alleati principali remare sulla stessa barca. Alle politiche, con le regole del Mattarellum, tre quarti dei seggi si assegnavano con l’uninominale, dunque un candidato di An veniva votato anche da Fi e viceversa; alle amministrative l’indicazione del candidato sindaco, o presidente di provincia e regione, richiede un’analoga intesa. Conteranno di meno le sezioni. Il nuovo partito dovrebbe assomigliare a una rete la cui cerchia interna saranno le fondazioni culturali, secondo il modello anglosassone, la cerchia esterna le associazioni rappresentative di interessi economici e professionali. “Il radicamento territoriale basato su circoli, club e associazioni è quello migliore per tenere le porte sempre aperte alla società” dice il deputato Mario Valducci, uno dei collaboratori più stretti di Berlusconi, “e non è un caso se anche il Pd veltroniano, a dicembre, ha deciso di copiarlo inaugurando i suoi circoli”. Urso ha calcolato che tra fondazioni, riviste e cenacoli vari nell’area del Pdl si muovono già 130 soggetti. Non si può dire apertamente, ma le correnti avranno il vestito buono delle fondazioni: i finiani avranno come riferimento Fare futuro, l’ex destra sociale la Nuova Italia di Gianni Alemanno, il gruppone di Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa l’Italia protagonista, i tremontiani L’Officina, gli ex socialisti l’Ircocervo di Cicchitto, i liberali la Free foundation di Renato Brunetta, i cattolici-liberali la Magna Carta di Quagliariello. Per la cerchia esterna, già è iniziato un cauto dialogo con Cisl e Uil, sempre più insofferenti dell’egemonia della Cgil. Con l’arrivo di Emma Marcegaglia si nutre molta speranza nei confronti del mondo confindustriale, deluso dalla stagione prodiana. Naturalmente contro la liquidazione progressiva dell’articolazione territoriale ci sarà la resistenza di An, che su questo punto parte da posizioni di vantaggio: tra 14 e 15 mila sedi sparse per l’Italia contro le 4-5 mila degli azzurri. Già risolta la spinosa questione della carta dei valori. Un documento licenziato dai saggi dei due partiti il 22 febbraio mette nero su bianco che sono quelli del Ppe (dando così anche una frecciata all’ex alleato Casini, che brandisce gli stessi): “La dignità della persona, la libertà e la responsabilità, l’eguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà”. Quanto alle radici, che tanto hanno fatto penare i costituenti Ue, si è scelta una formula laico-cattolica. Esse sono “le radici giudaico-cristiane dell’Europa, e la sua comune eredità culturale classica e umanistica, insieme con la parte migliore dell’illuminismo”. Novità annunciate anche per il finanziamento. Il disegno di legge di Quagliariello, primo firmatario il repubblicano Antonio Del Pennino, prevede un taglio al finanziamento pubblico e un robusto incentivo a quello privato. Per calcolare il rimborso dello Stato si va dall’attuale euro a voto e per anno di legislatura a 1,25 euro a voto, ma per l’intera legislatura. In cambio la deducibilità del 19 per cento sulle donazioni private viene elevata fino a 155 mila euro se i destinatari sono i partiti, a 10 mila se sono i singoli candidati. E anche i partiti vengono ammessi al riparto dell’8 per mille, ma solo se il contribuente indica chiaramente la sigla da beneficare. Considerando l’attuale e ricco sistema di rimborsi, c’è da giurare che sarà quest’ultima la novità che riscuoterà i maggiori consensi nel Palazzo. [...]
Il 3 Marzo 2008 alle 15:49 Montezemolo non si candida, ma presenta il programma di governo » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dentro la politica, ma fuori dai partiti; nessuna indicazione di voto ma sì al dialogo con le forze in campo. Così parlò il presidente di Confindustria, (almeno fino a maggio), Luca Cordero di Montezemolo. [...]
Il 10 Marzo 2008 alle 11:22 Confindustria riparte da Emma. Che scommette sul Veneto » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Giochi fatti ai vertici della Confindustria veneta. Emma Marcegaglia, la cui candidatura alla guida degli imprenditori italiani era stata appoggiata fin dall’inizio dagli industriali del Nordest, si era impegnata, se eletta ovviamente, a riconoscere loro una vicepresidenza. E così è stato. La scelta è caduta su Antonio Costato, oggi presidente degli imprenditori di Rovigo. L’arrivo di Costato nella squadra che con Marcegaglia guiderà l’associazione di viale dell’Astronomia ha comportato un rimescolamento di carte. Andrea Riello, a cui Silvio Berlusconi aveva offerto una candidatura nel Pdl, concluderà il suo mandato di presidente della Confindustria veneta, per poi scendere in politica correndo per la carica di governatore nelle fila del centrodestra. Mentre Andrea Tomat (Lotto e Stonefly) gli succederà alla guida degli industriali veneti. [...]
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