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La Federal Reserve si prepara a dare una sforbiciata ai tassi d’interesse: l’inflazione, la crisi del mercato delle case, le incertezze sul fronte dell’occupazione e i timori sulla tenuta del credito sono i rischi che più minacciano la crescita degli Stati Uniti e, per evitare il peggio, il presidente della Fed Ben Bernanke dice che l’istituzione da lui guidata “agirà in modo tempestivo sulla base delle necessita” per salvaguardare l’economia. E che “è importante riconoscere il fatto che i rischi al ribasso dell’economia restano”. Valutazioni che rilanciano l’ipotesi che il 18 marzo, in occasione della prossima riunione del board monetario, il Fomc, l’istituto centrale Usa possa allentare di nuovo la stretta sui tassi. Almeno in base alle attese dei mercati che credono a Fed Funds in calo dello 0,5%, al 2,5%, in linea con lo scenario che coinciderebbe in sostanza con l’azzeramento del costo del denaro in rapporto all’andamento dell’inflazione cosiddetta ‘core’, quella depurata da cibo e petrolio. E oggi l’euro è arrivato ai massimi assoluti sul dollaro, fino a 1,5130.
In più, nel corso della sua attesa testimonianza semestrale alla commissione Servizi finanziari della Camera, il numero uno della Fed mette in chiaro che il 2008 per l’economia Usa si è aperto all’insegna di sostanziale stallo, con la “possibilità che mercato immobiliare o mercato del lavoro si deteriorino più di quanto non sia adesso possibile prevedere e che le condizioni del credito possano irrigidirsi ancora di più”. Le compravendite di case nuove, a gennaio, segnano un calo del 2,8%%, al tasso annuo di 588.000 unità, contro attese medie degli analisti di contrazione dello 0,7%, a 600.000 unità. “Il settore immobiliare si avvicina al suo minimo”: dovrebbe pesare sull’economia “nei prossimi trimestri”, dice Bernanke, insieme al comparto non residenziale che, se lo scorso hanno ha tenuto le posizioni, dovrebbe segnare ora ”una brusca frenata”. La spesa dei consumatori ‘’sembra avere un rallentamento significativo” e i mercati finanziari rimangono sotto ‘’stress notevole”. Nelle sue previsioni economiche trimestrali diffuse la scorsa settimana, la Fed ha ribassato le stime di crescita del 2008 di 0,5 punti percentuali, alla forchetta di 1,3-2%, ben al di sotto di quanto atteso nel mese di luglio.
“Quotazioni al rialzo del greggio aumentano la spesa della bolletta energetica e surriscaldano l’inflazione”, anche se sottolinea di non prevede nel 2008 “livelli di crescita come quelli registrati nel 2007″. Il petrolio, conclude Bernanke rispondendo a una domanda, si manterrà su “livelli più moderati” rispetto agli oltre 102 dollari segnati oggi.
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- Mercoledì 27 Febbraio 2008
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