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L’euro guadagna ancora terreno sul dollaro e supera la soglia di 1,5 contro il dollaro, raggiungendo il nuovo massimo assoluto a 1,5048, in base alle rilevazioni disponibili sulla piazza valutaria newyorchese.
E il tracollo del dollaro mette le ali al petrolio. Il prezzo del barile sale ancora sui circuiti elettronici e tocca il nuovo record storico di 101,70 dollari al barile, anche se sui circuiti elettronici tocca il nuovo record storico di 102 dollari, avvicinandosi così al picco di 102,53 dollari registrato nel 1980.
Ieri è stata la giornata nera degli indici macroeconomici statunitensi, che confermano pure che la crisi immobiliare non è ancora finita, parte dai prezzi alla produzione che, inaspettatamente, balzano a gennaio dell’1% a fronte delle previsioni degli analisti su di un aumento dello 0,4%, dopo la flessione dello 0,1% di dicembre. Più allarmante è la rilevazione “core”, al netto delle componenti volatili come alimentari ed energia, che si attesta a +0,4% (il rialzo più alto da un anno a questa parte), il doppio dello 0,2% atteso dagli operatori.
A infiammare il barile anche l’ondata di freddo che sta colpendo l’Europa e alcune voci secondo cui l’Opec deciderà di non alzare la produzione nel corso del prossimo meeting del 5 marzo.
Lo spettro che si affaccia più prepotente sui mercati è la stagflazione, cioè lo scenario di un’economia senza crescita e di aumento delle tensioni sui prezzi. I timori, in più, sono legati al fatto che la Federal Reserve, in occasione della prossima riunione del Board monetario (il Federal Open Market Committee, Fomc) del 18 marzo possa avere minori spazi di manovra per allentare la presa sul costo del denaro. Non a caso, il presidente della Fed di Dallas, Richard Fisher, ribadisce in giornata che l’inflazione è motivo di grande preoccupazione”, mentre le attese dei mercati sono per le indicazioni che il numero uno della Banca centrale Usa, Ben Bernanke, farà nella sua testimonianza semestrale davanti commissione Servizi Finanziari della Camera.
A peggiorare il clima che poi l’indice della fiducia dei consumatori statunitensi, calcolato dal Conference Board, che nel mese di febbraio crolla a 75,0 (da quota 87,3 di gennaio), contro le stime a quota 82 atteso dagli economisti. La fiducia dei consumatori americani scende quindi ai minimi da cinque anni risentendo della frenata dell’occupazione e della recessione immobiliare, mentre continuano a salire i prezzi della benzina e dei generi alimentari.
- Mercoledì 27 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 27 Febbraio 2008 alle 17:42 Corrado Buccieri ha scritto:
Ma chi se ne frega del Super€uro, se più è forte, più non si arriva a fine mese?
Il 27 Febbraio 2008 alle 21:59 Dollaro a picco, la Fed si prepara a tagliare i tassi » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] La Federal Reserve si prepara a dare una sforbiciata ai tassi d’interesse: l’inflazione, la crisi del mercato delle case, le incertezze sul fronte dell’occupazione e i timori sulla tenuta del credito sono i rischi che più minacciano la crescita degli Stati Uniti e, per evitare il peggio, il presidente della Fed Ben Bernanke dice che l’istituzione da lui guidata “agirà in modo tempestivo sulla base delle necessita” per salvaguardare l’economia. E che “è importante riconoscere il fatto che i rischi al ribasso dell’economia restano”. Valutazioni che rilanciano l’ipotesi che il 18 marzo, in occasione della prossima riunione del board monetario, il Fomc, l’istituto centrale Usa possa allentare di nuovo la stretta sui tassi. Almeno in base alle attese dei mercati che credono a Fed Funds in calo dello 0,5%, al 2,5%, in linea con lo scenario che coinciderebbe in sostanza con l’azzeramento del costo del denaro in rapporto all’andamento dell’inflazione cosiddetta ‘core’, quella depurata da cibo e petrolio. [...]
Il 28 Febbraio 2008 alle 7:56 suomi ha scritto:
L’Europa economicamente debole, soprattutto a causa della presenza delle due componenti Italia e Francia, non puo’ permettersi una moneta “forte”, più adatta per la Germania. E’ ovvio che c’era da aspettarselo che una moneta unica, adottata da paesi con abitudini di vita diverse, creasse i presupposti per delle storture. L’Italia è sempre vissuta di “svalutazioni competitive sui mercati internazionali”. La conclusione è che i paesi “economicamente deboli ed assistenzialisti”, come l’Italia e la Francia, hanno una moneta forte che non frena affatto l’inflazione reale. L’impatto è soprattutto sulle materie prime con l’eccezione del petrolio che, se detassato, non creerebbe certi disastri. D’altra parte tutti vogliono quadagnarci sul petrolio: i paesi produttori, perchè sanno che fra 30 anni avrenno esaurito le loro riserve, ed il Fisco. Visto che il mercato è gestito dagli oligopolisti paesi produttori, tocca allo stato adottare una politica fiscale meno oppressiva, basata sulla diminuzione della spesa pubblica (la variazione deve essere a due cifre, e non certo quella proposta da Veltroni o da Berlusconi!) e sulla correlativa diminuzione delle imposte, delle tasse e delle accise. Se non si provvederà in tal senso la povertà aumenterà a dismisura, creando un fosso incolmabile tra contribuenti “a reddito fisso” (nuova povertà, o povertà marginale aggiuntiva) e contribuenti “a reddito variabile”. La mondializzazione, nel suo complesso, farà il resto….
Il 28 Febbraio 2008 alle 19:02 Prezzi sempre più in alto: da primato quello del gasolio » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] La marcia non si ferma, il prezzo continua ad alzarsi. Il gasolio tocca un nuovo record storico a 1,336 euro al litro. Lo si apprende dai dati di Quotidiano Energia. Il nuovo massimo del prezzo del diesel è stato toccato negli impianti della Q8 mentre un aumento, che porta il carburante vicinissimo al record, si registra anche nei listini di vendita consigliati ai propri gestori dalla Total a 1,335 euro al litro. Con il nuovo rincaro di 7 centesimi al litro scattato, da ieri, nei distributori Q8 i prezzi del gasolio sfiorano così le 2.600 lire. E si avvicinano sempre di più a quelli della benzina: lo scarto tra il costo dei due carburanti si è ormai ridotto a circa 10 centesimi, considerando che a fronte del massimo di 1,336 euro al litro raggiunto oggi dal diesel sui listini si registra per la verde un range da 1,399 a 1,409 euro al litro a seconda dei marchi. [...]
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