Wind, l’inchiesta si allarga e con Conti e Sawiris sono molti a tremare

Nabuib Sawiris presidente del gruppo Wind
Si allarga a macchia d’olio l’indagine della Procura di Roma per la presunta mazzetta che farebbe da contorno alla cessione di Wind alla Orascom dell’egiziano Naguib Sawirs. I pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli avrebbero in mano gli elementi per ipotizzare che i 90 milioni di cui si sono perse le tracce durante le complicate transazioni internazionali sarebbero stati intascati da un buon numero di dirigenti dell’Enel che, secondo l’ipotesi di accusa della procura di Roma, avrebbe diviso la maxi tangente con l’amministratore delegato (all’epoca dei fatti direttore generale) Fulvio Conti. Ma Conti non è l’unico indagato eccellente di quella che si prospetta un’indagine che, prendendo le mosse da una puntata di Report, rischia di creare un terremoto nel mondo delle tlc. Nell’inchiesta giudiziaria per corruzione sono coinvolte finora 11 persone tra le quali lo stesso Naguib Sawiris, l’imprenditore egiziano a capo del colosso Orascom che in passato non ha esitato a definirsi il più grande finanziatore di Arafat, Luigi Gubitosi, amministratore delegato di Wind, e Alessandro Benedetti, il mediatore che condusse in porto la cessione di Wind. Al vaglio dei magistrati romani ci sono i risultati delle perquisizioni compiute nei giorni scorsi, tra l’altro a Milano e Londra, e la documentazione acquisita. Non è escluso che già dalla prossima settimana possa cominciare l’attività di audizione degli indagati. In Procura si ritiene che la Weather Investment, la scatola con cui Sawiris ha rilevato il gruppo tlc da Enel, abbia versato tangenti e che le abbia prese anche Conti. Quei 90 milioni sarebbero serviti a convincere il management dell’Enel a eliminare dalla trattativa il concorrente americano Blackstone, oggettivamente più competitivo dal punto di vista tecnico e finanziario del gruppo egiziano. Secondo la ricostruzione fatta nel maggio dello scorso anno da Report, Sawiris avrebbe offerto inizialmente 11,7 miliardi per Wind mentre il fondo Usa Balckstone 12,80 miliardi e quindi quest’ultimo avrebbe dovuto vincere la gara. Inspiegabilmente, l’offerta del magnate egiziano venne successivamente ritoccata all’insù tanto da aggiudicarsi l’operatore tlc per una cifra non molto lontana dall’offerta iniziale del concorrente a stelle e strisce. Questo sarebbe successo dopo che Sawiris e l’intermediario Benedetti furono informati dall’Enel sull’entità dell’offerta del concorrente. Anche la stessa cifra della transazione insospettisce gli inquirenti visto che negli anni precedenti Enel aveva a sua volta rilevato Wind per ben 17 miliardi.

“Sono estraneo alle accuse. L’operazione Wind è avvenuta nella piena trasparenza e regolarità. Sono a disposizione della magistratura per tutti i chiarimenti che vorrà avere” ha detto Conti ai suoi dipendenti. Ma le rassicurazioni potrebbero non servire in questo momento delicato per il futuro del manager che, prima della bomba scoppiata in Procura, aveva praticamente in tasca la riconferma alla guida di Enel per altri tre anni. Come potrebbero non giovare a Paolo Scaroni, l’attuale numero di Eni che non risulta tra gli indagati, ma all’epoca dei fatti era amministratore delegato di Enel.

La puntata di Report che ha dato il via all’inchiesta: testo - video

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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