Sono poche le aree del mondo dove l’aumento del prezzo del petrolio non fa paura. Anzi in Medio Oriente arricchisce le casse statali: per accedere a quel mercato Dubai può essere considerata una delle principali porte d’accesso, frequentata da uomini d’affari, trader, investitori che affollano alberghi e ville dell’avveniristica città sul Golfo Persico. È qui che dal primo al quattro marzo sbarca il Sun, Salone internazionale dell’Esterno, una fiera europea di riferimento per l’arredamento, la progettazione, gli accessori per la vita all’aperto, per la prima volta all’estero, presentando una schiera di espositori italiani. In mostra i prodotti per arredare l’esterno: dalle sedie per il terrazzo alle tende da giardino, dalle panchine per il parco alle piscine di ogni forma e modello, dagli angoli fitness per la spiaggia a quelli per il barbecue.”Il Middle East è la nuova frontiera del made in Italy” spiega Sergio Rossi, direttore generale di Fiere e Comunicazioni, società organizzatrice del Sun “e il mercato arabo è caratterizzato da un elevatissimo potere d’acquisto e, allo stesso tempo, da una domanda estremamente esigente quanto a tecnologia, qualità e stile. Noi vogliamo creare una nuova piattaforma commerciale per le migliori imprese italiane del settore outdoor”.
Qualche dato: l’outdoor italiano è un mercato in crescita e per le aziende produttrici genera un fatturato di quasi 300 milioni di euro. Di questi, 140 milioni derivano dalle vendite all’estero: l’Italia è il più grande esportatore di outdoor in Europa. Ad oggi il 3% dell’export va in Medioriente: ma gli analisti prevedono che la percentuale raddoppierà da qui al 2010. E insieme a Dubai ci sono anche altri mercati interessanti nell’area mediorientale: Libano, Egitto, Siria. Quasi naturale che, una volta deciso di portare il Sun all’estero, la scelta sia caduta proprio su Dubai: perché questo piccolo Paese investe nel settore alberghiero cifre altissime. Per esempio, dalle attuali 30mila camere d’albergo, entro il 2016 prevede di arrivare a offrirne ai visitatori oltre 90mila. Ci sono programmi di investimento in infrastrutture per 220 miliardi di dollari. Insomma, Dubai deve la sua prosperità al petrolio: ma ha scelto di scommettere sul turismo e già oggi il suo prodotto interno lordo dipende dalle fonti energetiche per meno del 10%. Un boccone molto ghiotto per tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti in questo settore.
- Sabato 1 Marzo 2008
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