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Un recente studio dell’università di Berkeley evidenzia ancora una volta che i pannelli fotovoltaici sono troppo costosi se non sostenuti da adeguati incentivi (qui il pdf). Eppure il mercato mondiale è in fibrillazione: è aumentato del 50% l’anno scorso, toccando i 3800 Megawatt fabbricati nel 2007.
Una ricerca dell’Earth Policy Institute mostra anche la sorprendente ascesa della Cina, balzata al secondo posto nella classifica dei produttori, subito dietro il Giappone. Se nel 2003 Pechino sfornava appena l’1% dei pannelli fotovoltaici in vendita globalmente, nel 2007 ha raggiunto il 18%. Attenzione, però, perché non si tratta ancora di una svolta ecologista: la Cina esporta all’estero il 90% delle celle realizzate, non le tiene per sé.
È la Germania la nazione che ne sta installando di più sul suo territorio, oltre un Gigawatt l’anno. Gli Stati Uniti non sono ai primissimi posti nelle classifiche, ma sull’onda della campagna ambientalista del premio Nobel per la pace Al Gore hanno lanciato una proposta verde: la Solar america initiative, un programma per rifornire con energia solare 1,25 milioni di case negli Usa entro il 2015 .
Se il mercato è in crescita, l’offerta si sta rapidamente diversificando. Le celle al silicio (che hanno fatto la fortuna di aziende come la tedesca Q-Cells, la giapponese Sharp, la cinese Suntech) non sono più l’unica tecnologia in vendita. In questi mesi la Silicon Valley californiana è in fermento e nuovi protagonisti si affacciano all’orizzonte. Come Nanosolar, una startup californiana in grado di fabbricare a costi competitivi pannelli fotovoltaici a film sottile: una prima consegna è stata spedita lo scorso dicembre in Germania. Oppure Solfocus, un’altra startup che ha scommesso sui concentratori, simili a piccoli specchi, ognuno dei quali riflette la luce su un pezzettino di materiale con rendimenti energetici più elevati del silicio. E ancora, la promessa del solare organico, portata avanti in Italia con l’università di Tor Vergata con le antocianine, i pigmenti che danno il colore alle more . Alcuni, però, sono scettici sulle reali possibilità del fotovoltaico: uno dei più noti è Vinod Khosla, un venture capitalist californiano che crede soprattutto nel solare termico e ha investito sull’australiana Ausra.
- Mercoledì 5 Marzo 2008
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