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Nonostante la fiducia dei consumatori sia ai minimi storici, gli italiani hanno ancora voglia di tecnologia, in particolare di pc e connessione internet. Nel 2007, infatti, la quota di famiglie in possesso di un personal computer è passata dal 45,3% al 49,6% e quella relativa al collegamento internet dal 38,7% al 43,1% (di cui oltre i tre quarti del totale con connessioni broadband).
Lo rileva un’indagine dell’Istituto di studi e analisi economica (Isae) che aggiunge come il possesso del dvd sale ad oltre il 52%, quello delle televisioni ad alto contenuto tecnologico dall’8,8 al 18,3% e quello del collegamento satellitare o digitale terrestre dal 17,8 al 29,9%. Nessuna di queste tecnologie, sottolinea l’Isae, batte quella che fu la rapidissima diffusione dei cellulari alla fine dello scorso decennio, quando si sancì il passaggio del cellulare da status symbol a gadget di massa. Confrontando i dati Isae con quelli internazionali raccolti dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), il trend di diffusione registrato in Italia per questi beni è simile a quello di altri paesi come la Francia, il Regno Unito ed i paesi del nord Europa.
Il divario digitale rimane significativo guardando al grado di istruzione dei rispondenti. In particolare, la diffusione del pc e di internet si concentra soprattutto nelle fasce della popolazione più istruita (rispettivamente 87% e 82%) per restringersi progressivamente in relazione al titolo di studio conseguito (12% e 8% per chi ha frequentato solo fino alle elementari). Tuttavia, a partire dal 2007 si registra qualche primo segnale di convergenza: sembra restringersi la distanza tra diplomati alla scuola media superiore ed inferiore, specie per l’accesso ad internet attraverso la banda larga. L’impatto più rilevante, tuttavia, è quello del reddito e del grado di istruzione: la fascia più ricca della popolazione ha una probabilità di possedere un pc e di avere accesso ad internet del 40% superiore alle classi più povere (il 20% in più per l’adsl); analogamente, i laureati hanno una probabilità quasi il 40% superiore a quanti hanno solo una licenza elementare di avere in casa un computer e del 30% di avere un accesso internet. Un impatto minore, ma statisticamente significativo, si registra anche in base all’età e al genere: con i maggiori di 50 anni (soprattutto se senza figli) e le donne che mostrano una dotazione tecnologica nettamente inferiore rispetto ai più giovani e agli uomini.
Ma se crescono le connessioni ad internet, in Italia la banda larga non viaggia veloce come in Europa. Lo testimonia l’ultimo rapporto Ecta, l’associazione europea che riunisce importanti operatori tlc, tra cui Fastweb, Tiscali e Wind, secondo cui in Italia la diffusione della banda larga è al 16,5% (pari a 7,38 milioni di linee) contro una media Ue del 19,8%. Un dato che ci pone in coda alla classifica dell’Europa a 15: dopo di noi solo Portogallo e Grecia. In quest’ultimo paese, però, la crescita registrata tra settembre 2006 e settembre 2007 si è attestata al 45%, nel nostro paese si è fermata al 3% contro il 9% della Francia e l’8% di Spagna e Gran Bretagna.
Per l’Ecta, “l’Italia paga lo scotto sia delle pratiche anticoncorrenziali dell’operatore storico, sia di una regolamentazione che, pur essendo tra le migliori d’Europa, non riesce a scalfire lo strapotere dell’operatore dominante nè l’impatto negativo sulla concorrenza delle sue pratiche commerciali”.
- Martedì 11 Marzo 2008
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Il 19 Agosto 2011 alle 18:26 Digital divide: l’Italia e il suo ”operatore storico” | Il blog nella didattica ha scritto:
[...] Agli italiani piace il computer. Ma sulla banda larga siamo ancora indietro – Marino Petrelli Share and Enjoy: [...]
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