Dicono che il sistema sanitario italiano sia tra i migliori al mondo. Ma se vi dovesse capitare di sottoporvi ad un qualsiasi intervento chirurgico fate molta attenzione. In sala operatoria sono arrivati i dispositivi medici low cost. Per ora sono solo 246 ma potrebbero essere migliaia. Se il nome non vi è familiare si tratta di valvole cardiache, endoprotesi e protesi, stent coronarici, guanti, sonde, pinze, forbici e in futuro, tra gli altri, bypass, defibrillatori e pacemaker. Insomma tutto l’occorrente per far fronte all’emergenza in sala operatoria e alle malattie più frequenti.
L’iniziativa è del ministero della Salute e di quello delle Finanze che per tagliare la spesa sanitaria, che ha messo in ginocchio diverse Regioni, hanno deciso di fissare il prezzo massimo, la cosiddetta base d’asta, al quale i dispositivi medici possono essere acquistati nelle gare. Peccato, obiettano le società scientifiche, che a farne le spese siano soprattutto i pazienti. Il punto è che, come stabilisce la Finanziaria 2007, “i prezzi sono stabiliti tenendo conto dei prezzi più bassi unitari di acquisto da parte del Servizio sanitario nazionale”. Se per esempio a Roma una protesi viene aggiudicata al prezzo più basso d’Italia, quello verrà considerato il costo massimo. “In realtà – risponde Claudio De Giuli, vicepresidente della Commissione unica dei dispositivi medici del ministero della Salute – la norma è stata attuata individuando un valore medio e non quello più basso”. E comunque, aggiunge, “non dobbiamo dare per scontato che i prodotti a più basso costo siano di scarsa qualità”. In caso contrario, promette De Giuli, il ministero è pronto ad intervenire.
Ma in corsia è già bufera. “È giusto contenere la spesa” ribatte Giancarlo Bracale, presidente della Società italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare “ma utilizzare un criterio esclusivamente economico non è corretto”. Con questa nuova norma, spiega Bracale, non possiamo garantire al paziente il prodotto migliore per la sua patologia, la fiducia nei confronti del medico viene meno e in molti potrebbero decidere di farsi operare in altre Regioni o addirittura andare all’estero con gravi danni per il Sistema sanitario. Potrebbe addirittura essere un grosso spreco. “Se per esempio i guanti sono di cattiva qualità e si rompono bisogna cambiarli molto più spesso” spiega Bracale. “Per non parlare della possibilità che dispositivi poco aggiornati diventino fondi di magazzino”. Sulla stessa linea anche Ottavio Alfieri della Società italiana di cardiochirurgia: “Noi utilizziamo diversi tipi di valvole, ovvero dispositivi altamente tecnologici e in continuo aggiornamento. Perché dobbiamo rinunciare ai prodotti di ultima generazione, alla qualità, se possiamo avere il massimo?”. Giovanni Broggi, direttore del dipartimento neuroscienze chirurgiche dell’istituto Besta di Milano, avverte: “I dispositivi utilizzati nel nostro reparto non sono stati ancora classificati ma il rischio è altissimo. Sono forse quelli più all’avanguardia. Restare indietro significa mettere in pericolo la salute dei pazienti che, nel nostro caso, possono per esempio essere malati di Parkinson, epilessia o depressione”. Sul piede di guerra anche i rappresentanti del Tribunale per i diritti del Malato di Cittadinanzattiva che da oltre un anno si battono per migliorare la classificazione.
“L’esclusione di fatto dei professionisti dalla scelta e dalla gestione dei dispositivi medici” spiega Francesca Moccia, coordinatrice del Tribunale “ha significato perdere competenze per la valutazione dei rischi e un grave danno per la ricerca”. Già perché l’altro danno che lamentano i produttori è che senza soldi la tecnologia non va avanti e il danno, dicono, è solo per chi sta male. “I dispositivi – spiega Ugo Ortelli, vicepresidente di Assobiomedica – rappresentano solo il 5 per cento della spesa sanitaria. Con questi decreti il taglio della spesa è appena dello 0,05 per cento. Se siamo costretti a contenere i costi, dobbiamo tagliare sulla ricerca e sulla formazione dei medici. Un danno enorme per il Servizio sanitario nazionale e per tutti quei pazienti che potrebbero avere il prodotto migliore e che invece, loro malgrado, devono rinunciarvi”.
- Lunedì 31 Marzo 2008

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