Carta addio, la rincorsa al digitale contro la burocrazia lumaca

Orin-Optiglot by Flickr

Il 2008 doveva essere l’anno della svolta. Via la carta dagli uffici, addio scartoffie della pubblica amministrazione, l’era digitale è arrivata. Certo, l’anno è appena iniziato e c’è pure una crisi di governo di mezzo ma la rivoluzione aspetta ancora dietro la porta.

Il decreto ministeriale che doveva dare il via alla cosiddetta dematerializzazione, ovvero la completa informatizzazione dei documenti della pubblica amministrazione e relativi processi, aspetta ancora la firma del ministro Luigi Nicolais.

Un boccone ghiotto perfino per i candidati premier che non si sono fatti sfuggire l’occasione di fare qualche cenno nei programmi elettorali. Per quanto riguarda il Partito Democratico, il sottosegretario con delega per l’innovazione nella Pubblica Amministrazione, Beatrice Magnolfi, dice che un’impegno speciale nel settore del digitale è contenuto nel dodicesimo punto (l’ultimo) del programma di Veltroni. Sarà ma nella versione online non c’è traccia. Più chiara la mission del Popolo della libertà che tra le priorità inserisce la “riorganizzazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione”. Tra i vari punti anche l’accesso dei cittadini agli uffici pubblici per via telematica e il passaggio dall’archiviazione cartacea a quella digitale. In entrambi i casi la possibilità di risparmiare una montagna di euro costringe entrambi gli schieramenti a non tralasciare la questione.

Nonostante negli uffici pubblici c’è ancora chi (la maggior parte) si rifiuta di utilizzare le mail per comunicazioni ufficiali anche se è permesso già da diverso tempo. E comunque, spiega la senatrice Magnolfi “i ministeri sono obbligati ad adeguarsi perché tanto le spese postali, più o meno 100 milioni annui, le riduciamo lo stesso del 30 per cento”.

Va meglio nel privato. Quasi tutti ormai consegnano per via telematica le buste paga e organizzano l’amministrazione in modo digitale. Due recenti decreti hanno poi spinto ulteriormente il piede sull’acceleratore. Il primo è entrato in vigore l’11 gennaio scorso e obbliga i datori di lavoro ad effettuare una sola comunicazione online per ogni nuovo rapporto. Il secondo, di pochi giorni fa, prevede una dichiarazione unica telematica per l’avvio di una nuova impresa. Telecom Italia da qualche mese ha addirittura promosso un concorso a premi per invogliare i clienti a rinunciare alla bolletta. In palio, oltre al taglio delle spese di spedizione e un’ora di chiamate gratis, anche dieci pc portatili e tre vacanze. L’intento, dice Telecom , è quello di aiutare l’ambiente. Ma forse anche i conti, almeno nel futuro.

E intanto le lungaggini burocratiche cominciano a pesare come macigni sui conti dello stato. Secondo Pierluigi Ridolfi, componente Cnipa e presidente della commissione per la dematerializzazione “il passaggio di documenti cartacei in Italia rappresenta almeno il 2 per cento del Pil”. E pensare che la “vita media del 30 per cento dei fogli stampati è di cinque minuti”. Di fatto quando il decreto verrà firmato, spiega Ridolfi, la più grossa novità sarà la regolamentazione dei processi quelli che garantiscono la validità dei documenti nonostante l’assenza di carta. Un bel successo per tutti, o quasi.

C’è una piccola (ma non troppo) fetta dell’industria italiana che invece è sul piede di guerra. E di risparmio proprio non ne vuol sentire parlare. Si tratta di tutte quelle aziende che la carta la producono e di carta campano e danno lavoro a oltre 250mila persone. L’intera filiera, solo nel 2006, ha prodotto un fatturato di 42 miliardi di euro mentre il settore in Italia ha superato nel 2007 gli otto miliardi. Una campagna recente ha dimostrato che le aziende che si fanno pubblicità con la carta guadagnano di più. E poi, spiega, Paolo Culicchi, presidente di Assocarta, “è un prodotto naturale, rinnovabile e riciclabile”. Ma i partner, soprattutto tra le fila di Confindustria, sembrano di un altro avviso.

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