Il day after dell’Alitalia. Brutta faccenda per Veltroni (in attesa del Cav.)


Ore 11, vertice straordinario sull’Alitalia a palazzo Chigi con il sottosegretario Enrico Letta (Romano Prodi è al summit Nato di Bucarest), Tommaso Padoa-Schioppa, il ministro dei Trasporti Enrico Bianchi e quello dello Sviluppo Pier Luigi Bersani. Si tenta di recuperare in extremis la trattativa con l’Air France. Ore 13, consiglio d’amministrazione “d’emergenza” per valutare la situazione dopo l’abbandono del presidente e amministratore delegato Maurizio Prato. Ore 15, i sindacati - che chiedono un incontro urgente al governo - tengono una conferenza stampa: le otto sigle vogliono dire la loro verità sul fallimento del negoziato con il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, dopo la presentazione di una controproposta giudicata irricevibile dal top manager francese. Ma è scontato che dal fronte sindacale partiranno pesanti accuse anche contro i politici, e soprattutto contro un governo fino a ieri considerato amico.
Il day after della compagnia di bandiera è fatto di una miscela velenosa ed esplosiva di adempimenti urgenti (il cda vorrebbe presentarsi dimissionario, ma il Tesoro chiede di garantire la continuità gestionale attraverso un manager interno o esterno) e regolamenti dei conti a pochi giorni dalle elezioni. Tutto ciò ancora prima di guardare al futuro dell’azienda, alla difficilissima ripresa di un negoziato con l’Air France, all’apparire miracolistico di quella cordata italiana annunciata da Silvio Berlusconi per il dopo voto, o all’affacciarsi di qualche interlocutore interessato, tipo la Lufthansa. Anche se da qui a breve la prospettiva tecnicamente più concreta resta il commissariamento, come fu fatto con successo per la Parmalat. Ma l’azienda ex di Calisto Tanzi ha saputo brillantemente riprendersi (sia pure con bagno di sangue degli azionisti) perché tutti, dal commissario Enrico Bondi al ricco indotto del Nord fino ai sindacati mostrarono senso di responsabilità. Molto pragmatismo, zero politica. Tutto il contrario dell’Alitalia, insomma.
Infatti già in queste ore, nell’attesa delle decisioni urgenti, volano gli stracci nella politica. I sindacati, appunto, ce l’hanno con il governo. Ma anche nell’esecutivo ed in particolare nella maggioranza dell’Unione, ormai agli sgoccioli, è tutto uno scambiarsi di accuse. Il bersaglio principale è Padoa-Schioppa, tacciato dai sindacati di “irresponsabilità” per il suo duro interventi di ieri alla Camera nel quale ha dipinto l’Alitalia non come un’azienda ma un ente di beneficienza. Non solo il fronte sindacale ce l’ha con il ministro. Anche Walter Veltroni, senza dirlo apertamente, giudica pericolosa e dilettantesca la conduzione della trattativa da parte del Tesoro e di palazzo Chigi. Il candidato del Pd, alla vigilia del voto, si trova tra i piedi una rogna non da poco, che oltretutto coinvolge direttamente due regioni-chiave , la Lombardia (già persa) e il Lazio (in bilico).
Padoa-Schioppa è un tecnico e può scrollare le spalle, non così Prodi, che in prima battuta ha sferrato ai sindacati un attacco durissimo: “Un grave errore il loro, un azzardo ai limiti dell’irresponsabilità per il quale si rischiano conseguenze pesantissime”. Insomma, Prodi protegge il suo ministro sulla linea “o Air France o il baratro”. Invece la Sinistra Arcobaleno non ci sta, difende i sindacati, attacca il governo. Ed un ministro che dell’estrema sinistra ha fatto parte fino a pochi giorni fa, prima dell’adesione al Pd, il responsabile dei trasporti Bianchi, ha anche lui il dente avvelenato con Padoa-Schioppa e Prodi. In sostanza, a suo avviso, l’avere imposto alle parti tempi strettissimi, oltre al comportamente poco chiaro in alcune vicende (tipo il “regalo” all’Alitalia degli slot liberati a Malpensa), sono errori imperdonabili.
Naturalmente all’esterno la parola d’ordine è un’altra: dare la colpa a Silvio Berlusconi e alle sue continue ingerenze nella trattativa. Alla promessa di una cordata tricolore che per ora non si vede. E’ chiaro che non mancheranno problemi neppure per il Cavaliere: se vince le elezioni eredita da questo governo anche la polpetta Alitalia, e soprattutto dovrà dimostrare se la sua cordata è vera o è un bluff. Difficile però pensare che la Cgil, la vera artefice del rilancio che ieri ha fatto scappare Spinetta dalla trattativa, abbia agito di sponda con Berlusconi.
Si tratta, almeno per ora, dell’ultimo atto di una coalizione tra sinistra moderata e sinistra estrema, tra rigore alla Padoa-Schioppa e consociativismo sindacale. Una rappresentazione che per Veltroni doveva ormai essere confinata tra i ricordi del passato: e che invece ricompare come una beffa sulla scena. Tre dei quattro partecipanti al summit di palazzo Chigi sono del resto esponenti del Pd veltroniano: Letta, Bersani e Bianchi. Senza contare Epifani. A pochi giorni dal voto, uno spot al contrario che proprio non ci voleva.

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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