di Daniele Martini
Fino all’ultimo il governo uscente ha trattato la Equitalia, società pubblica della riscossione guidata da Attilio Befera, come una specie di sancta sanctorum in cui nessuno avrebbe dovuto mettere il naso, un recesso da tenere al riparo da sguardi e curiosità considerati inopportuni. Benché già due anni fa la Corte dei conti avesse chiesto ufficialmente al presidente del Consiglio, Romano Prodi, e al ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, di poter effettuare i controlli necessari, entrambi hanno detto e ripetuto di no.
Il rifiuto è stato ribadito anche alla fine di febbraio in occasione del varo del decreto cosiddetto Milleproroghe e a quel punto la Corte dei conti ha deciso di andare avanti lo stesso, sottoponendo di sua iniziativa a controllo gli atti e le decisioni dell’Equitalia. Lo ha fatto con una decisione che non ha molti precedenti, una determinazione depositata il 1° aprile e firmata da Antonio Ferrara e dal presidente della sezione controllo enti, Mario Alemanno: atto di tre pagine di cui Panorama è entrato in possesso.
La società pubblica, posseduta per il 49 per cento dall’Inps e per il 51 dall’Agenzia delle entrate, d’ora in avanti dovrà tempestivamente trasmettere ai magistrati contabili tutti gli atti assunti. Prima di tutto il bilancio di esercizio e poi gli altri documenti rilevanti, come il bilancio di previsione, il preconsuntivo, gli atti di programmazione, pianificazione, sintesi, consolidamento; inoltre i verbali dell’assemblea e del consiglio di amministrazione, gli atti normativi come lo statuto e quelli di rilevanza generale. Nello stesso tempo anche il ministero dell’Economia dovrà comunicare alla Corte tutte le decisioni assunte nei confronti dell’Equitalia.
Per la verità la Corte dei conti avrebbe voluto effettuare un controllo più puntuale e serrato sulla società di riscossione avvalendosi dei poteri attribuiti alla stessa Corte dall’articolo 12 di una legge del 1958. Una norma che consente ai magistrati contabili di partecipare direttamente alle sedute dei consigli di amministrazione e a quelle dei sindaci revisori degli enti sottoposti a controllo. A questo proposito la Corte aveva chiesto a Padoa-Schioppa l’adozione di un decreto specifico che, però, non è mai stato emanato.
Il braccio di ferro tra magistrati contabili e ministero dell’Economia è andato avanti due anni e, di fronte all’ennesimo niet contenuto nel decreto Milleproroghe di fine febbraio, i magistrati hanno deciso di procedere unilateralmente avvalendosi di altri articoli (in particolare il 2 e il 3) della stessa legge del 1958.
Con la delibera adottata, la Corte dei conti fa cadere, almeno in parte, quella specie di cortina di ferro eretta in questi anni dal governo intorno alla Equitalia, società pubblica con una missione delicata, essendo stata costituita nel 2005 per sviluppare la lotta all’evasione e migliorare e accelerare le procedure di riscossione dei crediti vantati dallo Stato nei confronti dei contribuenti considerati infedeli.
- Martedì 8 Aprile 2008

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