di Giovanni Pintus
Adesso per andare in treno da Helsinki a San Pietroburgo ci vogliono 7 ore, ma presto ne basteranno 3 e mezzo. Il Pendolino ha conquistato Vladimir Putin: sarà infatti made in Italy il primo treno che correrà in Russia a più di 200 all’ora. Ma, nonostante la conquista di una commessa del valore di circa 120 milioni di euro per la vendita di quattro convogli, più due in opzione, non tira una buona aria negli stabilimenti piemontesi della Alstom a Savigliano, che costruiscono il Pendolino, e in quelli romani di Colleferro, dove fino al 2000 sventolava la bandiera della Fiat Ferroviaria. I sindacati sono preoccupati. La multinazionale francese del settore trasporti, che in Italia possiede oltre a Savigliano e Colleferro stabilimenti a Milano (anch’esso ex Fiat) e Bologna (l’ex Sasib del gruppo De Benedetti), ha annunciato l’avvio di un piano di riorganizzazione aziendale. Tutti gli stabilimenti europei del gruppo dovranno specializzarsi e, come sempre accade in questi casi, c’è chi ci perderà. Nel programma l’Italia (che ha commesse pubbliche in calo) non sembra avvantaggiata, anche se da Parigi affermano di non voler «trascurare» gli stabilimenti dove è nato ed è stato costruito il successo del treno a inclinazione variabile, adottato in svariati paesi per velocizzare linee con molte curve. Vengono annunciati investimenti, però si parla comunque di oltre 150 esuberi a Savigliano; un centinaio di interinali sono già usciti dalla fabbrica. Anche il futuro dei 250 dipendenti di Colleferro sembra incerto: l’azienda vuole chiudere le linee di montaggio per dedicarsi alla manutenzione. La cura dimagrante non prevede colpi di scena, il ridimensionamento avverrà cercando di evitare contraccolpi politici e sindacali, tipo quelli che deve affrontare l’Air France dopo aver annunciato un duro piano per la conquista dell’Alitalia. Il progetto per i treni made in Italy a proprietà francese, da completare nel 2008, colpirà non solo l’occupazione, temono i sindacati, ma anche la tecnologia. Se da un lato la Alstom annuncia investimenti per 17 milioni di euro a Savigliano, dall’altro ha deciso di trasferire negli stabilimenti francesi e tedeschi la lavorazione di importanti pezzi del carrello del Pendolino, cuore tecnologico del più famoso treno italiano. «Se questo trasloco avverrà» spiegano i sindacati «le promesse dell’azienda rischiano di diventare carta straccia». D’altra parte la Alstom non può rinunciare a difendere la tecnologia francese.
- Mercoledì 9 Aprile 2008

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