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	<title>Economia &#187; Banche: le aziende usurate ora si ribellano</title>
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	<description>Canale Economia di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 12:44:11 +0000</pubDate>
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		<title>Banche: le aziende usurate ora si ribellano</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 08:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[C'è chi viene strangolato dai tassi di usura e chi fallisce per colpa dei derivati o di un errore. Ecco tre storie esemplari di imprenditori che ora hanno deciso di dire basta. Partecipa al <a href="http://forum.panorama.it/viewtopic.php?id=8010"><strong>FORUM</strong></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gallery.panorama.it/displayimage.php?pos=-28490"><img src="http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_banche-strozzine.jpg" border="0" /></a></p>
<p>di <em>Edmondo Rho</em></p>
<p>Grazie a un meccanismo perverso, provocato dall’aumento della commissione di massimo scoperto, le banche possono trasformarsi in veri e propri usurai. Ma ogni tanto le loro vittime, di solito piccoli imprenditori, non si rassegnano e cercano, tra Prefetture e aule di Tribunale, di ottenere giustizia. <em>Panorama</em> ha incontrato alcuni protagonisti di questa battaglia, i David della piccola impresa che sfidano i Golia del sistema bancario. A partire da Emidio Orsini, 58 anni, imprenditore di Ascoli Piceno nel settore degli appalti pubblici: è stato il primo in Italia a ottenere, nel 2005, il decreto del Prefetto in cui viene dichiarato vittima dell’usura da parte degli istituti di credito.<br />
<a href="http://gallery.panorama.it/displayimage.php?pos=-28488"><img src="http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_emidio-orsini.jpg" alt="Tassi d'usura a causa della commissione di massimo scoperto." border="0" /></a></p>
<p><em>Emidio Orsini</em></p>
<p>E ora ha avuto una prima soddisfazione anche sul fronte penale: “Il 18 marzo scorso la Procura della Repubblica di Ascoli ha chiesto il rinvio a giudizio in base all’art. 644 del codice penale, ovvero usura nei miei confronti, per quattro dirigenti bancari”. Si tratta di Enrico Pernice, già direttore generale della Banca Antonveneta,  Gustavo Greco, Massimo Bianconi, entrambi già amministratori delegati della Bna (nel frattempo assorbita dall’Antonveneta) ed Emanuele Gallotta, già direttore generale della Bna. Peccato che nella contemporanea causa civile i tempi siano biblici: “L’udienza con la Banca Antonveneta è stata rinviata da novembre 2007 a maggio 2011”, racconta Orsini.<br />
La sua lotta contro l’usura iniziò quasi per caso: a fine 2004, “ facendo ricostruire due conti correnti, dal programma informatico del nostro consulente Pietro Perla emergeva che dal 1997 il tasso d’interesse sui finanziamenti era quasi sempre al di sopra del tasso soglia d’usura: avevamo diritto a riavere 350 mila euro. Feci la richiesta e come risposta le banche mi imposero il rientro dai fidi: consideri che avevamo 19 conti in 11 banche diverse”. A quel punto la sua Orsini srl, dopo aver diminuito i 70 dipendenti e i 10 milioni di euro di fatturato  per le difficoltà del settore degli appalti pubblici, rischiava il fallimento: “La mia fortuna è stata di andare in Prefettura, grazie a un’idea del mio avvocato Nazario Agostini”, ricorda Orsini. Perché in Prefettura? “Perché la legge 44 del 1999 all’art. 20 garantisce alle vittime di usura e estorsione la sospensione di ogni azione esecutiva, da parte di chiunque: è un provvedimento che prende il Prefetto, visto il parere favorevole del Presidente del Tribunale. Io sono stato il primo a ottenerlo in Italia, dopo di me solo in Provincia di Ascoli sono arrivate almeno altre 50 richieste”.<br />
Così Orsini è protetto rispetto alle pretese dei creditori. E ha iniziato altre azioni, aprendo anche <a href="http://www.orsiniemidio.it">il suo </a><a href="http://www.orsiniemidio.it">sito</a>. “Abbiamo ricevuto centinaia di richieste d’aiuto. Molti imprenditori sono in difficoltà ma non se la sentono di fare causa. Ormai è una battaglia di civiltà, le banche non possono continuare a farla da padrone”, sostiene. E racconta come ha chiesto e ottenuto anche l’accesso al <a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/antiracket/sottotema004.html">Fondo di solidarietà anti-racket e anti-usura</a>: “In tutto ho avuto il beneficio di 200 mila euro ma non mi sono stati ancora erogati”, spiega l’imprenditore. E aggiunge: “Io risulto creditore, secondo i conteggi dei consulenti della Procura, nei confronti del sistema bancario di quasi 2 milioni di euro. Ciò nonostante i miei usurai, le banche, mantengono il titolo esecutivo nei miei confronti: ho bloccato un patrimonio immobiliare di quasi 4 milioni di euro e le banche hanno in mano fidejussioni personali per circa 3 milioni di euro”.<br />
Ma come si arriva a questa situazione? “In tutte le srl italiane ci sono fidejussioni garantite dal patrimonio dei soci, quindi le banche possono portare via le case di famiglia agli imprenditori falliti”, sintetizza Andrea Consoli, portavoce della nuova <a href="www.disastroderivati.it">asociazione Disastro derivati</a>. In molti casi, infatti, i complicatissimi strumenti finanziari derivati rappresentano la botta finale per i piccoli imprenditori già in difficoltà. Ma, per quanto riguarda in particolare l’usura, “il problema principale è che le banche non considerano la commissione di massimo scoperto nel costo del denaro: varie Procure, a partire da Ascoli Piceno e Palmi, per fortuna contestano questa interpretazione” spiega Gennaro Baccile, portavoce nazionale dell’<a href="www.sosutenti.net">associazione Sos utenti</a>.<br />
Secondo i dati della Banca d’Italia dopo il 1997, quando la legge ha introdotto il tasso-soglia anti usura, la commissione di massimo scoperto è quasi raddoppiata passando in media dallo 0,437 per cento del 1997 allo 0,810 per cento del 2006. E questo, mentre i tassi crollavano. Cosa significa? Secondo Sos utenti, la commissione di massimo scoperto comporta un aggravio tra il 4 e l’8,5 per cento annuo, a seconda dell’aliquota applicata al cliente, “e in questo modo il tasso di usura viene abondantemente superato”, accusa Baccile. La soglia massima concessa, fino al 31 marzo scorso, è pari al  14,76 per cento per i fidi oltre 5 mila mentre è del 19,5 per cento su quelli inferiori a 5 mila euro. Non solo. La legge anti usura è entrata in vigore nel 1997, “quando ogni 100 euro di interessi le banche ne incassavano 4,48 di commissioni di massimo scoperto”, ricorda Baccile, “mentre nel 2005 si è arrivati a 13,5 euro ogni 100 di interessi: gli incassi da commissioni sono triplicati”. Insomma, fatta la legge trovato l’inganno? Secondo l’<a href="http://www.adusbef.it/">Adusbef</a>, una delle principali associazioni di difesa degli utenti bancari, le commissioni di massimo scoperto incidono per 40 miliardi di euro all’anno.<br />
E poi, ci sono gli errori. O presunti tali. Come quelli che racconta Annalisa Faglioni, 52 anni, gà titolare di una ditta di abbigliamento, nel distretto di Carpi, provincia di Modena: aveva sette dipendenti e un fatturato di 2,6 milioni di euro nel 2006. “Ma la nostra crescita è stata bloccata”, accusa Faglioni, “da un lato con i contratti derivati, per cui ho denunciato penalmente i dirigenti della Banca Agricola mantovana del gruppo Mps, dall’altra con le segnalazioni alla Centrale rischi della Banca d’Italia”. E la storia che racconta Faglioni è paradossale: “Dal 2003 al 2006 un’altra banca con cui lavoravo mi segnalava tutti i mesi come debitore a rischio. Poi l’istituto ha definito queste segnalazioni una ‘anomalia del computer’ e a gennaio 2007 ha ammesso con la Banca d’Italia il suo errore, ma nel frattempo tutte le altre banche mi avevano chiuso i fidi”. Su questo episodio è in corso un’indagine della magistratura: Faglioni ha presentato nel maggio scorso una denuncia alla Procura della Repubblica di Modena. Ma il paradosso non finisce qui. “A luglio il Prefetto mi ha riconosciuto il beneficio della sospensione dei termini: ciò nonostante a novembre il Tribunale di Modena ha dichiarato il mio fallimento, accogliendo la richiesta di due fornitori che vantavano insieme un credito di poco superiore ai 30 mila euro. Ironia della sorte: anche se sono fallita, il 19 marzo scorso ho avuto il rinnovo del decreto prefettizio per altri 300 giorni”, racconta amara Faglioni.<br />
<a href="http://gallery.panorama.it/displayimage.php?pos=-28489"><img src="http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_annalisa-faglioni.jpg" alt="Per un errore Ã¨ stata segnalata come debitore a rischio ed Ã¨ fallita." border="0" /></a><br />
<em>Annalisa Faglioni</em><br />
La mano destra non sa quello che fa la sinistra? “Sì, ora sto facendo ricorso in Cassazione. Ho trovato  un Tribunale che ha deciso di non applicare la legge. E in appello i giudici hanno riconosciuto che nella fase pre fallimentare le mie ragioni avrebbero dovuto essere accolte: ma siccome ormai sono fallita, hanno respinto il ricorso rinviando le decisioni di merito al giudice fallimentare”. Oltre al danno, la beffa? “Già, anche perché le banche hanno potuto inserirsi nella procedura del fallimento, chiedendo complessivamente 350 mila euro, mentre secondo le nostre perizie gli istituti di credito dovrebbero restituirci un milione di euro di maltolto”. E Faglioni accusa: “C’era una scelta deliberata, per farmi saltare e portarmi via l’azienda e la casa. Io da due anni non posso più lavorare, ho perso tutto e vivo aiutata dalla mia famiglia: l’alternativa sarebbe stata rivolgersi agli strozzini.”<br />
Una strada, quest’ultima, che è stato invece costretto a percorrere Giovanni Casalegno. Piccolo imprenditore torinese, 53 anni, da un quarto di secolo fa il pendolare con Vercelli dove produce pannelli di poliuretano per il risparmio energetico. “Un istituto mi ha chiuso il fido di 80 mila euro nonostante avessi depositato in garanzia altrettanto in Bot. E non avendo più credito con le banche, per evitare il fallimento ho dovuto chiedere 25 mila euro agli strozzini, restituendone dopo un mese quasi 30 mila”, racconta. Le sue due società, la Thermopol e la Vetrolan, avevano un fatturato complessivo di 4 milioni di euro fino al 2004 con nove dipendenti. Oggi il giro d’affari è ridotto a meno di 700 mila euro, con tre dipendenti. “Mi è successo quello che accade a molti piccoli imprenditori: prima le banche ti chiedono fidejussioni, case, capannoni e impianti in garanzia, poi arriva il momento in cui decidono di non finanziarti più. Avevo oltre un milione di euro di affidamento con quattro banche, quando cominciano a chiuderti i rubinetti non riesci più a lavorare”, ricorda Casalegno.<br />
L’imprenditore si è rivolto alla Sos utenti. Iniziando l’azione in sede civile e ottenendo un primo risultato: “Secondo il consulente tecnico nominato dal Tribunale di Vercelli, il nostro conto con la Banca di Roma ha sforato il tasso di usura in 29 trimestri su 31, quindi quasi sempre per otto anni”, spiega. “Ci dovrebbero restituire 300 mila euro, contro i 290 mila del nostro debito”. L’imprenditore è comunque amareggiato: “Purtroppo se il cliente fa causa alla banca, è rovinato come immagine. Per non parlare dei tempi della giustizia civile: siamo partiti nel 2004 e la prima udienza sarà finalmente a fine aprile 2008. E intanto, io sono in un limbo”. In che senso? “La legge prevede la possibilità per il Prefetto di concedere la sospensione dei termini, purché ci sia il parere del Presidente del Tribunale. Il quale però mi ha spiegato di “non avere gli elementi” per dare il suo parere. E ciò nonostante il consulente del Tribunale sostenga che la banca ha sforato il tasso di usura”, racconta Casalegno. Che aggiunge: “Voglio lottare fino all’ultimo, ho una dignità e due figlie da mantenere. Non devono avere un padre fallito: io lavoro onestamente da sempre”. E se invece la fanno fallire? “Si prendono capannoni e impianti, per i quali la nostra famiglia ha investito oltre 4 milioni di euro, oltre alla casa di proprietà. Ma vi pare giusto?”<br />
<a href="http://gallery.panorama.it/displayimage.php?pos=-28487"><img src="http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_giovanni-casalegno.jpg" alt="La banca gli ha chiuso il fido e ha dovuto rivolgersi agli strozzini." border="0" /></a><br />
<em>Giovanni Casalegno</em></p>
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