
Stringono i tempi per le decisioni su Alitalia. Silvio Berlusconi non demorde e assicura che l’interesse degli imprenditori italiani per la compagnia di bandiera c’è. Eppure il Cavaliere, il primo giorno da premier in pectore, non se la sente di escludere che vi sia ancora un margine, magari piccolo, per chiudere la trattativa con Air France. “Non posso dare una risposta al riguardo, me ne occuperò” replica “quando avrò responsabilità di governo”. Il leader del Pdl parla dal palco dell’Auditorium della Tecnica dell’Eur.
Il governo, dimissionario, ascolta e poi decide che è ora di fare chiarezza: fa quindi sapere, con una nota ufficiale della presidenza del Consiglio, di volere un incontro con la nuova maggioranza. È il momento delle decisioni, spiega Palazzo Chigi, è quindi è “indispensabile che la situazione venga approfondita in un incontro urgente con un rappresentante delegato dal leader della coalizione che ha vinto le elezioni”. Ambasciatore anche in questo caso, il sottosegretario Enrico Letta. Tra le tre e le quattro settimane e il nuovo Esecutivo sarà insediato. Non è detto però che la compagnia di bandiera abbia tutto questo tempo a disposizione. Oggi il presidente Aristide Police ha ribadito che il conto alla rovescia è iniziato e che di soldi in cassa sono sempre meno. Il rischio che il Cda dell’azienda invochi la Legge Marzano diventa ogni giorno più alto. Strada, tra l’altro, preferita dalla Lega.
Berlusconi della Legge Marzano non parla mai. Il dossier Alitalia è però in cima alla sua agenda, a tal punto che a poche ore dal verdetto delle urne ha incontrato Bruno Ermolli, “il responsabile della società di consulenza” spiega il Cavaliere “che ha tenuto i rapporti con decine di imprenditori italiani medi e piccoli che si sono dichiarati disponibili al mio appello”. Un interesse, prosegue il leader del Pdl, che nasce dalla convinzione che “non avere una compagnia di bandiera sarebbe un grave danno”. Ma conservare l’italianità del vettore nazionale non è detto significhi per forza mandare all’aria la trattativa con i francesi. Il ragionamento del Cavaliere, secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari del Pdl, ruoterebbe intorno alla quota che deve restare in mano italiana. L’idea sarebbe di tenere una sorta di ‘golden share’, conservando dunque una ‘quota riconoscibile e rispettabile’. Se cosi’ fosse, allora forse anche Parigi potrebbe andare bene. E se a Air France resterebbe il controllo dell’operatività, Alitalia limiterebbe il rischio di sorprese in futuro per quanto riguarda le rotte strategiche per il nostro paese e anche la riconoscibilità del marchio tricolore. La partita resta comunque delicata e non è escluso che il futuro premier italiano e Nicolas Sarkozy abbiano affrontato anche questo tema nel corso del colloquio telefonico avuto oggi. I destini di Alitalia sono poi incrociati con quelli di Malpensa. In questo caso, però, entra in gioco la politica nostrana, considerando che per la Lega la difesa dello scalo milanese è una priorità. In questo caso, l’idea di Berlusconi sarebbe quella di garantire a Malpensa il rango di hub e la sua appetibilità, a prescindere da Alitalia, magari anche aprendo nuovi slot.
Per l’acquisizione di Alitalia torna in pista anche Aeroflot. Secondo fonti vicine all’operazione l’incontro tra il leader del Pdl Silvio Berlusconi e il presidente russo Vladimir Putin in programma in Sardegna giovedì prossimo potrebbe essere l’occasione per riconsiderare l’ipotesi di un’alleanza fra le due compagnie aeree. In questo senso, rappresenterebbe il partner ideale, dal punto di vista industriale, dell’ex compagnia di bandiera”. Putin sarà ospite di Berlusconi a Villa Certosa al ritorno dalla sua visita in Libia. Sul tavolo dei due leader tanti dossier aperti, tra cui appunto, quello riguardante Alitalia.
- Martedì 15 Aprile 2008
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