
di Roberto Seghetti
Il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, può sperare di rimettere nel cassetto la dichiarazione di guerra. Dopo due anni di polemiche contro la riforma del catasto e per l’ulteriore abbassamento dell’Ici, la vittoria del Centrodestra gli regala un governo più vicino alle sue posizioni. Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ha invece di fronte una strada tutta in salita: fino a ieri era un interlocutore scomodo per il governo di Romano Prodi, ma anche uno degli azionisti di riferimento della maggioranza. Ora è solo il capo del sindacato confederale con il maggior numero di iscritti.
Eh sì, quando cambia il governo si rimescolano le carte del gioco sociale. Pur senza contare le conversioni, sempre numerose in questi casi, muta inevitabilmente la mappa delle affinità elettive e si alternano i gruppi di interesse che vengono considerati, a torto o a ragione, più vicini alla linea dell’esecutivo. Il processo è rapido e coinvolge buona parte del ceto dirigente. Prendete per esempio i manager delle grandi aziende dove lo Stato ha ancora un peso. Sono tutti o quasi in scadenza. Con il governo Prodi era in discussione la loro permanenza. Nel nuovo esecutivo hanno invece amici ed estimatori.
Uno di questi è sicuramente Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni dal giugno del 2005, dopo essere stato al vertice dell’Enel: un manager che può vantare risultati economici brillanti. Fulvio Conti, dal 2005 numero uno dell’Enel, è un altro manager che ha all’attivo buoni risultati, ma anche amicizie nella maggioranza che ha vinto le elezioni. Lo stesso si può dire di Flavio Cattaneo, oggi a capo di Terna, o di Massimo Sarmi, amministratore di Poste Italiane. Per non parlare di Pier Francesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica, il manager italiano che durante il passato governo di Silvio Berlusconi ha venduto agli Usa il nuovo elicottero presidenziale. Diverso è invece il caso di altri manager di quelle stesse società o di altre aziende. Come Piero Gnudi, presidente di Enel e considerato vicino a Prodi. Come Vittorio Mincato, presidente di Poste. O come i due manager che oggi siedono al vertice delle Fs, il presidente Innocenzo Cipolletta e l’amministratore delegato Mauro Moretti. Anche tra gli industriali privati e tra le associazioni di categoria emergono maggiori o minori affinità potenziali col nuovo governo.
Marco Tronchetti Provera, presidente del gruppo Pirelli ed ex nume tutelare del colosso Telecom Italia, ha da sempre un ottimo rapporto con Silvio Berlusconi. Lo stesso si può dire per la famiglia Benetton e per il gruppo che fa capo alla famiglia Ligresti. Sicuramente vicina al nuovo governo per affinità e sensibilità è la manager che oggi guida l’Assolombarda, la più importante associazione territoriale della Confindustria, Diana Bracco. Più legati a una visione bipartisan appaiono invece Francesco Gaetano Caltagirone, editore, banchiere e grande immobiliarista, il presidente uscente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo e soprattutto Emma Marcegaglia che a maggio ne prenderà il posto, da molti considerata per sensibilità più vicina al centrosinistra. Senza contare gli imprenditori che si sono espressi a favore di Veltroni, a cominciare da Carlo de Benedetti. Tra i banchieri, ad aver espresso opinioni personali più vicine al Centrosinistra vi sono tra gli altri l’amministratore delegato dell’Unicredit, Alessandro Profumo, o il presidente del consiglio di sorveglianza del colosso Intesa San Paolo, Luigi Bazoli, tradizionalmente considerato vicino a Prodi.
Così come sarà interessante vedere come si muoverà per recuperare prima possibile il rapporto con il nuovo governo il colosso multinazionale Goldman Sachs, banca d’affari nella quale il presidente del Consiglio uscente ha numerosi amici. Sicuramente già in sintonia con Silvio Berlusconi è invece il nume tutelare della Mediobanca, Cesare Geronzi, mentre l’amministratore delegato di Intesa, Corrado Passera, da sempre per sensibilità più bipartisan può oggi vantare con il nuovo governo il ruolo di sponda alla eventuale formazione di una cordata italiana nella vicenda della privatizzazione dell’Alitalia. A parte la Confindustria, anche altre associazioni di categoria si stanno posizionando in questi giorni. Giorgio Guerrini, presidente della Confartigianato, può ben vantare una certa sintonia con la nuova maggioranza. Più bipartisan per statuto, ma con il corpaccione della categoria che pende verso il nuovo governo, è Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, che ha iscritto nelle proprie richieste il pagamento dell’Iva per cassa, una dei punti salienti del programma elettorale del Pdl. Apertamente schierate con il centrosinistra la Cna e la Confesercenti, ma con possibilità di dialogo anche con il nuovo governo, soprattutto su temi fiscali e delle procedure burocratiche. Molto più problematico appare invece il rapporto della Lega delle Cooperative con il nuovo governo. Il presidente Giuliano Poletti avrà da fare nel difendere il modello produttivo ed economico delle coop. Anche se nella difesa delle norme attuali potrà avere come alleato la Concoopertive, l’associazione che rappresenta il mondo delle coop bianche. Infine, i sindacati. Scontato il cambiamento di orizzonte per Guglielmo Epifani, sicuramente si consoliderà il ruolo di Renata Polverini, segretaria dell’Ugl, la confederazione vicina al Centrodestra. Ma sarà interessante verificare anche come si evolverà il rapporto con il nuovo governo della Cisl di Raffaele Bonanni e della Uil di Luigi Angeletti.
- Domenica 20 Aprile 2008
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