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Non si arresta la corsa del petrolio che oggi ha sfondato la quota di 117 dollari. Sul mercato asiatico i future sul Light crude hanno toccato il nuovo record storico di 117,8 dollari. Ai massimi anche i future sul Brent che avanzano a 114,86 dollari.
A far salire il greggio sono state anche le dichiarazioni del presidente dell’Opec, Chakib Khelil, che ieri - in occasione dell’International Energy Forum in corso a Roma - ha escluso aumenti di produzione da parte del cartello. Per Khelil, comunque, un aumento della produzione non avrebbe alcun impatto sui prezzi. Anche il segretario generale dell’Opec Abdullah al-Badri ha fatto sapere che i prezzi del petrolio potrebbero aumentare ancora se il dollaro continuerà a indebolirsi.
La corsa dell’oro nero non poteva non tenere banco nella due giorni della riunione dello Ief, e molte sono state le opinioni riguardo alle cause di questi record dei prezzi. Ad esempio, per il ministro dell’Energia del Venezuela, Rafael Ramirez, questo picco è dovuto alla debolezza del dollaro e ai problemi dell’economia statunitense. Per l’ad di Eni Paolo Scaroni, nel medio periodo le quotazioni del greggio comunque scenderanno: “Noi oggi soffriamo una carenza di investimenti che non sono stati fatti negli anni Novanta, quando il prezzo del barile”, ha detto al Mediolanum Market Forum in corso nella sede di Borsa Italiana, “era a dieci dollari. Prevediamo che la massa di investimenti di questi anni che tutto il settore sta facendo, farà scendere in tre-quattro anni il prezzo del petrolio a 60-70 dollari. Noi stiamo investendo a tutta forza”.
Comunque, al momento i prezzi del petrolio troppo alti rappresentano un serio problema per l’economia mondiale, soprattutto per i Paesi più poveri, “con un costo, diretto e indiretto, stimabile in 500 miliardi di dollari ogni 10 dollari di aumento del prezzo al barile”: è questa la stima fatta dal premier dimissionario Romano Prodi secondo cui i prezzi petroliferi devono essere stabili “a livelli accettabili, sia per i consumatori sia per i produttori”. In controtendenza, il ministro del Petrolio iraniano, Gholam Hossein Nozari secondo cui i prezzi del petrolio “non sono troppo alti in termini reali”. E ha poi aggiunto: “Le questioni sono altre, non è la fornitura”.
- Lunedì 21 Aprile 2008

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Il 22 Aprile 2008 alle 12:50 Vola il petrolio: cresce di un dollaro al giorno. Sfondati i 118 dollari » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Vola ancora il prezzo del petrolio, che sfonda quota 118 dollari al barile. Sul circuito elettronico i future sul Light crude salgono al nuovo record storico di 118,05 dollari, in rialzo di 57 cent. Nuovo massimo di tutti i tempi anche per il Brent che schizza a 115,03 in aumento di 60 cent. Appena ventiquattro ore fa il petrolio costava un dollaro in meno. A spingere le quotazioni sono le tensioni geopolitiche in Nigeria, ma anche la resistenza dei Paesi dell’Opec ad aumentare la propria offerta sul mercato e la debolezza del dollaro, nonchè lo sciopero in una raffineria in Scozia. [...]
Il 23 Aprile 2008 alle 18:57 Corrado Buccieri ha scritto:
Ma possibile che nessuno può intervenire?
Il 25 Aprile 2008 alle 12:33 pedro123 ha scritto:
Buon giorno
Per una maggiore “trasparenza” sarebbe importante e più naturale leggere le quotazioni del barile in € non in dollari.
Cordiali saluti
Il 19 Maggio 2008 alle 10:19 Nuova Babilonia « Le cittá sono la ricchezza delle nazioni ha scritto:
[...] La maggior parte delle citta’ di successo si guadagnano fama e ricchezza grazie al rimpiazzo delle importazioni. Le citta’ del Golfo Persico si stanno guadagnando fama e ricchezza grazie alla geologia. Piu’ India e Cina lavorano duramente, piu’ il prezzo del petrolio sale. [...]
Il 19 Giugno 2008 alle 1:20 Vola il petrolio cresce di un dollaro al giorno Sfondati i 118 dollari | economia ha scritto:
[...] April 22, 2008 Vola ancora il prezzo del petrolio, che sfonda quota 118 dollari al barile. Sul circuito elettronico i future sul Light crude salgono al nuovo record storico di 118,05 dollari, in rialzo di 57 cent. Nuovo massimo di tutti i tempi anche per il Brent che schizza a 115,03 in aumento di 60 cent. Appena ventiquattro ore fa il petrolio costava un dollaro in meno. A spingere le quotazioni sono le tensioni geopolitiche in Nigeria, ma anche la resistenza dei Paesi dell’Opec ad aumentare la propria offerta sul mercato e la debolezza del dollaro, nonchè lo sciopero in una raffineria in Scozia. [...]
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