Approvato il maxiprestito: altri 300 milioni per dare respiro ad Alitalia

La sede romana di Alitalia

Alitalia prende fiato. All’indomani del ritiro dell’offerta da parte Air France-Klm, il governo ha deciso di erogare un prestito di emergenza da 300 milioni di euro a tassi di mercato, da rimborsare entro il 31 dicembre 2008, fondi che sono nel bilancio dello Sviluppo economico e che Alitalia prenderà un po’ per volta. Ordine pubblico e continuità territoriale, le ragioni per non incorrere in sanzioni della Ue. Soddisfatti i sindacati soprattutto perché l’ammontare del prestito dà respiro per trovare una soluzione.
“Il prestito”, ha detto il segretario generale della Filt-Cgil Fabrizio Solari, “dà respiro per una soluzione possibile”. “Il nuovo Governo”, ha commentato l’Anpac, “dovrà avere la leadership assoluta della futura operazione”.

L’iniezione di liquidità dovrebbe assicurare la continuità aziendale almeno sino a dopo l’estate, considerato che andando verso l’alta stagione la compagnia può fare cassa. Tempo durante il quale il nuovo esecutivo dovrà trovare una soluzione che assicuri un futuro alla compagnia aerea. Una soluzione che consenta una ricapitalizzazione che, accompagnata da un piano industriale, possa rimettere in piedi l’azienda e rilanciarla. Altrimenti, si riproporrebbe il rischio commissariamento. In attesa che si individui un acquirente, magari con la prospettiva di confluire in un’alleanza con un partner internazionale, Alitalia dovrà andare avanti rivisitando il piano “stand alone”, con un riassetto verosimilmente più rigoroso, che dovrebbe prevedere l’avvio delle procedure dello stato di crisi.

Un aumento di capitale si rende necessario a fronte di una cassa che a fine marzo era di circa 240 milioni e un indebitamento intorno a 1,370 miliardi. Sulla scena potrebbe tornare Air France-Klm e riaffacciarsi AirOne, il vettore di Carlo Toto, forse assieme ad una cordata di imprenditori italiani ed eventualmente fondi e una compagnia aerea internazionale o con un consorzio di banche. Che, in alternativa, potrebbero scendere in campo da sole, su richiesta del governo, per un’operazione sulla falsariga di quanto avvenuto per il risanamento della Fiat. Chiunque volesse entrare nella partita avrà comunque tempo per esaminare i conti di Alitalia (due diligence) ed elaborare un’offerta. Ma se la ricognizione non andasse a buon fine, l’unica strada sarebbe l’amministrazione straordinaria con un commissario liquidatore.

Una delle opzioni possibili potrebbe girare intorno alla costituzione di un consorzio di banche, ispirato dal Governo, tramite il quale procedere ad una ricapitalizzazione consistente di Alitalia. Risanata e ristrutturata l’azienda, un po’ come avvenne per la Fiat, le banche potrebbero lasciare progressivamente spazio a imprenditori o partner industriali. Una eventuale cordata di istituti di credito potrebbe anche pensare ad un’operazione di fusione Alitalia e AirOne, che farebbe da partner industriale. Con la prospettiva di allearsi, in seguito, ad una compagnia internazionale.

AirOne ambisce da tempo a fare questa operazione. Ma non certo da sola perché ha bisogno di un sostegno finanziario. Così potrebbe essere ancora affiancata da IntesaSanpaolo, che ha seguito il vettore di Carlo Toto sino a quando è stato escluso, nel dicembre scorso, in favore di Air France-Klm. Ma potrebbero partecipare alla cordata anche altri istituti di credito, fondi internazionali e imprenditori italiani, quelli che per conto di Silvio Berlusconi sono stati contattati da Bruno Ermolli. La prospettiva tutta tricolore con AirOne potrebbe tirare in ballo Lufthansa, partner commerciale nella Star Alliance. Questo però vorrebbe dire per Alitalia uscire da Sky Team e dalla partnership con Air France-Klm e Aeroflot. L’aviolinea russa è stata tirata in ballo per un’alleanza dopo l’incontro del Cavaliere con Putin ma essendo extra Ue dovrebbe partecipare con una quota di minoranza per non mettere a rischio i diritti di traffico dell’Italia.

Tornando al prestito varato dall’esecutivo uscente, il decreto è entrato in Consiglio dei ministri con un finanziamento più basso, fra i 150 e i 200 milioni di euro. Alla fine Prodi e il suo governo hanno accettato le condizioni degli avversari. Non senza, pero’ aver prima chiarito: ”Silvio Berlusconi mi ha chiesto un prestito più sostanzioso di quello che avevamo previsto per avere più tempo per risolvere la vicenda. Il nostro è stato un atto di responsabilità”. Ora il vettore ha quindi un po’ di tempo in più. Cioè il periodo necessario perché sia il nuovo governo di Berlusconi a gestire una delicata situazione di transizione ed è molto probabile che il Cavaliere, in attesa di disegnare l’assetto definitivo della compagnia, pensi anche a nuovi vertici che accompagnino l’azienda in questa fase.
Tra i nomi che stanno circolando in queste ore ci sono quelli di Maurizio Basile, ex ad di Aeroporti di Roma (e che nasce come manager Alitalia) e Mario Resca, ex presidente e ad di Mc Dondald ed ex commissario straordinario di Cirio-Del Monte. Il presidente del Consiglio in pectore è più che convinto che nuovi ”partecipanti” si facciano avanti chiedendo di verificare i conti e per presentare al piu’ presto una proposta impegnativa. ”Poi si vedrà” spiega “come potrà essere indivifuato un piano industriale che riporti la compagnia al pareggio e poi all’utile”.

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 23 Aprile 2008 alle 10:48 Match per il Campidoglio. Sicurezza, Rom e Alitalia: lite Rutelli-Alemanno » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’emergenza sicurezza e la questione Alitalia sono stati i temi centrali del faccia a faccia tra i candidati a sindaco di Roma del centrosinistra Francesco Rutelli e del Pdl Gianni Alemanno nel corso della trasmissione televisiva Ballarò in vista del ballottaggio per le elezioni comunali di domenica e lunedì prossimi. [...]

Il 23 Aprile 2008 alle 12:23 Alitalia e la cordata italiana. Berlusconi: “Ci saranno tagli dolorosi” » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Approvato il maxiprestito: altri 300 milioni per dare respiro ad Alitalia [...]

Il 23 Aprile 2008 alle 15:41 giusie ha scritto:

Che schifo! E io devo contribuire a pagare il salvataggio di quella manica di sfticati che facevano scioperi continuamente e che hanno stipendi da favola?

Il 23 Aprile 2008 alle 19:37 vgluna ha scritto:

per dare respiro all’alitalia [(fannulloni), 135 piloti per 5 cargo, vuol dire che se ogni giorno partono 5 cargo 130 piloti restano a casa a far niente (probabilmente hanno il loro giorno di riposo)- settimana di 130 giorni - un giorno per pilota]
tolgono il respiro ai poveretti; chi mi ridà i 200 e rotti euro che ho pagato in 15 anni per far fare la bella vita ai manager dell’alitalia? (pensate ai loro TFR); tralascio per il momento LA CASTA - non vi siete mai chiesto come mai gli aerei dello stato volano per 36 ore giornaliere? mah!!! probabilmente in cielo il tempo passa più lentamente e penso che SICURAMENTE i 130 piloti predetti, stiano in cielo ad aspettare l’aereo tipo - staffetta - per dare il cambio. ciao, il resto alla prossima

Il 19 Giugno 2008 alle 1:24 Alitalia e la cordata italiana Berlusconi Ci saranno tagli dolorosi | economia ha scritto:

[...] April 23, 2008 “Per noi sarebbe stato meglio lasciare al governo attuale di concludere con Air France. È una patata bollente tra le mani, ma interesse nazionale è non perdere la compagnia di bandiera. Questo per orgoglio nazionale e per interesse economico”. Silvio Berlusconi, durante un collegamento con Nuovo Spazio Radio e con Radio Radio, parla della questione Alitalia. Quello che succederà ora per la compagnia, dopo il prestito concesso ieri dal Governo “è una due diligence che durerà 4-5 settimane al termine delle quali la compagine che si metterà insieme farà un’offerta impegnativa”. Il premier in pectore non nasconde che in futuro comunque ci dovranno essere dei tagli. “Ci sarà una dolorosa riduzione del numero degli addetti di Alitalia. Ma ci sono gli strumenti che lo Stato ha per chi si trova senza un lavoro e dovrà cercarne un altro”. Berlusconi trova “giusta la preoccupazione” di chi pensa che occorra salvaguardare i lavoratori: “Tutti dovranno avere buon senso. Bisogna salvaguardare il maggior numero di dipendenti, ma ci sarà gente che dovrà cercarsi un altro lavoro. Non c’è nessuno che possa garantire l’attuale numero di dipendenti”. Berlusconi fotografa così la situazione: “Bisogna escludere innanzitutto il commissariamento, ci saranno mesi durante i quali gli imprenditori italiani interessati alla compagnia potranno guardare i conti di Alitalia. Dopo tre o quattro settimane questa compagine nuova dovrà fare una offerta impegnativa”. Berlusconi ripete che saranno necessari dei tagli: “Ci sarà” ribadisce “una dolorosa riduzione del personale ma si potrà contare sui metodi che lo Stato ha a disposizione”. Il futuro premier parla della “debita assistenza” che lo Stato potrà fornire a chi perderà il lavoro. La necessità” dice “è salvaguardare la compagnia di bandiera e portare Alitalia prima al pareggio e poi agli utili”. Berlusconi ha spiegato di essere potuto intervenire sul caso Alitalia solo “in questi due giorni perché ho potuto metterci la testa e guardare ai conti per quanto si può fare dall’esterno”. Il leader del Pdl respinge però con decisione le accuse rivoltegli per il ritiro dell’offerta di Air France. “La trattativa si è chiusa” ha scandito Berlusconi “perché il governo ha rifiutato le condizioni imperative dei francesi, tra le quali il prezzo non congruo, e l’obbligo di rinunciare al trasporto di merci che avrebbe dovuto passare obbligatoriamente da Parigi”. E ancora: “La situazione è stata impostata male. Non si doveva partire da una situazione di asservimento con Air France”. Il futuro premier ha ribadito che era necessario costituire un grande gruppo internazionale e che ci fosse “pari dignità”. Invece, non erano “affatto accettabili le condizioni poste da Air France”. “Ora c’è il modo - ha, quindi, aggiunto il Cavaliere - per cui la compagnie di imprenditori interessati ad Alitalia si facciano avanti, chiedano di valutare i conti e presentare una proposta. Il tutto assistito da banche italiane, da società importanti, da compagnie aeree italiane e straniere che non pretendono di farla da padrone” in Italia. Ma il motivo principale della fuga di Air France, Berlusconi lo vede nel “fermo no dei sindacati. La motivazione prima del no di AF” ha ribadito “è stato il veto dei sindacati”. [...]

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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