Quanto brucia il Dragone. Cause ed effetti della galoppante inflazione cinese

Un lavoratore cinese sul ponte più lungo del mondo | Ansa
Dall’inizio del 2007, i tassi di crescita galoppanti che caratterizzano la Repubblica Popolare Cinese non riguardano più solo l’incremento del prodotto interno lordo, ma coinvolgono anche il tasso di inflazione.
Se nel 2007 l’indice dei prezzi al consumo è salito in media dell’8,5%, nel 2008 sembra essersi stabilizzato su un +8%. Valori preoccupanti per una classe dirigente ancora convinta che l’aumento dell’inflazione sia stato la causa non solo del calo di popolarità di Chiang Kai-shek (il leader nazionalista che ha guidato la Cina fino al 1949) a fine anni ‘40, ma anche dei tragici incidenti di Tiananmen, nel giugno dell”89.
I leader comunisti temono, giustamente, che la nuova ondata di inflazione possa nel tempo mettere a rischio la stabilità politica e sociale del Paese. Questa paura è confermata dal fatto che, per la prima volta, le cause dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo siano endogene anzichè esogene. Negli anni ‘90, l’economia si era surriscaldata a causa di un aumento veloce e non previsto del credito estero. Oggi, al contrario, è stata l’interruzione (forzata) dell’offerta nazionale di generi alimentari causata dai problemi registrati soprattutto nell’industria della macellazione, associata a sua volta all’aumento dei prezzi internazionali del petrolio, del carbone, della soia e del riso, a innescare l’accellerazione dell’inflazione. Per porre rimedio a questa situazione, il governo ha deciso di aumentare l’offerta di prodotti alimentari e allo stesso tempo di congelarne i prezzi, nella convinzione che le inefficienze registrate nel settore altro non siano che un problema temporaneo.
Tuttavia, dal momento che la transizione cinesa da un’economia pianificata a una di mercato non è ancora stata ultimata, è evidente che un efficace controllo dell’inflazione richiede qualcosa di più di una politica monetaria di breve periodo.Nel lungo periodo, la Cina avrebbe bisogno di sviluppare un mercato di capitali nazionale, di liberalizzare i tassi di interesse e di rendere flessibile quello di cambio. I dirigenti di Pechino ne sono consapevoli, ma ai loro occhi il Paese non è ancora maturo per cambiamenti tanto drastici.

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