
Ufficialmente non ci sono più. Ma per chi volesse di nuovo consultarli, i redditi degli italiani rimangono in rete e sono ancora rintracciabili. Come? Grazie a Emule, un sistema di file sharing in peer to peer, si può accedere alle dichiarazioni dei contribuenti relative al 2005 impostando una semplice ricerca da un qualsiasi motore, aggirando così lo stop imposto dal Garante della privacy alla pubblicazione on line decisa dall’Agenzia delle entrate.
Un’operazione in linea con la “filosofia” dello scambio di file, un sistema di link e di rimandi che accompagna il navigatore fino a scovare l’elenco della discordia: dati, nomi e imponibili. E questo perché qualcuno, prima che la decisione del viceministro Visco di rendere consultabili online i redditi degli italiani spingesse il Garante della Privacy a far fare marcia indietro all’Agenzia delle Entrate, era già riuscito a copiare le tabelle dei redditi, inserirle in reti peer to peer e renderle accessibili attraverso programmi di condivisione dati.
Insomma è successo proprio quello che paventavano le persone che mercoledì 30 aprile, dopo aver scoperto di essere finite con la propria cartella fiscale on line, hanno tempestato di telefonate le associazioni dei consumatori: i dati sono entrati nel mare magnum della rete e basta poco perché qualche navigatore ci si imbatta.
Infatti, l’aver messo in circolo i file ha subito scatenato un vero e proprio tam tam in Rete, soprattutto tra chi non ha fatto in tempo a sbirciare, dal buco della serratura, i redditi altrui. Blog e forum sono pieni di gente che domanda come (e se sia legale o meno) si può scaricare i dati fiscali e di gente disposta a spiegarlo.
La questione, che ha sollevato una ridda di polemiche e diviso gli stessi italiani, continua a tenere banco: e, nelle ultime ore, è arrivata anche la presa di posizione dell’Adiconsum, associazione dei consumatori. Rendere note le dichiarazioni dei redditi degli italiani è stata “una scelta giusta, ma realizzata male” dice il presidente Paolo Landi: “I colpevoli di questa grande superficialità burocratica non possono restare a gestire un servizio così delicato”.
Per l’Adiconsum, considerando il rischio di truffe basate sul furto di identità, è ora “indispensabile un appello da parte delle istituzioni ai vari motori di ricerca su internet e a tutti coloro che hanno registrato i dati dell’Agenzia delle entrate a evitare di rimettere in rete” le informazioni che erano state diffuse. Anche se si tratta di “una scelta di trasparenza che possiamo condividere” dice Landi, l’Adiconsum “condivide la decisione dell’Autorità della privacy per aver interrotto e sospeso questa applicazione”.
Ma forse lo stop è arrivato davvero troppo tardi: il peer to peer non si è fermato davanti al divieto dell’Autorità.
Il VIDEO servizio:
- Venerdì 2 Maggio 2008
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Commenti
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Il 2 Maggio 2008 alle 16:49 redazione ha scritto:
Arriverà la prossima settimana la risposta dell’Agenzia delle Entrate alla richiesta di delucidazioni, fatta dal Garante della privacy, sulla diffusione on line delle dichiarazioni dei redditi 2005. Nel documento, elaborato dai tecnici del fisco, saranno forniti all’Autorità i chiarimenti sull’interpretazione della norma che riguarda la diffusione e la pubblicazione dei dati relativi alle dichiarazioni.
Intanto si apprende dall’agenzia Ansa che il Codacons ha deciso di presentare una denuncia contro il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, presso 104 procure della Repubblica “per violazione della legge sulla privacy”.
Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, sottolinea come l’articolo 24 della legge 15 del 2005 “vieta espressamente la diffusione delle denunce dei redditi dei contribuenti”, ma “nel caso dei redditi on line e’ stata confusa la pubblicità delle denunce, che nessuno mette in dubbio, con la loro accessibilità, cosa ben diversa”. “La legge in questione - prosegue Rienzi - stabilisce che l’accesso e’ consentito previa domanda a chiunque vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti, e deve essere motivato. Così la Pubblica Amministrazione valuta l’interesse del richiedente e concede l’accesso a chiunque abbia tale interesse, che non può certo essere la curiosità o la voglia di vendicarsi del vicino di casa, come più volte ha stabilito il Consiglio di Stato”
Il 2 Maggio 2008 alle 17:57 artisticamente ha scritto:
Le dichiarazioni dei redditi visibili sul sito sono quelle del 2005… per cui l’anno di riferimento dovrebbe essere quello precedente, ossia il 2004.
Il problema non è mettere il reddito di certi “Vip” (Luciano Benetton che dichiara un’ imponibile di 1.635.722 euro!) Bruno Vespa 2.856.998 euro!
Chi paga le tasse e chi lavora onestamente non ha nulla da tememere!
Certo, scoprire che il gioieliere vicino a casa dichiara meno di un terzo di te che fai l’impiegato a 1300,00 euro al mese?
Il problema sono i “dati sensibili” delle persone ( ad esempio si viene a conocienza delle spese sanitarie, ecc…) Che diavolo ce ne facciamo del Garante della Privacy? Della legge sulla privacy?
Il 3 Maggio 2008 alle 12:15 redazione ha scritto:
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale nella vicenda riguardante le pubblicazioni online dei redditi dei contribuenti italiani.
Il procuratore aggiunto, Franco Ionta, procede per il reato di violazione della privacy e ha aperto il fascicolo in iniziativa: obiettivo dell’indagine è verificare se la pubblicazione dei dati possa aver creato pregiudizio per i contribuenti. (Ansa)
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