Redditi on line, il Codacons chiede un risarcimento di 20 miliardi

I moduli per la dichiarazione dei redditi | Ansa
Venti miliardi: circa 520 euro per ognuno dei 38 milioni di contribuenti italiani. È il maxi risarcimento chiesto dal Codacons e presentato al pubblico ministero romano Franco Ionta, titolare di un’indagine per violazione delle norme penali sulla privacy in seguito alla pubblicazione in Rete dei redditi denunciati per il 2005. Nell’istanza l’associazione dei consumatori domanda anche il sequestro degli elenchi detenuti da chiunque, anche attraverso l’oscuramento dei siti che ancora li offrono in visione gratuita o a pagamento. “Chi vuole mettere il naso negli affari altrui deve avere un interesse qualificato e concreto” ha sottolineato Carlo Rienzi, presidente del Codacons, evidenziando che “è invece sicuramente da escludersi la possibilità di pubblicare tutte le denunce dei redditi su internet in modo generalizzato, e ciò innanzitutto perché tale pubblicazione non garantisce più né sui soggetti che ne vengono in possesso, né sul rispetto dei limiti temporali della pubblicità degli atti”.

Da domani sarà al vaglio di Ionta anche la documentazione dell’Agenzia delle Entrate relativa alla immissione nella rete telematica dei dati riguardanti i redditi per il 2005. Dopo l’esame degli atti, saranno convocati dirigenti e funzionari del fisco per sentire la loro versione e, probabilmente, anche il vice ministro dell’Economia Vincenzo Visco: la sua posizione di quest’ultimo sarà subordinata all’eventuale configurazione di responsabilità nella vicenda. In questi giorni la polizia postale sarà molto attenta a monitorare non solo internet, ma anche qualsiasi altra forma di uso improprio dei dati. La norma che regola la violazione della privacy prevede infatti la reclusione dai sei mesi a tre anni.

Commenti

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Il 5 Maggio 2008 alle 15:22 vincenzo.m. ha scritto:

PARTITE DI GIRO E TRASPARENZA.
Gli italiani potranno usufruire di una quota di 52,00 euro quale risarcimento per i redditi del 2005 di coloro che sono stati oggetto di trasparenza reddituale. Si provvederà all’accensione di un conto, teoricamente infruttifero, nel quale verranno accreditati 20 miliardi di euro. Coloro che provvederanno ad aprire una posizione creditoria dovranno assoggettarsi alle regole in osservanza alle procedure in materia di richiesta: marche da bollo, carta speciale, vidimazione supplementare in deroga all’autocertificazione ed attinenza alle continue rettifiche di ripostulazione emessa per la richiesta da inoltrare. A compimento della meticolosa raccolta delle domande a rimborso verranno considerate solo se ricevute in forma cartacea ed in duplice copia. Coloro che, esausti, avranno rinunciato, coloro che avranno commesso errori decretando la invalidità del ricorso, coloro che stupidamente avranno considerato la spedizione con la certificazione elettronica avranno la responsabilità di avere determinato una discreta differenza sulla partita di giro in oggetto: ben 15 dei venti miliardi resteranno giacenti poiché apparirà lapalissiano che, come nelle lotterie, nessuno ne avrà fatto richiesta. Caspita e caspiterina le partite di giro nella politica creano sbilanci.
Per trasparenza sarà opportuno suddividere la differenza tra coloro che non hanno dichiarato redditi.
Tutto quadra, tutto ma…..quanto ci costerà la “TRASPARENZA”?.

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richard-branson




Giampiero Cantoni
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