Formula Uno: la Super Aguri abbandona, colpa dei troppi debiti

L’annuncio era nell’aria e ora è ufficiale: la Super Aguri lascia la Formula Uno. Il fondatore della scuderia, Aguri Suzuki, si arrende definitivamente alla crisi finanziaria che ha travolto la squadra dopo il disimpegno della Honda Racing. Nei primi quattro appuntamenti della stagione la Super Aguri non aveva raccolto nessun punto con i suoi due piloti, Sato e Davidson, che da oggi dunque resteranno a piedi, come tutti i circa 400 lavoratori della scuderia. Colpa di una crisi economica che aveva già messo a rischio i test invernali e la stessa presentazione della monoposto per il mondiale 2008. La situazione è precipitata nelle ultime settimane in seguito della rottura del contratto da parte della SS United Group Company Limited, società petrolifera che opera in Asia, che avrebbe dovuto garantire quasi 100 milioni di dollari per la stagione in corso e che invece ha ritirato il proprio appoggio. Falliti anche gli estremi tentativi compiuti con la Magma Group e con la società motoristica tedesca Weigl, il patron getta la spugna e chiude i battenti di una scuderia che aveva aperto appena due anni e quattro mesi fa. Vittima di un mondo, il “circus” della Formula Uno, che prevede budget sempre più alti.

Secondo il mensile inglese Business F1, in pole position, c’è la McLaren-Mercedes con un budget vicino ai 500 milioni di dollari. Segue la Honda con 420,9 milioni di dollari, mentre la Ferrari al terzo posto con un piano finanziario che ammonta a 401,25. Per essere alla pari, scuderie che fino a qualche anno fa avevano obiettivi limitati, adesso per competere al titolo mondiale hanno più che raddoppiato gli investimenti. La Toyota, ad esempio, ha portato il proprio budget a 392,7 milioni di dollari, la Renault a 312,7 milioni, la Williams a 192,85 milioni. Per questo motivo, le squadre minori non reggono l’urto: alla Super Aguri servivano subito 91,5 milioni di dollari, mentre la Red Bull Toro Rosso (anch’essa dichiarata in vendita e forse prossima alla chiusura) cerca 90 milioni di dollari e la Spyker 71,95 milioni di dollari. Si dice che la Honda abbia speso 250 milioni di dollari solo sul programma motore, ovvero oltre il 65 per cento del budget. Toyota, McLaren e Ferrari non sono da meno. La Renault ha dimostrato il suo senso del risparmio, spendendo solo la metà per i motori, circa 125 milioni. Ferrari e Toyota, le squadre più numerose, impiegano tra le 800 e le 1.000 persone. Assieme a McLaren, spendono 40 milioni di dollari l’anno per conservare e motivare lo staff. Per non parlare degli ingaggi dei piloti: il gap tra quanto spendono team grandi e piccoli è stupefacente. Si dice che Kimi Raikkonen prenda dalla Ferrari 50 milioni di dollari l’anno, contro la cifra inferiore al milione di dollari che Anthony Davidson riceve (o riceveva) dalla Super Aguri.

La Formula 1 è attualmente il terzo evento televisivo più seguito dietro il Campionato del Mondo di calcio e le Olimpiadi. Secondo le cifre ufficiali fornite dalla Formula One Management, la media dei telespettatori che assistono al singolo Gran premio si aggira intorno ai 58 milioni. Prima del 1968, considerato l’anno in cui le sponsorizzazioni fecero il loro ingresso massiccio in F1, le squadre gareggiavano con le vetture dipinte col colore ufficiale nazionale e le sponsorizzazioni riguardavano soltanto i fornitori interni alla stessa serie. Oggi le televisioni si combattono a suon di spot le trasmissioni della Formula Uno. In un confronto tra i listini di Publitalia, la concessionaria di Mediaset, e Sipra (Rai) emerge come entrambe hanno ritoccato verso l’alto i prezzi dei principali pacchetti. Il modulo “Billboard” della Sipra, ad esempio, copre i 18 Gran Premi e viene venduto a 860 mila euro contro gli 800 mila del 2007. Una azienda che vuole diventare “title sponsor” di un top team, ovvero dare il nome alla squadra, per esempio la Vodafone con la McLaren Mercedes, deve preventivare, secondo uno studio realizzato da StageUp, società specializzata nel marketing sportivo, un budget che oscilla dai 40 ai 150 milioni di euro che nel Motociclismo diventano “appena” 5-15 milioni. La stagione di un top team della Formula Uno come la McLaren per portare a termine tutte le gare deve essere intorno agli 80-100 milioni. Nonostante la grande visibilità, il 2007 è stato archiviato come una annata difficile. Infatti il valore medio dei nuovi contratti stipulati lo scorso anno era di 2,3 milioni, ben lontano dai 7,3 milioni di media del 2005.

La Federazione internazionale dell’automobile (Fia) è alla ricerca degli equilibri necessari per definire le basi regolamentari che porteranno la Formula Uno fino al 2011. Queste basi sono appositamente pensate per fare aumentare lo spettacolo e per diminuire i costi di gestione, “chiodo” fisso di Max Mosley, capo della Fia. Seguendo l’esempio del “salary cap” applicato negli sport di squadra nordamericani, Mosley ha incaricato una commissione di esperti di stabilire un tetto massimo per il budget delle scuderie compreso tra i 100 e i 150 milioni di dollari, senza intaccare lo sviluppo dei motori, gli stipendi e gli stabilimenti. I due terzi dei team attualmente in lizza superano abbondantemente tale tetto. Il blocco allo sviluppo dei propulsori, iniziativa introdotta anch’essa per limitare i costi, non sarà eliminato e rimarrà in vigore per cinque anni. Solo dalla stagione 2013 si vedranno nuovi motori, con architetture presumibilmente diverse dalle attuali e con soluzioni eco compatibili, come richiesto dall’Unione europea alla Fia. Mosley, ha lanciato anche una proposta “provocatoria”: due retrocessioni dalla F1 alla A1GP e due promozioni dal campionato minore per garantire un ricambio continuo nella massima serie. Sarà solo una trovata pubblicitaria? Per la Super Aguri non c’è più tempo nemmeno per sperare in questo.

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Il 28 Marzo 2009 alle 20:20 Riparte il “Circus” della F1: regole incerte, novità tante, soldi pochi » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Del resto, quella dei costi da tagliare è storia vecchia. Va detto però che nell’ultimo anno le avvisaglie della crisi hanno costretto a riflessioni più serie. Nel 2008 è stata la Super Aguri, team satellite della Honda, a dare l’addio a stagione in corso e a dicembre il forfait è poi arrivato dalla casa madre che fino all’anno passato vantava il quarto budget del circus (314,9 milioni di dollari). L’addio della Honda è stato un duro colpo per l’ambiente. Da qui sono partite le nuove iniziative della Federazione internazionale automobilistica (Fia) volte a spendere meno. Si spiegano così il limite di 8 motori che ogni pilota potrà utilizzare nel corso dell’anno, le nuove norme sul congelamento nello sviluppo dei motori, i limiti all’uso delle gallerie del vento e la cancellazione dei test stagionali. Non va poi dimenticata la “trovata” di Max Mosley di aumentare del 500 per cento il costo della superlicenza che i piloti devono avere per correre. Oggi un pilota deve pagare 10 mila euro di base e 2 mila euro a punto conquistato. Prima i prezzi erano più abbordabili: 1.690 euro di base e 477 euro a punto. Da qui la richiesta dei piloti di adeguarsi alla crisi e la promessa di Mosley di calmierare i prezzi .Ma a partire dal 2010. [...]

Il 28 Marzo 2009 alle 20:49 Riparte il “Circus” della F1: regole incerte, novità tante, soldi pochi - GREG NOTIZIE ha scritto:

[...] Del resto, quella dei costi da tagliare è storia vecchia. Va detto però che nell’ultimo anno le avvisaglie della crisi hanno costretto a riflessioni più serie. Nel 2008 è stata la Super Aguri, team satellite della Honda, a dare l’addio a stagione in corso e a dicembre il forfait è poi arrivato dalla casa madre che fino all’anno passato vantava il quarto budget del circus (314,9 milioni di dollari). L’addio della Honda è stato un duro colpo per l’ambiente. Da qui [continua...] Per leggere tutto l’articolo vai al sito ufficale Notizie, Settimanali [...]

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