Dati sensibili: siamo nelle grinfie del Grande Fratello, ma chi ci protegge?

di Roberto Seghetti

“Il problema dei redditi pubblicati online è solo l’ultimo caso. La verità è che non passa giorno che non si debba affrontare una nuova sfida”. Francesco Pizzetti, il garante della privacy, lavora quotidianamente a provvedimenti, multe, direttive, decaloghi. Però la miscela esplosiva composta da banche dati numerose ed estese, unite a mezzi tecnologici sempre più avanzati, mette a dura prova l’Autorità che tutela la vita privata dei cittadini.
Dal fisco al dna, dai cellulari alle foto aeree, dal bancomat al navigatore satellitare, fino alle cose più banali, come la spesa al supermercato con la carta fedeltà, oggi tutto produce informazioni registrate su supporti digitali. Un’enorme quantità di dati personali che fa gola per le ragioni più diverse: efficienza, trasparenza, sicurezza, difesa dalla malavita, ma anche business, controllo sociale, spionaggio o addirittura semplice guardonismo. Spiega Pizzetti a Panorama: «Mentre nel mondo fisico i dati sono solo una parte, anche se importante, della realtà, nell’universo telematico i dati sono tutta la realtà. Per questo la protezione delle informazioni personali è oggi molto più importante di quanto lo sia mai stata in passato».
Già, ma come sono protetti questi enormi archivi digitali e come sono difesi i cittadini dall’uso che se ne può fare? Una cosa è certa: la dimensione dei problemi è direttamente proporzionale alla vastità delle informazioni custodite.
Prendete il fisco, per esempio. Nei sotterranei di via Carucci, all’estrema periferia romana dove ha sede la Sogei, società di informatica pubblica, vi sono bunker in cemento armato difesi come se fossero il Pentagono. Enormi computer custodiscono e gestiscono i dati fiscali di 40,5 milioni di persone fisiche, 1,9 milioni di società, 5,6 milioni di contribuenti Iva. In quelle memorie sono registrati 32 milioni di dichiarazioni dei redditi, 3,7 milioni di comunicazioni Iva, 7 milioni di atti del Registro, 90 milioni di pagamenti telematici l’anno. Senza contare immobili, dogane, sanità: 54 milioni di unità immobiliari urbane, 82 milioni di particelle dei terreni, 39 milioni di possessori di fabbricati, tutto il flusso dei dati doganali e delle accise (imposte di fabbricazione per benzina, alcol e così via), 52 milioni di tessere sanitarie, 20 milioni di ricette gestite ogni mese.
E i giochi: perché è da lì che vengono gestiti in linea 21 mila punti vendita di Totocalcio e Totogol, 2 mila concessionari per le scommesse, 210 mila apparecchi collegati in rete.
All’anagrafe tributaria sono collegati comuni, agenzie fiscali, notai, caf, commercialisti, geometri e architetti, operatori doganali, regioni, Inps, Inail, Inpdap, Banca d’Italia e altre amministrazioni. Ogni settimana, per esempio, vengono allineati i dati dei codici fiscali, delle tessere sanitarie e dell’anagrafe dei comuni.
Insomma, un vero tesoro. Come viene difeso? Muri di cemento, sistemi antiscavalcamento, videosorveglianza. I sotterranei della Sogei hanno ingressi doppi custoditi a tempo pieno dalla Guardia di finanza. Ma nel mondo telematico i possibili varchi sono anche di altro tipo. «Abbiamo firewall, sistemi antintrusione, procedure di autenticazione in rete, tracciature e altri strumenti di difesa» assicura a Panorama Valerio Zappalà, amministratore delegato della Sogei. E aggiunge: «Periodicamente facciamo test antintrusione per verificare che non vi siano falle».
La protezione è prevista anche in caso di eventi catastrofici (dall’autoproduzione di energia ai sistemi antiallagamento). Una doppia rete di collegamento, autonoma da quella generale, unisce via Carucci con la caserma della Guardia di finanza di Coppito, L’Aquila. Lì ci sono le strutture per il back-up di emergenza.
Ma un problema altrettanto delicato riguarda l’uso dei dati. Se ne è discusso in diverse occasioni. L’ultima ha riguardato l’anagrafe dei conti in banca, cioè l’archivio dove è registrato in quale banca ciascun italiano ha aperto un conto: oltre 500 milioni di informazioni. Non vi sono registrati e quindi non vi si possono vedere i movimenti di denaro. Ma la sola possibilità che fisco, Guardia di finanza e magistratuta, previa autorizzazione, sappiano in tempi brevi dove fare domande e avere risposte ha suscitato dibattito.
«Il sistema permette di tracciare chi, come e perché ha avuto accesso alle informazioni: dipendenti Sogei, operatori delle agenzie fiscali, Guardia di finanza. C’è un archivio di tutti gli accessi, di chi li ha fatti, da quale postazione, con quale password, fin dalla costituzione della Sogei» ricorda Zappalà.
Anche il garante della privacy ha acceso i riflettori. Dice Pizzetti: «Abbiamo in corso da mesi un lavoro certosino con l’anagrafe tributaria. Abbiamo svolto già parecchie ispezioni e ne faremo ancora. Speriamo di arrivare alla fine di giugno a dettare misure idonee a mettere in sicurezza questa enorme quantità di dati, inimmaginabile dal cittadino comune».
Però non c’è solo il fisco e neppure solo lo Stato. Il garante sta lavorando per esempio con il ministero dell’Interno per la protezione dei dati contenuti nel centro informatico (liste elettorali, informazioni di polizia…), così come è intervenuto sul Ris di Parma, il centro di ricerca scientifica dei carabinieri. Ricorda Pizzetti: «Abbiamo dettato misure di sicurezza, perché abbiamo verificato con un’ispezione che vi erano più di 18 mila campioni biologici, cioè materiale organico contenente dati genetici».
La lista è lunga. Basti pensare ai cellulari, attraverso i quali si può sapere tutto ciò che fa chi li possiede, dove sta, con chi parla e, in caso di intercettazione, anche che cosa dice. Il garante ha chiesto e obbligato i gestori ad avere un limite nell’utilizzo di queste informazioni delicate. E lo stesso ha fatto con i gestori dei servizi internet. Ma è ancora una goccia nel mare.
Le aziende di credito registrano i nostri movimenti. I consorzi creditizi registrano i ritardi nei pagamenti e si formano banche dati enormi sui protestati, archivi dai quali è poi difficile uscire anche se si è tornati in regola.
Tutto, insomma, è informazione archiviabile e utilizzabile. L’autovelox. Il Pra. Il navigatore e l’antifurto satellitare. Le mappe dal cielo. Google maps, disponibile su internet, e una serie di foto aeree hanno fatto scoprire 2 milioni di immobili mai denunciati al catasto. E ogni volta agli aspetti positivi si possono intrecciare risvolti inquietanti. In Italia ci sono 1,3 milioni di telecamere per la videosorveglianza: aiutano la sicurezza, ma sono anche una rete di controllo sociale.
Perfino la tessera fedeltà del supermercato, che fa accumulare punti, nasconde in realtà raccolta e commercio di informazioni: quel pezzetto di plastica mette a nudo, con nome e cognome, i gusti e le possibilità del consumatore. Dati preziosi per il business.
Come dire: non c’è bisogno di stare chiusi in una stanza a farsi riprendere dalla tv. Oggi tutti sono protagonisti del Grande fratello.

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Il sito dell’Agenzia delle entrate ha pubblicato le cifre dichiarate e le tasse pagate da ogni cittadino nel 2005. Secondo voi è giusto?
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Commenti

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Il 11 Maggio 2008 alle 16:28 vincenzo.m. ha scritto:

DATI INSENSIBILI.
Si disserta sui dati che vengono definiti sensibili, l’argomento appare piuttosto emblematico o meglio bizzarro: multinazionali e non, con corporate allocate in Stati che non prevedono le medesime attenzioni legali ai dati sensibili, trattano gli stessi in un contesto informatizzato che ne prevede il trasferimento anche oltreoceano. Da tempo è uso sottoporre agli “indagati” il classico modulo di accettazione, ne consegue poi che, i dati, nel loro movimento si appoggiano su piattaforme-server che sono dislocati un po’ ovunque. I dati sensibili vengono ad essere visionati all’interno delle aziende da parte di numerosi operatori, talvolta leggermente inesperti ed ovviamente esperienza poco accorta alla corretta manipolazione dei dati citati. Quando per effetto di una decisione conseguente alle procedure di “outsourcing or outdoor”, i dati sensibili e non, fuoriscono dalle istituzioni o dalle aziende possono donare accesso ad ulteriori unità lavorative che comunque in un modo o nell’altro ne prendono atto e ne memorizzano, anche involontariamente, gli elementi che maggiormente riescono ad attrarli. Se, per fare un esempio, volessimo assoggettare il tema dei redditi ad una indagine seria e coerente al fine di determinare quante persone ne hanno accesso credo che ne resteremmo stupiti.
Supponiamo che, in virtù di una fantasia costruttiva, in Italia qualcuno decidesse di trasferire i dati catastali dei cittadini italiani all’estero, idea con tutta probabilità stupefacente ai fini della determinazione di una riduzione dei costi relativi alla gestione catastale, potremmo giungere alla conclusione che avremmo consegnato gli elementi non di reddito ma di SOSTANZA ad un considerevole numero di individui che, pensando male, ne potrebbero fare grande uso.
Ovvio che una simile scelta nessun governo mai la attuerebbe nè tantomeno opterebbe per l’invio dei dati in un Paese a democrazia incompleta. Dissertare sui dati sensibili potrebbe far sorridereil cittadino italiano al punto che dopo qualche ora di riflessione rischierebbe di trovarsi totalmente ed irrimediabilmente INSENSIBILE.

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