di Laura Maragnani con Antonella Palmieri e Elena Porcelli
Piove fitto sui boschi e sui prati del lago d’Orta. Piove sul santuario della Madonna del Sasso. Piove su una quindicina di vacche dalla schiena massiccia e dagli appiombi perfetti, ottimi esemplari di razza bruna alpina, e piove sul padrone che le porta al pascolo: A.E., 45 anni, mani grandi come badili, collo massiccio e occhi quieti come le sue bestie. Da queste parti lo chiamano semplicemente “il Citu”. Gran brava persona, dicono.
Eppure nel 2005 il Citu, come altri 9 milioni di italiani, non ha pagato un solo euro di tasse. Eccolo, il suo nome, tra i redditi zero dell’Agenzia delle entrate. E come campa? Occhiata diffidente. “La zia tiene l’orto, i conigli e le galline. Il papà dà una mano con le vacche e col fieno. Io faccio il formaggio. Di fame non si muore”. Divertimenti? Occhiata ancora più diffidente. “Quando si hanno le bestie, in vacanza non si va mica. Però la domenica vado al circolo”.
Il circolo Arci apre solo sabato e domenica. Il paese ha 30 anime. Non c’è un negozio, il parroco è part time, il medico condotto si fa vedere solo un’ora la settimana. Il Citu non ha nemmeno una moglie: “Le donne sanno che con le vacche la fatica è tanta e i soldi pochi. Preferiscono gli operai delle rubinetterie giù a San Maurizio”.
E allora: benvenuti nell’Italia delle storie a reddito zero. Vere? False? Furbette? C’è chi minaccia querele, come P. P., 45 anni, avvocato titolare di due studi legali tra Puglia e Basilicata: “Queste sono informazioni riservatissime. Vi denuncio tutti”. Chi fa l’inglese, come S.M., consulente umbro: “Nel 2005 ho lavorato a Londra e le tasse le ho pagate là”. C’è chi sbatte giù il telefono e chi il telefono nemmeno ce l’ha: provare, per credere, a rintracciare una delle decine di signore che, senza uffici né recapiti, fanno le mediatrici d’affari in provincia di Potenza. E c’è chi a fatica tira fuori un filo di voce, come M.G., allevatrice di conigli dalle parti di Cuneo: “Non capisco niente. Ormai non mi alzo nemmeno più dal letto, perché io sono vecchia vecchia, sa?”.
È un mondo incredibile quello a reddito zero. E ne esce un ritratto del Paese quasi insospettabile. Non solo di furbi, ma anche di sconfitti. Di furibondi, di depressi, di marginali. Come L.S., 72 anni, bracciante agricolo con un boccone di terra tutta sua. Basilicata profonda. Come mai nel 2005 non ha guadagnato niente? “Si vede che non lavorai” mormora pieno di vergogna. E come ha fatto a vivere? Ammutolisce e riattacca.
Reddito zero? “Il mio lo chiami pure sottozero” ride amaro Francesco Corbosiero, 44 anni, provincia di Foggia. Non ha paura a fare nome e cognome, anzi: “Magari servisse a far capire il nostro dramma”. Faceva il rappresentante fino a 10 anni fa, poi con tre amici (tutti muratori o imbianchini) ha presentato “un business plan” e ottenuto i finanziamenti per l’imprenditoria giovanile. Allevamento di conigli, 16 dipendenti. Poi, dannato etanolo: il carburante verde ha fatto impazzire le quotazioni dei cereali e dei mangimi, che dal 2007 a oggi sono cresciuti del 33 per cento.
Corbosiero produce 1,6 milioni di chili di carne di coniglio l’anno. Ogni chilo gli costa 1,80 euro. Il consumatore paga fino a 8 euro al chilo, ma lui intasca 1,5 euro quando va bene. Che dire di più? “Ce la caviamo grazie all’aiuto dei nostri genitori” dice con voce piena di sconforto.
Sconfortato anche il collega Stefano Bison, presidente della categoria: “per gli 8 mila cunicultori italiani, se il governo non approva in fretta lo stato di crisi, la disfatta è dietro l’angolo”. Le banche hanno chiuso i rubinetti, “l’intero settore zootecnico è considerato da allarme rosso”. Se nel 2005 i redditi zero qui erano 560, quanti saranno nel 2008?
Maledetto etanolo. Piangono gli allevatori di suini. Arrancano gli allevatori di bovini e di bufale. Nelle stesse condizioni del Citu, a reddito zero, in Piemonte nel 2005 erano 1.751. In tutta Italia, 25.949. Nella sola provincia di Bolzano, su 5.500 produttori di latte ben 3 mila non hanno guadagnato nulla. Dati 2006 dell’Ismea: su ogni euro pagato dal consumatore all’allevatore arrivano meno di 20 centesimi.
Risultato? “Le spese si mangiano tutto. Tenere in vita il maso di famiglia non è più redditizio, lo si fa solo per testardaggine” scuote la testa Andreas Felderer, direttore dell’associazione provinciale allevatori altoatesini.
Sono 35 mila i redditi zero tra i produttori di olio, vino e frutta. Tutto regolare: in agricoltura vige un particolare tipo di tassazione, detto forfettario, su base catastale. Il reddito viene automaticamente calcolato in base alla superficie dei terreni e al tipo di coltivazione. E dunque “abbiamo un milione di aziende agricole, 9 su 10 sono ditte individuali. In Sicilia e in Puglia sono spesso piccolissime, con redditi irrisori” calcola Franco Preziosi, esperto tributario della Coldiretti. Ecco che basta qualche deduzione, allora, e il gioco è fatto: zero.
E però: “In certe zone montane semiabbandonate” avverte Preziosi, “coltivare la terra rende ormai così poco che gli agricoltori dovrebbero essere pagati solo per rimanere dove stanno, a tener vivo il territorio”. Esagera? L. S., tre figli, moglie di un reddito zero della provincia di Chieti: “Nei supermercati il mangiare costa tanto, ma a noi contadini arrivano le briciole”. Dati Coldiretti: su 1 euro pagato dal consumatore finale all’agricoltore arrivano 18 centesimi. Il marito coltiva grano, la signora S. gli dà una mano allevando lepri, a casa loro si vive come in un affresco rurale del dopoguerra: “Mia suocera fa il pane in casa, abbiamo i polli e l’orto. Per comprare il latte del bambino piccolo ci aiutano i miei genitori, che sono pensionati”.
Che Italia è mai questa? Marginale, residuale, sommessamente chiusa in un’economia di pura sussistenza: chi se ne ricordava più? Voci rassegnate, montagne e colline in via di spopolamento, poveri pieni di pudore e di vergogna. Gli esperti di Coldiretti e Aia, l’associazione degli allevatori, parlano di “difficoltà di filiera”, “materia prima sottopagata”, “costi di produzione in costante aumento”. Però ci sono “processi di ristrutturazione in corso”. Segnali di speranza.
Montalcino, Siena, la patria opulenta del Brunello, dove un ettaro di vigneto vale da 250 a 400 mila euro. Eppure anche qui, tra i produttori del vino più famoso del mondo, non mancano i redditi zero: quasi 50. Uno scherzo? “Tutt’altro. Per i piccoli produttori, soprattutto all’inizio, è molto dura” sostengono Katia e Gigi Fabro, produttori al podere San Polino dal 1998. Un ettaro di Brunello, uno di rosso, tre di ulivi. Tutto biologico. Grappoli raccolti a mano. Calcolano: “Facciamo 10 mila bottiglie l’anno di Brunello e ognuna ci costa 20 euro. Su quelle 10 mila bottiglie dobbiamo ammortizzare i costi di avviamento, i mutui, gli interessi, il trattore, le fiere, tutto. Difficile, no?”. E allora? “Allora lavoriamo come matti per vendere il vino dove lo pagano bene: in America, in Danimarca, in Giappone. Ma non è certo una passeggiata”. Pentiti? “Niente affatto. Nel 2008, dopo dieci anni, finalmente i guadagni supereranno le spese”. Niente più reddito zero. Almeno per loro.
- Venerdì 16 Maggio 2008



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Commenti
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Il 16 Maggio 2008 alle 12:35 fercas ha scritto:
Ecco un ottimo sistema per far emergere l’evasione fiscale: Le dichiarazioni a reddito zero! Non c’è bisogno di andare a scovare l’evasore totale perchè è lo stesso dichiarante che si è autodefinito tale! Mi spiego; senza soldi non si campa perchè il cibo costa (e come costa!), ora se il soggetto a reddito zero non è morto di fame, vuol dire che da qualche parte i soldi li ha trovati! Bene; a costoro basterebbe calcolare il reddito di mantenimento loro e della famiglia e, sul quel reddito virtuale far pagare le tasse! Semplice no? perchè il fisco non provvede? Prendi le dichiarazioni a reddito zero e applichi il reddito virtuale di sopravvivenza su cui calcoli l’imposta! Il soggetto non paga? Gli pignori i beni che sicuramente ha: mucche nel caso del vaccaro! (auto, casa, moto, motoscafo e quant’altro). Svegliati fisco (non Visco che quello dorme dalla quarta) e procedi, vedrai che incassi subito, pochi ma subito! Cordialità.
Il 17 Maggio 2008 alle 11:22 Corrado Buccieri ha scritto:
Attenzione..non esageriamo con gli
scoop da prima pagina…..l’argomento
è serio…. c’è molto da fare in questo
campo..
Però bisogna vedere chi sono quelli che
dichiarano zero…..alcuni saranno pure
fasulli,ma per altettanti se gli viene
permesso di scaricare…la benzina,
l’assicurazione auto..le spese della
parrucchiera ed altro…..
Lo stato dovrebbe anche rimborsarli,
nessuno ha pensato a questo?
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