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- Un commento

Sull’abolizione dell’Ici per la prima casa scocca l’ora dei conti: quanto ci guadagnano i cittadini, quanto costa al governo e ai comuni e, soprattutto, come faranno le amministrazioni locali a compensare le minori entrate. Mentre il premier Silvio Berlusconi conferma al Senato che al Consiglio dei ministri di Napoli l’Esecutivo varerà per decreto le misure sulla sicurezza e “a sostegno dei redditi delle famiglie”, sindacati, uffici studi e osservatori internazionali iniziano a sfornare cataste di numeri.
In un dettagliato studio la Uil conferma che il taglio dell’Ici sulla prima casa si tradurrà in circa due miliardi di costi per le casse dello stato e in una media di un centinaio di euro in più nelle tasche delle famiglie italiane. Si tratterà infatti - secondo lo studio - di 73,35 euro a famiglia in meno che potranno arrivare a 106,50 euro per una casa accatastata in A/2 e 40,20 euro per una accatastata in A/3.
Per i comuni italiani non mancheranno i guai: la Cgia di Mestre in uno studio fatto per Economy spiega che tra le prime 21 città italiane, è Trieste quella dove il gettito dell’Ici ha il peso maggiore sul totale dell’incasso comunale: con 19 milioni di euro nel 2006, l’Ici sulla prima abitazione vale il 40% esatto del gettito totale dell’Ici. Allo stesso tempo Roma sarà la città che perderà la “fetta” più importante di incassi: quasi 352 milioni su un totale di 998 (il 35,3%).
Milano, che è al secondo posto, subirà invece un calo di introiti di 155,4 milioni di euro su un totale di 407 (il 38,2%) e Torino, la terza città della graduatoria, con il taglio dell’Ici sulla prima casa perderà 94,3 milioni su 250 (il 37,7%).
Se poi la Uil fa comunque notare che, pur se positivo come provvedimento, quello del taglio Ici non è forse una delle priorità, dubbi di natura diversa vengono espressi dalla Cisl: “Penso che se vogliono togliere l’Ici va bene” ha detto il leader Raffaele Bonanni “ma dobbiamo essere chiari: i Comuni che perdono quell’introito non devono attivare altre tasse, altrimenti è tutto inutile”.
Intanto Confedilizia invita il governo a considerare che gli immobili di lusso sono definiti nello loro precise caratteristiche dal D.M. 2.8.1969 e che l’impianto catastale è di tipo comparativo, per zone censuarie: immobili accatastati come “signorili” in una zona potrebbero in un’altra essere accatastati come “civili”, e viceversa, in relazione alla qualità media dei fabbricati della zona, con conseguenti gravi sperequazioni da Comune a Comune.
Il tutto mentre dall’Europa si attende di sapere come il governo compenserà le misure di alleggerimento fiscale in via di approvazione. All’Ecofin il ministro Tremonti ha rassicurato Almunia che la copertura di sarà. E oggi anche la Bce ha ricordato ai paesi europei con alto debito, tra cui inevitabilmente si ritrova l’Italia, che quella dei conti pubblici resta una priorità e che quindi non si può scherzare con il fuoco.
- Venerdì 16 Maggio 2008
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Commenti
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Il 16 Maggio 2008 alle 18:08 winfrank ha scritto:
Certo che questo GOVERNO? ne ha molta di fantasia per far risparmiare i RICCHI togliendo l’ICI. I Comuni saranno costretti a calare la scure sui redditi dei dipendenti.
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