Ponte sullo Stretto, si riparte. Il ministro Matteoli: “Opera prioritaria”

Il ponte sullo Stretto di Messina, a campata unica, sarà lungo 3.666 metri
Mutui, nucleare e Ponte sullo Stretto. E chissà che non faccia parte di una strategia comunicativa precisa. Di fatto, è da tre giorni che il governo fa annunci strong: mercoledì, nel Cdm a Napoli il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha parlato di ricontrattazione dei mutui alla rata del 2006, di abolizione dell’Ici, di detassazione degli straordinari. Giovedì 22, il ministro dello Svilupo Economico Claudio Scajola, all’assemblea di Confindustria, ha annunciato il ritorno italiano sulla via del nucleare. Venerdì 23, tocca la ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha chiesto di riattivare tutte le procedure necessarie per riprendere il progetto del Ponte sullo stretto di Messina. E con una certa urgenza.
In una lettera inviata a Pietro Ciucci - amministratore delegato della società Stretto di Messina, consigliere nonché presidente, consigliere e direttore generale dell’Anas, (azionista di controllo dall’ottobre 2007, con l’82 per cento, della Sdm) - il ministro Matteoli sottolinea che “il collegamento stabile tra la Sicilia ed il Continente è tra le infrastrutture che rivestono carattere prioritario e la sua realizzazione ha già costituito oggetto di affidamento al contraente generale. È pertanto necessario” scrive Matteoli “porre in essere nei tempi più brevi tutte le condizioni per la ripresa delle attività inerenti alla costruzione del manufatto”.
La risposta del presidente Ciucci? Eccola: “A gennaio 2009 l’ordine di inizio attività a Impregilo”. Mentre nel 2010 sarebbe ipotizzabile la posa della prima pietra, “ma il consenso del territorio è fondamentale” e quindi “ci sarà il massimo del colloquio possibile con il territorio, i cittadini siciliani e calabresi, e le amministrazioni locali, anche per tutte le opere di accompagnamento che devono essere puntualmente progettate”.
A frenare invece è Mario Sarcinelli, presidente di Dexia Crediop, istituto che ha come core business proprio il finanziamento delle opere pubbliche (oltre 54,4 miliardi di attività totali consolidate nel 2007): il Ponte sullo Stretto non è un’opera pubblica che al momento serve all’Italia: “Le opere pubbliche necessarie all’Italia sono i trasporti” ha detto Sarcinelli a margine di un convegno svoltosi a Roma “ma tra queste non c’è, certamente, il Ponte di Messina”. Sarcinelli ha ricordato i dati di una recente indagine dell’Unioncamere, da cui risulta che il ritardo infrastrutturale italiano è cresciuto di molto nei passati quindici anni e, in particolare, negli ultimi cinque.
A proposito di ritardi, Ciucci ha spiegato che “Rispettare i tempi previsti è un obiettivo impegnativo, ma possibile, anche grazie a tutto il lavoro svolto in precedenza. La lettera del ministro è un atto molto importante, rappresenta il nuovo start-up dell’operazione. Abbiamo bisogno di qualche mese per aggiornare i profili tecnici, convenzionali e finanziari del progetto, ma rinnovata la convenzione, contiamo di aprire i cantieri a metà 2010 ed inaugurare al traffico il ponte sullo stretto all’inizio del 2016″.
I due anni di stop coincisi con l’attività del precedente esecutivo, che non considerava prioritaria l’opera, non hanno modificato sostanzialmente i termini del progetto, che andrà soltanto messo a punto: “Non servono nuove gare” rileva Ciucci “i contratti stipulati nel 2006 sono tutti validi, sarà necessario un aggiornamento della convenzione che lega la società Stretto di Messina con il concedente che è il ministero delle Infrastrutture. Quella sarà l’occasione per affinare il timing per la realizzazione dell’opera e aggiustare il piano di copertura economico finanziario. A quel punto, il prossimo anno potremo dare l’ordine di inizio attività al contraente generale Impregilo. Realizzato il progetto definitivo - aggiunge - questo dovrà essere approvato secondo i criteri della legge obiettivo e a maggio del 2010 festeggeremo la posa della prima pietra”.
Anche in termini finanziari il valore complessivo della realizzazione non si scosterà dai circa 6 miliardi previsti. Al valore della gara per l’individuazione del General contractor (4,4 miliardi di euro, poi ribassati in gara a 3,9), va sommato il costo del progetto per le attivita’ di controllo e verifica della progettazione definitiva, esecutiva e della realizzazione (150 milioni ribassati a 120 milioni), del monitoraggio ambientale (37 milioni ribassati a 29), piu’ le risorse da reperire sul mercato. In termini di impegno di capitali da parte dello Stato, vista la nuova tempistica” spiega Ciucci “la prima indicazione necessaria potrà essere nella finanziaria 2009. Il meccanismo finanziario dell’operazione è basato su un 40% di fondi propri ed il restante 60% da recuperare sul mercato”, ovvero da privati.
“Abbiamo perso due anni” conclude Ciucci “ma a voler essere ottimisti anche in questo caso, almeno il tempo sprecato ci ha consegnato un assetto più favorevole. Avremmo certamente preferito avviare i cantieri già quest’anno, ma il controllo diretto da parte dell’Anas della società Stretto di Messina, due anni fa in seno a Fintecna, moltiplica ora le sinergie possibili e garantisce un maggior supporto tecnico alla realizzazione dell’opera”.

Commenti

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Il 23 Maggio 2008 alle 18:59 pacato ha scritto:

… E’ giusto partire e partire subito con il Ponte … E’ un’opera imponente ed importante che darà una nuova immagine dell’Italia e con essa darà prestigio e sviluppo a tutto il Paese …

Il 23 Maggio 2008 alle 20:01 outdoor ha scritto:

Errore madornale del presidente Berlusconi e del suo governo, Lega in prima fila. Il progetto non ha nè capo nè piedi: ecologicamente, finanziariamente e pure politicamente Con tutte le priorità infrastrutturali, ad incominciare dalla rete ferroviaria italiana passando per la gestione ecologica del territorio, si getta un patrimonio dalla finestra. Il Paese ha il debito pubblico piu’ alto d’Europa. Ma sapete redigere la lista delle priorità? Roba da divano del psichiatra. Il presidente Berlusconi in questa occasione si mangia piu’ punti di quanto crede. Certamente qualcuno se la ride alle sue spalle e pensa come i cinesi: siedi sulla riva del fiume ed attendi, un giorno passerà il cadavere del tuo nemico. Sempre fare attenzione ai piccoli di statura, prima o dopo ne combinano una delle loro. Peccato! E la Confindustria ed i Sindacati dove sono? Di Friedrich Engels c’è poco da salvare, ma la battuta secondo cui ogni popolo ha il governo che si merita non è da buttare.

Il 24 Maggio 2008 alle 12:49 pacato ha scritto:

… Berlusconi farà bene a fare il Ponte e tutte le altre Opere necessarie … Troppe volte si è detto … ci sono altre cose più importanti da fare e … non si è mai fatto nulla …
Ora c’è svolta e si farà … tutto quello che è necessario fare … ed il Ponte sullo Stretto lo è al pari delle altre Grandi Opere e il Paese tutto, non solo la Sicilia, se ne avvantaggerà di questa grande e necessaria opera …

Il 24 Maggio 2008 alle 13:16 cini ha scritto:

Non solo il ponte ma tutto il resto a cui stiamo assistendo sbalorditi.
Il cliente, in questo caso il cittadino, ha sottomesso un ordine e pagato attraverso il suo voto il fornitore, in questo caso il Governo, che puntualmente, anzi con anticipo ha iniziato a fare le dovute consegne con la piena soddisfazione del cliente che a sua volta si propensa a fare nuovi ordini con pagamento anticipato.

Il 24 Maggio 2008 alle 15:34 winfrank ha scritto:

E’ INCREDIBILE: prioritario il PONTE rispetto ad un PAESE alla deriva con i SALARI e STIPENDI più bassi d’ EUROPA? E’ INCREDIBILE.

Il 24 Ottobre 2008 alle 21:11 Messina, ponte e a capo. Una storia infinita » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] di Laura Maragnani La sede centrale era di alta rappresentanza, a Roma, perfetta per una società di rango internazionale che puntava all’opera più ambiziosa e discussa degli ultimi 30 anni: il ponte sullo Stretto, investimento in project financing da 6 miliardi. E sede dunque adeguata: quattro piani più attico, più seminterrato, più giardino, nella centralissima via Po, al numero 19. In tutto 3.600 metri quadrati (lordi) a 75 mila euro di affitto al mese, puntualmente incassati dalla srl Fosso del ciuccio. L’immobiliare della Cisl. Dalle stelle alle stalle: in via Po l’Anas manderà ora l’ispettorato di vigilanza sulle concessionarie autostradali, mentre la Stretto di Messina spa (di cui l’Anas controlla l’82 per cento) verrà spostata in piazza dei Cinquecento. Nuovo biglietto da visita del ponte: la stazione Termini, sopra la galleria centrale. Tra viaggiatori, barboni e fumi di hamburger la rappresentanza sarà pochina, il risparmio relativo (l’affitto al metro quadrato sarà infatti più alto), però non mancherà un certo imbarazzo. Il nuovo padrone di casa è la società Grandi stazioni, tra i cui azionisti c’è la Sintonia del gruppo Benetton. Sintonia controlla Atlantia, ossia Autostrade per l’Italia, che attraverso Igli detiene un terzo di Impregilo. [...]

Il 25 Ottobre 2008 alle 2:31 SuccedeOggi » Messina, ponte e a capo. Una storia infinita ha scritto:

[...] di Laura Maragnani La sede centrale era di alta rappresentanza, a Roma, perfetta per una società di rango internazionale che puntava all’opera più ambiziosa e discussa degli ultimi 30 anni: il ponte sullo Stretto, investimento in project financing da 6 miliardi. E sede dunque adeguata: quattro piani più attico, più seminterrato, più giardino, nella centralissima via Po, al numero 19. In tutto 3.600 metri quadrati (lordi) a 75 mila euro di affitto al mese, puntualmente incassati dalla srl Fosso del ciuccio. L’immobiliare della Cisl. Dalle stelle alle stalle: in via Po l’Anas manderà ora l’ispettorato di vigilanza sulle concessionarie autostradali, mentre la Stretto di Messina spa (di cui l’Anas controlla l’82 per cento) verrà spostata in piazza dei Cinquecento. Nuovo biglietto da visita del ponte: la stazione Termini, sopra la galleria centrale. Tra viaggiatori, barboni e fumi di hamburger la rappresentanza sarà pochina, il risparmio relativo (l’affitto al metro quadrato sarà infatti più alto), però non mancherà un certo imbarazzo. Il nuovo padrone di casa è la società Grandi stazioni, tra i cui azionisti c’è la Sintonia del gruppo Benetton. Sintonia controlla Atlantia, ossia Autostrade per l’Italia, che attraverso Igli detiene un terzo di Impregilo. [...]

Il 25 Ottobre 2008 alle 19:46 Enrico Di Giacomo » Blog Archive » IL REPORTAGE: MESSINA, PONTE E A CAPO. UNA STORIA INFINITA ha scritto:

[...] Ott 25 IL REPORTAGE: MESSINA, PONTE E A CAPO. UNA STORIA INFINITA Postato da Enrico Di GiacomoCommentaInchieste-Commenti-Appelli, News dall’altromondo La sedecentrale era di alta rappresentanza, a Roma, perfetta per una società di rango internazionale che puntava all’opera più ambiziosa e discussa degli ultimi 30 anni: il ponte sullo Stretto, investimento in project financing da 6 miliardi. E sede dunque adeguata: quattro piani più attico, più seminterrato, più giardino, nella centralissima via Po, al numero 19. In tutto 3.600 metri quadrati (lordi) a 75 mila euro di affitto al mese, puntualmente incassati dalla srl Fosso del ciuccio. L’immobiliare della Cisl. Dalle stelle alle stalle: in via Po l’Anas manderà ora l’ispettorato di vigilanza sulle concessionarie autostradali, mentre la Stretto di Messina spa (di cui l’Anas controlla l’82 per cento) verrà spostata in piazza dei Cinquecento. Nuovo biglietto da visita del ponte: la stazione Termini, sopra la galleria centrale. Tra viaggiatori, barboni e fumi di hamburger la rappresentanza sarà pochina, il risparmio relativo (l’affitto al metro quadrato sarà infatti più alto), però non mancherà un certo imbarazzo. Il nuovo padrone di casa è la società Grandi stazioni, tra i cui azionisti c’è la Sintonia del gruppo Benetton. Sintonia controlla Atlantia, ossia Autostrade per l’Italia, che attraverso Igli detiene un terzo di Impregilo. Ed ecco il punto: la Impregilo è capofila italiana dell’Eurolink, associazione di imprese che con la Stretto di Messina spa ha in corso una dura vertenza per danni. Ogni mese i suoi avvocati recapitano alla società del ponte una richiesta di risarcimento da 3 milioni di euro, per un totale che ha già raggiunto quota 100 milioni. In attesa della liquidazione i Benetton si metteranno in tasca almeno una quota della pigione. La vicenda, paradossale, ha una data di inizio: a marzo 2006, pochi giorni prima della vittoria di Romano Prodi, contrario alla costruzione, l’amministratore delegato della Sdm, Pietro Ciucci, firmava il contratto da 3,9 miliardi di euro con il general contractor Eurolink (oltre all’Impregilo ne fanno parte la spagnola Sacyr, la giapponese Ishikawajima-Harima e altre imprese italiane). Prima dell’apertura dei cantieri il centrosinistra aveva però dato l’altolà. E su mandato dell’allora ministro alle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, Ciucci ha iniziato lo smantellamento della Sdm proprio alla vigilia delle elezioni 2008, vinte da un centrodestra per cui il ponte sarebbe tornato a essere «una priorità». Ora è tutto da rifare. Secondo il nuovo programma messo a punto da Ciucci, riconfermato in Sdm (ricopre anche le cariche di amministratore delegato, consigliere e direttore generale della controllante Anas), bisogna ripartire coi contratti nel 2009 e aprire i cantieri nel 2010. Inaugurazione ufficiale del ponte prevista entro il 2016. Ma con quali soldi? Sparito il miliardo e mezzo accantonato dalla Fintecna (è stato assegnato ad altro dal governo Prodi, e il governo Berlusconi l’ha usato per compensare il taglio dell’Ici), di nuovi finanziamenti non c’è ancora traccia. Sei mesi dopo le elezioni le sedi di Villa San Giovanni e Messina sono chiuse, mobili e computer sono stati venduti, il personale tecnico ridotto all’osso; il sito del ponte non è più online. I cantieri rimarranno fermi ancora a lungo. C’è tutto il tempo per traslocare con calma, e al nuovo indirizzo ricevere le richieste di danni del padrone di casa. LAURA MARAGNANI - PANORAMA [...]

Il 25 Ottobre 2008 alle 22:27 Il ReteGiornale - la Tua Voce in Rete» Messina » Messina, ponte e a capo. Una storia infinita ha scritto:

[...] Fonte: Nebrodi e Ambiente di Laura Maragnani Panorama.it, 24 ott 2008 - La sede centrale era di alta rappresentanza, a Roma, perfetta per una società di rango internazionale che puntava all’opera più ambiziosa e discussa degli ultimi 30 anni: il ponte sullo Stretto, investimento in project financing da 6 miliardi. E sede dunque adeguata: quattro piani più attico, più seminterrato, più giardino, nella centralissima via Po, al numero 19. In tutto 3.600 metri quadrati (lordi) a 75 mila euro di affitto al mese, puntualmente incassati dalla srl Fosso del ciuccio. L’immobiliare della Cisl.Dalle stelle alle stalle: in via Po l’Anas manderà ora l’ispettorato di vigilanza sulle concessionarie autostradali, mentre la Stretto di Messina spa (di cui l’Anas controlla l’82 per cento) verrà spostata in piazza dei Cinquecento. Nuovo biglietto da visita del ponte: la stazione Termini, sopra la galleria centrale. Tra viaggiatori, barboni e fumi di hamburger la rappresentanza sarà pochina, il risparmio relativo (l’affitto al metro quadrato sarà infatti più alto), però non mancherà un certo imbarazzo.Il nuovo padrone di casa è la società Grandi stazioni, tra i cui azionisti c’è la Sintonia del gruppo Benetton. Sintonia controlla Atlantia, ossia Autostrade per l’Italia, che attraverso Igli detiene un terzo di Impregilo.Ed ecco il punto: la Impregilo è capofila italiana dell’Eurolink, associazione di imprese che con la Stretto di Messina spa ha in corso una dura vertenza per danni. Ogni mese i suoi avvocati recapitano alla società del ponte una richiesta di risarcimento da 3 milioni di euro, per un totale che ha già raggiunto quota 100 milioni. In attesa della liquidazione i Benetton si metteranno in tasca almeno una quota della pigione.La vicenda, paradossale, ha una data di inizio: a marzo 2006, pochi giorni prima della vittoria di Romano Prodi, contrario alla costruzione, l’amministratore delegato della Sdm, Pietro Ciucci, firmava il contratto da 3,9 miliardi di euro con il general contractor Eurolink (oltre all’Impregilo ne fanno parte la spagnola Sacyr, la giapponese Ishikawajima-Harima e altre imprese italiane). Prima dell’apertura dei cantieri il centrosinistra aveva però dato l’altolà. E su mandato dell’allora ministro alle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, Ciucci ha iniziato lo smantellamento della Sdm proprio alla vigilia delle elezioni 2008, vinte da un centrodestra per cui il ponte sarebbe tornato a essere «una priorità».Ora è tutto da rifare. Secondo il nuovo programma messo a punto da Ciucci, riconfermato in Sdm (ricopre anche le cariche di amministratore delegato, consigliere e direttore generale della controllante Anas), bisogna ripartire coi contratti nel 2009 e aprire i cantieri nel 2010. Inaugurazione ufficiale del ponte prevista entro il 2016. Ma con quali soldi?Sparito il miliardo e mezzo accantonato dalla Fintecna (è stato assegnato ad altro dal governo Prodi, e il governo Berlusconi l’ha usato per compensare il taglio dell’Ici), di nuovi finanziamenti non c’è ancora traccia. Sei mesi dopo le elezioni le sedi di Villa San Giovanni e Messina sono chiuse, mobili e computer sono stati venduti, il personale tecnico ridotto all’osso; il sito del ponte non è più online. I cantieri rimarranno fermi ancora a lungo.C’è tutto il tempo per traslocare con calma, e al nuovo indirizzo ricevere le richieste di danni del padrone di casa. [...]

Il 27 Ottobre 2008 alle 8:55 Messina, ponte e a capo . Una storia infinita | Circolo Luce Del Sud ha scritto:

[...] di Laura Maragnani La sede centrale era di alta rappresentanza, a Roma, perfetta per una società di rango internazionale che puntava all’opera più ambiziosa e discussa degli ultimi 30 anni: il ponte sullo Stretto, investimento in project financing da 6 miliardi. E sede dunque adeguata: quattro piani più attico, più seminterrato, più giardino, nella centralissima via Po, al numero 19. In tutto 3.600 metri quadrati (lordi) a 75 mila euro di affitto al mese, puntualmente incassati dalla srl Fosso del ciuccio. L’immobiliare della Cisl. Dalle stelle alle stalle: in via Po l’Anas manderà ora l’ispettorato di vigilanza sulle concessionarie autostradali, mentre la Stretto di Messina spa (di cui l’Anas controlla l’82 per cento) verrà spostata in piazza dei Cinquecento. Nuovo biglietto da visita del ponte: la stazione Termini, sopra la galleria centrale. Tra viaggiatori, barboni e fumi di hamburger la rappresentanza sarà pochina, il risparmio relativo (l’affitto al metro quadrato sarà infatti più alto), però non mancherà un certo imbarazzo. Il nuovo padrone di casa è la società Grandi stazioni, tra i cui azionisti c’è la Sintonia del gruppo Benetton. Sintonia controlla Atlantia, ossia Autostrade per l’Italia, che attraverso Igli detiene un terzo di Impregilo. [...]

Il 28 Ottobre 2008 alle 22:05 carlo.tosi ha scritto:

Chissà quanto ci sarà costato finora tutto il blaterare ed il progettare che va avanti da decenni su questo ponte, sicuramente una cifra astronomica. Questi soldi potevano essere impiegati molto meglio in mille altre necessità. Il ponte è solo una bandiera elettorale e propagandistica. Enormemente costoso e, senza le adeguate infrastrutture prima e dopo, quasi inutile. Ma ogni tanto viene riportato a galla nei discorsi del governo. A che serve una spesa così spropositata se il traffico nel resto della Calabria e Sicilia è ancora in gravi difficoltà? Ma i discorsi di buonsenso non contano nulla, c’è un’enorme torta di soldi da spartire. Soldi che fanno gola a moltissime persone, politici romani e locali in primo luogo. Poi un gioco di appalti e subappalti da far leccare i baffi a tutto il sistema dei grandi lavori al sud che ben conosciamo. Ma tanto…c’è pantalone che come sempre paga e tace.

Il 25 Febbraio 2009 alle 13:47 L’agenda delle Grandi Opere: “Ponte sullo Stretto al via entro il 2009″ » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Grandi opere pubbliche per uscire dalla crisi: investimenti necessari, secondo il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli che oggi, parlando a Radio anch’io, ha tracciato un primo calendario delle più importanti operazioni in programma. Fra queste, il ponte sullo Stretto di Messina, che potrà partire entro il 2009. Accelera, quindi, il governo sulle strategie per fare ripartire il Paese, come promesso in campagna elettorale: dopo l’accordo con la Francia sul nuceleare di nuova generazione, ecco un altro tassello. Da sempre caro al premier e al centrodestra: il Ponte che unisca la Sicilia all’Italia, la cui priorità era stata ribadita lo scorso maggio. Ma ora si è alla stretta finale, anche perché il ministro ha avvertito che “se partiamo con 16,6 miliardi di opere ci saranno 140mila posti in più, sennò 65mila posti saranno a rischio”. “Per uscire dalla crisi” afferma Matteoli “bisogna realizzare infrastrutture. Noi ne abbiamo bisogno. Dal secondo posto in Europa per la realizzazione di infrastrutture che avevamo a inizio anni ‘70 oggi siamo al diciannovesimo posto sui 27 paesi dell’Unione europea”. Il ministro ha anche commentato le tesi dell’ingeniere Remo Calzona, ordinario di Tecnica delle costruzioni dell’Università “La Sapienza” di Roma (autore del libro: La ricerca non ha fine. Il ponte sullo Stretto di Messina), secondo il quale l’attuale progetto del ponte è inadeguato perché troppo costoso e soggetto alla forza del vento: “Mutuo” ha detto Matteoli, che ha ricordato di essere un politico, e non un tecnico “ciò che i tecnici mi hanno detto. La tesi dell’ingegnere è molto isolata. Il progetto è questo e andiamo avanti con questo. È vero, costa 6 miliardi, ma su questo progetto non torniamo indietro”. Il ministro, rispondendo agli ascoltatori, ha poi riconosciuto che “se ci limitassimo al Ponte senza infrastrutturazione in Calabruia e Sicilia non servirebbe a nulla”. Quindi il Ponte “ci obbliga a migliorare le infrastrutture ferroviarie, autostradali e anche i porti. È un opera gigantesca” ha concluso “che porterà anche turismo” L’annuncio di Matteoli arriva poche ore dopo le parole del governatore della Calabria, Agazio Loiero, convinto che la costruzione del Ponte “non sia una priorità”. Parlando a margine di un incontro sui temi dell’ambiente relativi alla Calabria, Loiero ha affermato: “Stanti le condizioni in cui versa la Calabria, con l’autostrada e la ferrovia che non funzionano, il Ponte sullo Stretto non puo’ essere una priorita”‘. Per Loiero, prima bisogna intervenire sull’autostrada e sul trasporto ferroviario, e poi si può pensare alla costruzione del ponte. E appunto per quel che riguarda l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, il suo ammodernamento sarà completato “entro la fine del 2011, inizio del 2012″ e una volta terminata si pagherà il pedaggio, ha assicurato il ministro Matteoli. Che ha anche voluto sottolineare come l’opera sia “tutta finanziata” e che ci sono stati “problemi che hanno fatto ritardare i lavori e che hanno costretto il ministro Maroni ad andare in Calabria a portare uomini e mezzi”, perché “le imprese se ne volevano andare, ma le abbiamo convinte a restare”. Alla domanda se, quando l’opera sarà finita si pagherà il pedaggio, il ministro ha risposto: “I presidenti delle regioni sono d’accordo: si deve pagare, come avviene in tutte le parti d’Italia”. [...]

Il 22 Giugno 2009 alle 20:28 PONTE sullo stretto la via entro il 2009….addio scilla e ciriddi ! « ECocondriache…….Cronache di ECologia,EConomia,tECnologia,E Come siamo! ha scritto:

[...] Accelera, quindi, il governo sulle strategie per fare ripartire il Paese, come promesso in campagna elettorale: dopo l’accordo con la Francia sul nuceleare di nuova generazione, ecco un altro tassello. Da sempre caro al premier e al centrodestra: il Ponte che unisca la Sicilia all’Italia, la cui priorità era stata ribadita lo scorso maggio. [...]

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