Arriva l’”Operazione trasparenza”: tutti i dati sulla struttura ministeriale e le funzioni del personale, a partire da curricula, telefoni ed e-mail, fino alle assenze dei dipendenti e agli stipendi dei dirigenti sono sbarcati sulla rete. Parte dunque la “piccola rivoluzione” annunciata dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta: eseguita in accordo con il Garante per la Privacy e riferita, per il momento, al personale del ministero e alle strutture ad esso collegate (Scuola superiore della pubblica amministrazione, Aran, Formez, Cnipa).Così, da oggi, anche il tasso di assenteismo ufficio per ufficio e le retribuzioni lorde dal capo dipartimento ai dirigenti generali e di seconda fascia sono pubblicate on-line. Un universo di circa 1.100 dipendenti. Dall’esempio non si sottrae lo stesso Brunetta: nell’arco di dieci giorni saranno inseriti on line anche i suoi dati, compresa la retribuzione annua lorda, e dei suoi collaboratori. “Non sono un eroe” ha sottolineato Brunetta, ma da qui comincia la nuova fase della Pa. “Entro una settimana” ha d’altra parte annunciato il ministro “sarà pronto il piano industriale che la riformerà. Il pacchetto normativo sarà operativo entro l’anno”. Nel corso della prossima settimana ci sarà l’incontro con le parti sociali. Per Brunetta il Paese “non ne può più di una amministrazione pubblica opaca e arretrata. Voglio considerare la Pa come le società quotate, in cui gli azionisti sono i cittadini, quei sessanta e oltre milioni di italiani, chiamati a fare i cani da guardia”. Si tratta, comunque, di una operazione ‘in progress’, che intende arrivare a pubblicare sul sito anche gli obiettivi, le valutazioni, gli indicatori finanziari di spesa e di qualità (per questo è stata avviata una collaborazione con l’Istat).
A proposito di assenteismo, risultano essere 22 i giorni in media di assenza, escluse le ferie, per ogni dipendente del dipartimento della Funzione pubblica, che conta 256 persone in servizio (nel 2007): quelli per malattia 11, mentre il totale in un anno è stato di 13.559 giorni (53 la media procapite).
- Sabato 24 Maggio 2008
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Commenti
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Il 25 Maggio 2008 alle 17:54 giosca49 ha scritto:
Fannullone: chi non vuole fare nulla; poltrone; sfaccendato; sfaticato; scansafatiche.
Fannullone, derivazione dalla locuzione: non fare nulla.
Fannullone, figlio della nostra Democrazia ammalata !!!!
Chi non ricorda il nostro onorevole ministro della repubblica Preti che di fronte ad un prolungato sciopero degli “statali” ebbe a commentare: “Ma di che cosa si lamentano se hanno tutti la doppia attività!!!!!”
Onorevole ministro Brunetta, condivido il principio di perseguire ed eliminare le mele marce e dare, non ridare, dignità ai lavoratori del pubblico impiego, ma non si può correre il rischio di generallizare perché non è corretto, e perché il problema deve essere rappresentato correttamente, perché non è una tragedia …..ma un dramma, uno dei tanti di questa nostra democrazia malata, sempre pronta a premiare i furbi e sempre pronta a promettere cambiamenti sistematicamente gattopardiani.
Un dramma figlio di questa nostra democrazia ammalata dove piccole minoranze, o sparuti gruppi, sono in grado di bloccarne o stravolgerne la sua funzionalità, e così i fannulloni, che nel loro insieme, rappresentano una piccola percentuale dei lavoratori del pubblico impiego, hanno il potere di mettere alla gogna tutto il sistema della cosa pubblica.
Così come i così detti Ultras, percentuale insignificante rispetto alla massa dei tifosi, si consentono di far chiudere gli stadi; gruppi sparuti di seguaci delle ideologie più radicali sono in grado di trasformare la più innocua manifestazione in una battaglia civile; piccoli gruppi parlamentari che tengono in pugno maggioranze di governo; parlamentari che, improvvisandosi pianisti, esprimono il proprio voto e.. quello di colleghi assenti, suonando a quattro mani sul dispositivo elettronico; e poi, poi non si può omettere la responsabilità di chi direttamente incide nel sistema lavoro del pubblico impiego.
Un sistema che a madre e figlia partorisce potenziali fannulloni.
Partendo dal fannullone messo sul banco degli imputati dal ministro Brunetta, si passa velocemente al fannullone che gli consente di non fare nulla e quindi di fare il fannullone, ovvero il responsabile del gruppo e a seguire il Dirigente dell’ufficio che non dirige. E il Dirigente, potenzialmente fannullone, anche lui è figlio di un altro fannullone che lo ha segnalato per la nomina o lo ha direttamente nominato immeritatamente.
E come non ricordare il sistema contrattuale che disciplina il lavoro del pubblico impiego?
Un sistema che prevede alcune norme che glorificano e incentivano la voglia di essere “fannullone” come quella che:
“ l’assenza per malattia viene “tassata” con detrazione economica sino al Quindicesimo giorno, mentre per quelle superiori ai 15 giorni non ci sono detrazioni economiche, non si tassano”;
“la maggior parte delle economie extrastipendiali legate alla produttività e alla incentivazione vengono legate alla presenza con una divisione a pioggia, fannulloni compresi”;
“la carriera, si fa per dire, sconosce la meritocrazia e ama affettuosamente l’anzianità di servizio, mortificando chi con merito e professionalità ogni giorno fa bene il suo lavoro e, quello di molti suoi colleghi in aria di fannullone”.
La casta, quella sindacale, sempre pronta ad ammantare ogni anelito di ribellione, deve fare un grande mea culpa ripensando la sua politica nel pubblico impiego, dove troppe volte per salvaguardare l’interesse sulle deleghe hanno tralasciato necessarie riforme che puntassero decisamente alla professionalità e alla meritocrazia.
E così la storia potrebbe continuare all’infinito, ma per fortuna Lei, on. Brunetta, ha deciso di indicare un dramma a tutti noto, io spero che almeno questa volta chi deve, e chi può fare qualcosa, non si fermi a guardare il suo dito ma guardi il dramma che stà indicando.
giosca49
Il 7 Luglio 2008 alle 9:23 Renato Brunetta: “Vorrei fare il fannullone, ma non ci riesco” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il suo idolo è un macellaio. Detta così sembra irriverente o stridente rispetto alla serietà del personaggio: ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, nonché professore di economia del lavoro, autore di decine di saggi. E invece Renato Brunetta, veneziano, 58 anni, adora Fabrizio Nonis, macellaio verace, prestato alla tv (In punta di coltello). Quando, casualmente, i due si incontrarono, Brunetta esplose: “Ma lei è il mio mito”, e l’altro: “No, lo è lei per me”. Lo sa che è il ministro più popolare del nuovo governo? Non posso più camminare per strada: la gente mi ferma, mi dice: “Abbiamo fiducia in lei”, “Vada avanti”. Quelli che lavorano sono tutti dalla mia parte. È un consenso bipartisan. Molti di loro sono pubblici dipendenti. Nelle prime settimane di governo ricevevo telefonate di colleghi, del seguente tenore: “Sei proprio sicuro?”, “non stai esagerando, non è pericoloso?”. Finite. Perché le sue norme antifannulloni sono popolari. E un po’ populiste, sinceramente… La gente non ne può più. È questo il clima culturale e io lo sto cogliendo. Quando comincia a fare il fannullone lei? Parliamo delle sue vacanze. Seconda settimana d’agosto. Dovrei cominciarle intorno a quella data, se tutto va bene. Meta? Ravello e Todi, dove ho casa. Non ho più voglia di girare. Per 9 anni ho fatto il pendolare fra Roma, Bruxelles, Venezia. Adoro stare a casa. E ora si gode le sue case, sparse per l’Italia. Una anche a Venezia, un’altra a Roma. Da ragazzo vivevate in nove in 90 metri quadrati. Ho tanti mutui. Le case sono anche il mio riscatto rispetto al passato. E mi danno sicurezza. La giornata tipo di Brunetta in versione fannullone? Mi sveglio comunque presto, proprio non ce la faccio a non far nulla. Alle 7 sono in piedi, lettura dei giornali la mattina, pomeriggio lavoro o studio. E la chiama vacanza? Non so nuotare, non so guidare, sciare, andare in barca. Non so fare niente. Nella mia giovinezza ho solo studiato e lavorato. È un po’ da libro Cuore, ma è così. La mia era una famiglia piccolo piccolo borghese, se non proletaria. «Chi non lavora non mangia» mi ripeteva mia madre. Da ragazzo ti arrabbi a vedere i tuoi amici che vanno in vacanza mentre tu vai a vendere gondolette con tuo padre, ambulante. Lui apriva il banchetto 2 ore prima degli altri, alle 6 di mattina, per beccare le coppiette di sposi meridionali in partenza, che facevano gli ultimi acquisti di souvenir. «Ho già fatto la giornata» mi diceva orgoglioso mentre i suoi colleghi arrivavano. Si capisce di più la sua crociata antifannulloni. Vede, la mia prima vacanza seria l’ho fatta a Todi, nell’83, avevo 33 anni. E mi ha salvato la vita, perché ero finito nel mirino delle Brigate rosse. È da allora che vivo sotto scorta. Parliamo delle prossime vacanze. Se Silvio Berlusconi la invitasse in Sardegna, accetterebbe? Non sono mai stato invitato dal presidente, ma se succedesse ci andrei ben volentieri. E con il meno amato Giulio Tremonti passerebbe giorni insieme? Va a Lorenzago di Cadore, nel mio Veneto. Se c’è bisogno di lavorare insieme, perché no? E con un sindacalista andrebbe in vacanza? Forse con Renata Polverini, primo perché è donna e dunque più piacevole, poi perché è da scoprire, la conosco poco. Con gli altri ho già dato, Epifani, Baroni, Bonanni. Sarebbe una noia mortale. Ho colleghi che lo fanno. Forse sono più perversi di me o masochisti. Un politico da vacanza? Fausto Bertinotti, sa prendersi in giro, è piacevole. Aspetto un suo invito. Berlusconi, Bertinotti… Il terzo invito da chi lo vuole? Da Andrea Pamparana, mi piacciono i suoi libri su santi e filosofi, è curioso, intelligente. Non nuota, non dorme fino a tardi. Insomma cosa fa nelle tre settimane di stacco? Mi piace mangiare bene, stare con gli amici, leggere. Unica concessione: il riposino. Sono fatto così, il primo giorno di vacanza me lo godo, il secondo mi sento già in colpa. Letture? Saggistica. Non amo i romanzi e purtroppo non mi piace la poesia. Vorrei, ma proprio non mi piace. Ha mai pensato di scrivere qualcosa che non sia un trattato di economia? L’ho in testa da molti anni, c’è già anche il titolo, Lista di Spagna. È un romanzo, non ci crederà. Ma non riesco a scriverlo. Perché? Lista di Spagna è il nome della strada dove avevamo la bancarella, dai miei 13 anni fino alla laurea sono stato lì quando non ero a scuola o a studiare. Quel vicolo è il luogo della mia formazione: 10 anni in cui sono successe cose dentro di me, e fuori. Ma sono ancora troppo emotivamente coinvolto per metterle sulla carta. Lei ama stare ai fornelli, vero? Ho imparato a cucinare da ragazzino, quando le giornate di studio erano lunghe. Così, ogni ora, mi alzavo dai libri per andare in cucina ad aiutare mia madre. Quei momenti sono il ricordo più dolce che ho di lei. Pulivo il pollo, preparavo un soffrittino, aggiungevo il brodo. Ho imparato i fondamentali. I piatti forti dello chef antilavativi? Pasta e fagioli, ragù, sugo. Bene arrosti e pesce. Benissimo il brodo e la pasta, fatta in casa da me medesimo. Amo i lessi da morire. Se arrivano 15 amici all’improvviso, svuoto il frigo e li metto a tavola in poco tempo. Sono debole sui dolci. Ha un altro punto debole, se permette: la privacy. Non vuol far sapere chi è la sua fidanzata, donna chic, Titti di nome, arredatrice di professione. Dica dell’altro… La privacy è per me un valore assoluto. Una dimensione invidiabile. Non saprà nulla. Confessi almeno se si è offeso quando l’hanno definita “miniministro”. Sono abituato alle battute, è 58 anni che me le fanno. Ho metabolizzato. Però stavolta ho provato pena per chi ha usato questo misero giochino, Eugenio Scalfari e Furio Colombo. Mi dispiace di avere avuto per loro tanta stima, sono stati due punti di riferimento. Se questa è la sinistra, noi governeremo per i prossimi 200 anni. Spero che la sinistra, quella vera di Walter Veltroni, sia un’altra cosa. Perché si è dato un anno di tempo per cambiare le cose? O si dà il colpo subito o non si fa più. Ci sarà un monitoraggio presso la clientela, che poi è il cittadino. Finora non ha perso tempo: crociata antifannulloni, denuncia delle consulenze d’oro, trasparenza… I 3 milioni e 650 mila dipendenti pubblici faranno un’estate da thriller immaginandola sulla terrazza di Ravello a inventarsene una al giorno. Altro che vacanze. La maggioranza dei lavoratori se ne infischia. Spero di non essere l’ossessione di nessuno. E comunque i dipendenti pubblici sono i primi a voler essere percepiti in un modo diverso. La colpa non è loro, ma del datore di lavoro, che è l’uomo politico: non si può essere dei manager del settore pubblico cercando il consenso anziché profitto ed efficienza. Suona come un discorso anticasta, molto in voga anche questo… Io sono un pezzo della casta. E comunque guadagno la metà di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, autori del libro. Bastone e carota: punizioni a chi ruba lo stipendio, premi a chi lavora bene. L’ha chiamata “Rivoluzione”. In questo paese pazzo i rivoluzionari sono dei riformisti. Ma le cose si possono cambiare. Pensi a Napoleone: quando lui entra in scena sembrava tutto perduto e invece quel piccoletto corso cambia la storia e il mondo. Più di una volta amici e nemici hanno detto: «Brunetta si crede Napoleone». È il nostro Bonaparte? Vuole cambiare la pubblica amministrazione dopo decenni di clientelismo e immobilismo? Non solo. Cos’altro? La storia di questo Paese. Allora è davvero Napoleone… L’Italia deve ritornare bella, felice, generosa, solidale, è un paese benedetto da Dio, maledetto dagli uomini. Pensi a cosa sta succedendo a Napoli. Io ce l’ho con la borghesia napoletana che non fa, non dice. Nulla è perduto. Bisogna darsi da fare. Ottimista. E se alla fine la esiliassero, se Ravello diventasse la sua Sant’Elena? Napoleone era in esilio, io sarei agli arresti domiciliari. [...]
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