di Roberto Seghetti
La ripresa del programma nucleare è l’ultima sfida lanciata dal governo Berlusconi per testimoniare la volontà di rompere con il passato delle indecisioni e dei tentennamenti. Come per il pacchetto sicurezza, il decreto sui rifiuti a Napoli o il taglio dell’Ici, l’annuncio sul nucleare del ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola ha infatti avuto come obiettivo anche quello di far vedere agli italiani che il nuovo esecutivo è capace di decidere e di trasformare le scelte in iniziative concrete. Non importa se il tema è spinoso, come nel caso dell’energia atomica.
Dopo il referendum del 1987, per 21 anni il nucleare è stato un tabù. Ancora lo scorso anno, per esempio, la maggioranza dei cittadini risultava contraria. Adesso, però, qualcosa è cambiato (riquadro in basso a destra). L’impennata dei prezzi del petrolio, i progressi della tecnologia, l’avallo della Confindustria e la spinta delle imprese energetiche italiane hanno riaperto il dibattito.
Certo, le resistenze ci sono ancora. Il ministro ombra del Pd, Pierluigi Bersani, dubita che sia giusto partire con la tecnologia attuale, dato che se ne stanno preparando di più sicure. Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori, ha addirittura minacciato un referendum, se la scelta si farà senza aspettare i nuovi tipi di impianto. Ma è chiaro che ormai il problema non è più il se. Piuttosto sono in gioco il come e il quando. Ed è proprio su questi punti che il governo ha deciso di lanciare la sfida.
Le norme. Il referendum del 1987 non impedisce che si riprenda un programma nucleare. Ma dopo tanto tempo servono nuove regole. Il governo (vedere l’intervista a Scajola a pagina 50) formerà una commissione di esperti e pensa di varare una legge delega su tutti i punti che vanno chiariti: dalla scelta della tecnologia all’individuazione dei siti, fino ai poteri di controllo, oggi in capo all’agenzia per l’ambiente.
La tecnologia. Il consenso nei confronti delle centrali di terza generazione (vedere il riquadro qui sopra) è molto ampio. La scelta è appoggiata dalla maggioranza di governo e dall’Udc. Al di fuori del Parlamento, sono a favore anche le aziende energetiche italiane e la Confindustria. “Dobbiamo scegliere la terza generazione” conferma a Panorama il vicepresidente dell’organizzazione, Antonio Costato, che giovedì 29 ha presentato il manifesto per l’energia degli imprenditori.
Dal punto di vista operativo ciò significa la scelta o del modello Epr (European pressurized reactor), lo stesso tipo di centrali di terza generazione che si stanno costruendo a Flamalville, in Francia (entrerà in funzione nel 2012), con l’intervento operativo dell’Enel a fianco del colosso francese Edf, e a Olkiluoto, in Finlandia; oppure la scelta del sistema Ap 1.000, l’impianto realizzato dalla Westinghouse con il contributo della Ansaldo nucleare.
Importante, secondo gli esperti, è che si scelga una tecnologia per l’insieme del programma e che tutto il processo, dalle turbine ai bulloni, sia garantito.
Dice a Panorama a titolo di esempio Giuseppe Zampini, amministratore delegato dell’Ansaldo energia: “Una centrale ha qualche migliaio di valvole. Anche queste devono essere prodotti di alta qualità, controllati, sicuri”.
Il Pd, l’Idv e la sinistra e i verdi, così come il Nobel Carlo Rubbia, preferirebbero attendere che vedesse la luce il reattore di quarta generazione. In questo caso bisognerebbe aspettare i prossimi decenni, anche se Luciano Cinotti, uno dei più noti ingegneri nucleari italiani, afferma che i tempi potrebbero essere più brevi, come mostra l’accordo tra la società milanese Del Fungo Giera Energia, per la quale lavora Cinotti e che detiene alcuni nuovi brevetti, e l’agenzia russa per l’energia atomica.
Quante centrali e dove? La scelta più difficile riguarda l’individuazione dei siti. L’obiettivo del governo è di coprire con il nucleare italiano almeno il 25 per cento del fabbrisogno di energia. Ciò significa quattro o cinque centrali da 1.600 megawatt (costo: 3 miliardi di euro l’una). Di conseguenza, anche i siti da individuare sono quattro o cinque. Quali?
Quattro possibili aree ospitano le centrali esistenti e in via di smantellamento, a Trino Vercellese, Caorso, Latina, Garigliano. Prima del referendum erano stati individuati altri siti (vedere la cartina nella pagina a sinistra). Ma sono passati più di due decenni. Come dire: bisognerà rivedere tutto e nulla sarà facile. Molti governatori regionali, come Nichi Vendola della Puglia, hanno già messo le mani avanti. L’unico che ha preannunciato un sì, nel caso in cui si trovasse un sito adatto in Veneto, è stato Giancarlo Galan.
Per lo stoccaggio temporaneo delle scorie vale lo stesso discorso. La Sogin, società che ha il compito di smantellare le centrali esistenti, ha già avviato il lavoro, affrontando ostacoli e mille polemiche. Ma ancora non c’è una decisione definitiva.
Chi ci metterà i soldi. Le imprese energetiche italiane (e non solo) considerano un’occasione d’oro la possibilità di investire, costruire e gestire le centrali. Se è vero infatti che il nucleare è stato fermo in Italia, è altrettanto vero che l’Enel ha costruito e gestisce centrali in Slovacchia e in Spagna, mentre in Francia partecipa con il 12,5 per cento al progetto della Edf. La stessa Edf è azionista della Edison. L’Ansaldo energia (che presto dovrebbe essere quotata) ha costruito centrali in Romania, collabora con la Westinghouse e partecipa alla costruzione delle nuove centrali Ap 1.000. La A2A, grande utility milanese e bresciana, ha dato mandato alle università di studiare un piano. La Sogin smaltisce le scorie e smantella le vecchie centrali. L’Enea studia la fusione nucleare in un progetto europeo. Techint e Ansaldo Camozzi producono parti di centrali. La Del Fungo Giera Energia progetta.
Senza contare che potrebbero essere interessate le imprese energivore. Dice a Panorama l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti: “Penso che potremmo unire le forze di produttori, impiantisti e consumatori, come già sperimentato in Finlandia, con un modello consortile. Potremo anche fare da soli, sul modello dell’Epr in Francia. Unendo le forze anche in Italia possiamo sostenere un grande progetto”.
- Domenica 1 Giugno 2008
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Commenti
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Il 2 Giugno 2008 alle 9:07 alexpesaro ha scritto:
Io personalmente sono FAVOREVOLE AL NUCLEARE, e vorrei rendere noto, che l’ italia prende l’ energia nucleare dalle centrali della Francia, che stanno appolaiate sulle alpi, alcune di queste a pochi kilometri dal confine…
Il 2 Giugno 2008 alle 16:05 lcd1 ha scritto:
Ho scritto ai rettori dei politecnici italiani, ai giornali, agli esperti, ….. niente risposte.
Ma….. l’ecologia, l’energia pulita, le fonti rinnovabili, sono solo una grande IPOCRISIA??
Io ho brevettato una macchina tutta italiana che produce energia elettrica, con le onde del mare, quasi a costo zero.
La mia è una macchina economica molto efficace, che costa pochissimo e che produce tantissimo.
Forse è per questo che non interessa??
Che non è degna neanche di una risposta, anche negativa??
Guardate questo sito : http://digilander.libero.it/lc.....d01/
e….. giudicate Voi.
Grazie.
Il 2 Giugno 2008 alle 16:37 ursusarctos ha scritto:
Il nucleare nel bel Paese, una scelta assurda!
1 - in una centrale nucleare la gestione della sicurezza delle strutture e dei trasporti è enorme e difficilmente prevedibile (voglio solo ricordare che dopo il famoso 11 settembre le cose sono un po’ cambiate). Vale la pena rischiare?
Se succede qualcosa in Europa che facciamo … scappiamo tutti in Africa?
La Grecia, qualche anno fa, giustamente chiese in Parlamento Europeo di bloccare la proliferazione di centrali nei paesi limitrofi. Questo è un ragionamento “umano”. Si parla di Neoplasie, non di dermatiti!
2-per quanto concerne la problematica delle scorie consiglio almeno la lettura di:
http://notizie.alice.it/tecnol.....nothpboxdx
http://wikipedia.sapere.alice......=not_cross
il problema delle scorie esiste e come!!
http://www.corriere.it/Primo_P.....orie.shtml
3 - i costi del nucleare sono giganteschi e le centrali nucleari non hanno il rendimento che la gente si aspetta .. . La Francia (che purtroppo puntava molto su tale energia) ne ha oltre 60! Dove le mettiamo? Non siamo mica il Canada!
4 - sulla convenienza economica mi fido di ciò che dice Rubbia:
http://it.youtube.com/watch?v=.....h_response
Grazie Idc1, ogni idea veramente “sostenibile” va perseguita!
Ernesto
Il 3 Giugno 2008 alle 9:17 cloche ha scritto:
UrsusArctos et alteri:
- belli i links segnalati, peccato che non servano/bastino a crearsi un’immagine fedele del “problema”. Chi segue le problematiche del ciclo di produzione di energia da fissione ha un’idea dei volumi e delle masse in gioco, rapportate alla quantità di energia prodotta. Tutto troppo lungo da riassumere in un post di un forum, quindi lascio alla buona volontà di ognuno l’andare a cercare per parole-chiave tipo “ciclo combustibile” e “energia da fissione” oltre che le tendenziose e abusatissime “problema scorie nucleari”, “pericolo nucleare” e altra roba del genere che sì esiste ma di cui pochissimi sono in grado di misurare realmente la portata
- i costi di una centrale nucleare sono elevatissimi PROPRIO perché in “occidente” si è sempre considerata una tecnologia ad elevato rischio intrinseco. Quindi, le normative tecniche costruttive e di gestione operativa sono quanto di più severo e ridondante l’uomo abbia mai concepito oltre all’aviazione spaziale. Addirittura, i progetti di nuova e futura generazione sono costruiti attorno all’imperativo di essere “completamente passivi”, ossia le sicurezze non sono più pilotate meccanicamente dopo la segnalazione di sensori (termometri, pressostati, eccetera), che si possono anche guastare, ma “intrinsecamente” dal processo stesso. Ne consegue che un reattore del genere sarebbe non solo “auto-stabile” in tutto il campo di funzionamento (cosa che è già ora vera per tutti i PWR francesi, tutti i PWR Whestinghouse e anche per il compianto BWR tutto italiano di Caorso) ma anche “auto-limitante” e al limite “auto-estinguente” al di fuori dal campo di funzionamento, sia verso le sovra-potenze, sia ai carichi fortemente parzializzati (che sono notoriamente quelli peggio digeriti dai reattori attuali)
- un termogeneratore di vapore a fissione ha un rendimento eccelso in quanto tale. Dove diventa carente è nel rendimento termomeccanico globale, perché la grandissima quantità di calore da asportare chiama in gioco portate d’acqua gigantesche e la necessità di adottare contemporaneamente temperature massime di ciclo e pressioni modeste (rispetto ad una centrale termica a combustione fossile, che rappresenta il massimo inarrivabile per un sistema a vapore se si escludono gli impianti a co-generazione, che addirittura sfruttano l’energia fino a più dell’80%). Ciononostante, un generatore nucleare rappresenta pur sempre l’unica alternativa “non-da-combustione” per avere energia “ad altissima densità”, quindi ad un certo punto il mero rendimento termomeccanico passa in secondo piano. A favore, nonostante i guaiti di molti “ambientalisti”, anche il rapporto “energia prodotta / scorie scaricate”, senza comune denominatore con una centrale a combustibile fossile, anche ultra-filtrata come Fusina (che da questo punto di vista è un gioiello invidiabile anche dall’estero…). L’unico vero problema delle scorie da fissione è la persistenza nel tempo, non la quantità. Per di più, un tipo di reattore (detto “sur-rigeneratore”) sfrutta come combustibile proprio ciò che si estrae come scorie da un reattore a fissione “semplice”. Nuovo problema: i sur-rigeneratori (di cui l’unico prototipo funzionante che conosco è Super-Phénix in Francia) non sono ancora “meccanicamente” a posto, a causa del particolarissimo fluido frigorigeno che usano. Caso mai, quindi, per far fare al ciclo del combustibile nucleare un vero passo avanti, ci sarebbe da lavorare proprio su quel tema (e lo si sta già facendo, del resto…)
- E’ chiaro che la convenienza economica è dubbia o perlomeno difficoltosa, ma bisogna anche considerare in che contesto. Ho il massimo rispetto per Rubbia, ma credo che sia ormai necessario proiettarci in uno scenario in cui ogni possibile fonte energetica debba (non “possa”) essere utilizzata e interscambiata. Il nucleare va bene per la generazione “di base” ad alta densità, il solare va bene per la generazione puntuale e, meglio ancora, distribuita. La centrale elettrica solare progettata da Rubbia effettivamente funziona (non avrei mai avuto alcun dubbio in proposito) con un rendimento piuttosto alto (altissimo per QUEL genere di oggetto), ma a parte il fatto che la malavita organizzata ha provveduto a smantellarla pezzo per pezzo per rivendere i pannelli “sotto banco”, la superficie coperta rapportata alla potenza generata resta enorme. Ottimo per imbastire piccole centrali locali che provvedano ai picchi energetici locali di una zona industriale, per esempio, ma inadatto a coprire la potenza richiesta “di base” dalla rete.
- con l’alta densità di energia proveniente dal nucleare, si riaprirebbe il discorso delle centrali idrauliche reversibili, che si comportano da generatori sfruttando la caduta idrica di un bacino quando la potenza richiesta dalla rete è alta, e ri-pompano invece l’acqua verso il bacino nei momenti di “magra” in cui c’è un “surplus” di potenza disponibile proveniente dalle centrali “di base”. La differenza di rendimento - ovviamente sfavorevole, come impone la Fisica - tra turbinaggio e pompaggio è comunque enormemente inferiore a quanto avverrebbe a voler generare la stessa energia con qualsiasi altro mezzo. In Italia su questo tema eravamo all’avanguardia (Chiotas, San Fiorano, eccetera…) ma adesso ovviamente queste macchine stupende stanno funzionando per il 50% di quello che saprebbero fare, vale a dire solo in turbinaggio, quando possono. Altro spreco…
- per finire: una centrale nucleare è più pericolosa quando è “spenta” che quando va, quindi i sostenitori del “no-al-nucleare” del 1987 riflettano su quanto danno ciò ci ha provocato, tra mancata produzione, perdita di sapere tecnologico, perdita di indipendenza energetica, inquinamento e misure di sicurezza. Dal 1987, quanti incidenti “di gravità pubblica” sono avvenuti in Francia? Risposta corretta non manipolata: nemmeno uno. In Francia danno l’allarme, per sicurezza e massima tutela della popolazione, anche in caso di guasto benigno a parti non vitali dell’impianto, quindi se si contano anche questi i guasti sono stati cinque o sei, non di più. Come lo so? Semplice, abitando a poco più di 10 km da uno dei raggruppamenti più consistenti di centrali in Francia, quelli della Vallée du Rhône e del Tricastin in particolare.
Saluti a tutti
Il 3 Giugno 2008 alle 21:55 ursusarctos ha scritto:
Grazie a “cloche” per aver espresso un suo parere tecnico, rispettabilissimo. Purtroppo però, io rimango della mia opinione cioè che la scelta nucleare è anacronistica ed una follia per un territorio come il nostro ma anche in generale nel mondo!
Dal tecnico passiamo ad alcune riflessioni meno tecniche ma più sociali:
1 - dimenticare Cernobyl non è affatto corretto, anche perchè i danni si devono giudicare oggi e forse ancora per qualche decennio. Ma putroppo i dati epidemiologici sono tremendamente carenti e difficili da interpretare (in parte, mi occupo per mestiere di neoplasie ed epidemiologia). Cernobyl ha cambiato la storia dell’uomo;
2 - non è affatto vero che non ci sono stati altri disastri ambientali, anche recenti. Putroppo non è lo spazio per raccogliere tutte le informazioni disponibili, anche perchè putroppo molto parziali, ma una lista (anche se non perfetta e su cui non ho fatto le dovute verifiche), solo a titolo di esempio, si può trovare all’indirizzo: http://www.fisicamente.net/ind.....x-1065.htm
3 - non si possono paragonare i pericoli del nucleare con quelli di altre fonti, sono profondamente diversi! Il nucleare può fare danni praticamente eterni. Sarebbe come paragonare gli incidenti stradali con le guerre nucleari!
Stiamo parlando di tumori, non di dermatiti!
4 - le fonti alternative veramente “pulite”, “non pericolose” e veramente “sostenibili”, ci sono già e vanno migliorate o semplicemente applicate. Ed anche finanziate. Svegliamoci, siamo nel 2008!
5 - un paese moderno non punta a produrre sempre più energia, punta a migliorare l’efficienza energetica (parole del Ministro ambiente EU, non di Pecoraro Scanio).
ecc…..
PS: come si fa a parlare problema di emissioni di CO2 quando non vedo nessun provvedimento anche banale per la riduzione di tali emissioni? I veicoli sono sempre più diesel e sempre più di grossa cilindrata, le case non per niente ottimizzate, in pianura i rimboschimenti e ripristini agroambientali sono una rarità, i capannoni non sono rivestiti di fotovoltaici, ecc…
Ernesto
Il 4 Giugno 2008 alle 9:21 cloche ha scritto:
Ursusarctos,
innanzitutto grazie per i toni che usa, una novità, direi, tra chi sostiene politiche “antinucleariste”.
Lungi da me l’intento di convincere chiunque, semmai cerco di apportare il massimo di informazioni obiettive e… tecniche (ma preferirei dire “scientifiche”) in modo da ribilanciare un po’ un discorso che di scientifico avrebbe TUTTO. Rispetto il Sociale (avendo una moglie che vi si impegna), ma trovo allora più problematico il petrolchimico di Marghera… Vabbè, parentesi chiusa.
1- Nessuno trai i sostenitori del nucleare civile dimentica Cernobyl. Il fatto è che quell’incidente ha due cause tecniche di fondo che hanno fatto da “humus” per la tragedia, vale a dire l’intrinseca instabilità alle basse potenze dei reattori sovietici di quel tipo, e il guasto di una valvola che non era stata controllata da anni; ma in Italia si cerca di dimenticare (o non è mai stato detto, per la verità) che l’incidente è stato causato dalla Direzione Operativa della centrale, alla quale era stato assegnato dal Soviet per l’Energia un ben preciso programma di prove, che prevedeva appunto l’indagine sperimentale del comportamento a bassa potenza del reattore. Una follia anche solo a dirlo, ma tant’è. Il programma fu avviato e si scontrò subito col primo guasto, in sè banale. La catena di eventi successiva è la catena di errori decisionali più micidiale della storia umana. Alla mancata manovra della valvola incriminata, sarebbe bastato sospendere la prova per non far succedere NIENTE. Invece, fu deciso di proseguire con una procedura alternativa, addirittura “scavalcando” le protezioni che nel frattempo stavano intervenendo. Quando la Direzione Operativa della Centrale si accorse che la situazione stava sfuggendo di mano, era troppo tardi: il reattore era in instabilità e le barre di arresto, che in quei reattori venivano calate da servomotori e non “a gravità”, furono ovviamente di gran lunga troppo lente ed arrivarono in posizione quando ormai il nocciolo era prossimo alla fusione, cosa che del resto avvenne. Mancando, nel progetto, un recipiente “di confinamento” esterno al nocciolo, la fuga radioattiva fu enorme ed incontrollabile. A proposito di Sociale, quindi… SEMPRE ricordarsi che Cernobyl NON FU CAUSATA DA UN FATTORE TECNICO, nonostante quel tipo di reattore fosse tra i più pericolosi mai progettati.
Danni: concordo che siano immensi e tuttora persistenti. Tuttavia, pochi giorni dopo Cernobyl, cadde una diga in Kenya e vi furono 70000 morti nel giro di pochi istanti. Una regione grande come il Veneto spazzata via. Chi ne parlò? Solo “Le Monde”, che io sappia, in un trafiletto striminzito e solo a colpevole distanza di settimane (forse furono spinti dal rimorso etico, chissà…). Non vi furono danni immensi, soprattutto umani, anche lì?
2- La lista citata è un ottimo esempio di come dati oggettivi possano essere interpretati ad arbitrio da chiunque secondo le proprie credenze. Gli incidenti listati sono tutti effettivamente noti a chi si interessa di nucleare. Tuttavia, a parte Three-Miles Island, Cernobyl, Creys-Malville e l’incidente nella fabbrica di arricchimento giapponese, nessuno ha avuto rilevanza “da pubblica sicurezza”, come già dicevo. Almeno per quelli francesi, l’allarme è stato dato SEMPRE , ma come misura preventiva. La chiusura di Chignon è stata ordinata per evitare problemi ad un tipo di reattore vecchio e considerato “potenzialmente” pericoloso, non perché avesse scatenato pericoli gravi (solo una serie di piccoli guasti risolti a livello interno). SuperPhénix (non scrivetelo “Phoenix”, quella è grafìa americana) ha avuto le sue rogne, come già avevo detto, ma si tratta di un reattore a tutti gli effetti sperimentale. Il Tricastin ha avuto fughe al circuito primario e per questo è stata ogni volta vietato “al volo” (tempo poche ore) l’uso di acqua potabile proveniente dal Rodano, anche se l’acqua in questione raffredda il circuito secondario, non il primario. Questo per dire quanta attenzione le Autorità locali riservino all’esercizio di queste centrali. Per di più, a leggere attentamente la lista, si vede che quasi tutti gli incidenti citati, anche gravi, sono stati causati da errori UMANI. La tecnica quindi non c’entra NIENTE. Il fatto è che l’errore umano in questo ambito è come nel campo dell’aviazione: fatale. Ma allora è questione di addestramento e rispetto delle procedure, campo in cui prima del 1987 eravamo all’avanguardia, tra l’altro col Simulatore di Centrale tra i più avanzati d’Europa e che ci affittavano pure i Francesi.
3- sono d’accordo. Sono DIVERSI. E qui mi fermo. Se non dopo aver ribadito l’esempio di prima: Kenya - 70000 morti (quanti ne sono ACCERTATI per Cernobyl, tra diretti ed indiretti?). E che conseguenze per l’ambiente potrebbe avere l’incendio di una raffineria (già successo, del resto, con oscuramento dell’atmosfera, perdite di raccolti, ricadute di ceneri eccetera)?
4- Verissimo, ma non sono sostitutive. Sono complementari. Questo va a tutti i costi capito. Una citycar non può fare fuoristrada, né fare 1500 km di autostrada senza distruggere il suo guidatore. Viceversa, una SUV come la Audi Q7 non può essere agile in città (mi è capitato di vederne una incastrata al crocevia di due vicoli… Sul serio! Che risate…). E anche fosse… chi dei sostenitori del solare ha fatto un calcolo di Total Lifecycle Cost per vedere quanta energia e quanto materiale pregiato ci vuole per costruire un pannello? Sì, una volta che è in funzione è pulito, ma quanto è costato PRIMA alla Terra? E quanto costerà DOPO, per l’eventuale smaltimento? Considerando anche questi importantissimi fattori, che nella costruzione di una grossa centrale, specie se nucleare, sono invece ben visibili e sbandierati, il vantaggio non si annulla ma si assottiglia moltissimo…
5- Vero. Peccato che come al solito l’informazione sia parziale, nel doppio senso di “di parte” e “non completa”: non si tratta di produrre più energia PER l’ITALIA, si tratta di produrla con un mix DIVERSO in modo da ridurre la nostra dipendenza dall’Estero (cosa per cui in sede EU ci possiamo anche aspettare grosse reticenze alla ripartenza del programma nucleare in Italia, a meno che non ci appoggi la Francia visto che Enel compartecipa alla costruzione di Flamalville). Visto in termini globali, dire che non serve più energia è esattamente equivalente a dire che si vuole tarpare le ali alle economie emergenti (Cina in testa, e posso ben immaginare perché…)
6- Vorrei capire meglio cosa c’è nell’”ecc…”
PS.: nulla da obiettare al suo PS, tranne che riguardo alle auto: il motore Diesel ha un’emissione specifica (cioè rapportata alla potenza) di CO2 più bassa del motore a benzina “Ciclo Otto”. Questa E’ una verità tecnica. Com’è altra verità tecnica che il Diesel emette allo scarico un mix di sostanze di gran lunga meno dannoso per l’Ambiente e l’Uomo del motore Otto a benzina, anche se catalizzato, l’unico grosso suo limite essendo il particolato (la cui pericolosità “tumorale” non è scientificamente accertata, come indicano gli studi dei nostri Oncologi più celebri… che nessuno, ahimè, vuole leggere…).
Il 4 Giugno 2008 alle 13:49 cloche ha scritto:
a Mauro Mondini:
ho visitato la pagina che indica e ho cercato di capire il meglio possibile come funziona il Suo meccanismo. Prima di considerarlo “Macchina”, in effetti, mi manca di capire un punto molto importante: il meccanismo, ad oggi, produce lavoro? Ovvero, genera Potenza? Alla descrizione del Suo prototipo manca infatti un bilancio delle forze e potenze in gioco. Può darsi che il bilancio sia effettivamente positivo, e aumentabile variando il volume dei gallegianti e le lunghezze dei bracci, ma non vorrei mai che la debole energia che dalle immagini sembra poter catturare non bastasse poi a far effettivamente girare un generatore (o un’altra forma di “consumatore energetico”). Suppongo che in fase di brevetto la documentazione allegata sia stata molto maggiore di quanto esposto nel Suo sito (e giustamente, ci mancherebbe!), però qualche informazione e… “formula” in più potrebbe, secondo me, diminuire la reticenza che obiettivamente sorge spontanea guardando ciò che può sembrare un “puro show”.
Resto in attesa di un Suo ulteriore commento, sono curioso…
Il 5 Giugno 2008 alle 2:02 epala ha scritto:
Allora, quanta carne al fuoco! Purtroppo per lavoro e famiglia non posso che fare orari un po’ “anomali” …
Innanzitutto la ringrazio per l’apprezzamento sui toni, è il mio carattere, perlomeno quando parlo con persone ragionevoli! Per quanto concerne gli “antinuclearisti” (di cui posso dire di fare parte non per essere stato convinto, ma per essermi convinto) penso che non siano molto differenti dal versante opposto, mi è spesso capitato di vedere scritte e dette pesanti offese contro una fantomatica categoria di “ambientalisti” che in realtà, per rispetto del bene comune dovrebbe comprendere tutti, al di la del credo politico … o no?
Sulle dinamiche dei vari incidenti (talora disastri) nucleari non posso che “fidarmi” di ciò che si trova scritto nei vari libri, giornali e siti, ed, in questo caso anche di ciò che mi dice lei (che anzi ringrazio per le interessanti informazioni, solo in parte da me conosciute). Non sono un fisico nucleare, ma un veterinario - mezzo ecologo, che si occupa anche di oncologia ed epidemiologia delle neoplasie.
- Sono concorde (e qui qualcuno penserà che siamo come Berlusconi e Veltroni, hi!) inoltre sulla questione che l’errore umano è spesso (se non sempre) alla base degli incidenti avvenuti e che avverranno. Ma tale errore bisogna necessariamente conteggiarlo, considerarlo e valutarlo (anche economicamente)! In Italia, come in altri paesi del mondo, non riusciamo ad impedire infiltrazioni della delinquenza in sistemi molto più semplici, come facciamo a garantire la sicurezza di impianti nucleari? Centra poco, ma mi viene in mente il periodo dell’antrace (Bacillus antracis), vedevi interviste a personaggi americani (non perchè siano diversi da noi!) che si chiedevano come avessero fatto i terroristi ad inviare buste con la polverina bianca (perlopiù farina o fecola di patate!) a varie sedi politico-amministrative. Ebbene, nello stesso periodo routinariamente si spedivano (non faccio nomi) in USA dall’Italia campioni vietati per analisi (molto grandi), senza rispetto di nessun protocollo e nessun controllo se ne accorgeva!
- Spesso ho riflettuto che pur essendo il meccanismo alla base della produzione nucleare piuttosto semplice (almeno apparentemente) tutto ciò che lo rende utilizzabile diventa spaventosamente complesso. Tale complessità strutturale ha come risvolto la necessità di controlli complessi che appaiono costosi ed in generale “rischiosi”.
Ma a che punto saremmo se tutta o parte di questo sforzo di ricerca fosse stato indirizzaro verso le fonti energetiche alternative. Mi ricordo che anni fa controllavo il flusso di fondi universitari (borse studio, assegni di ricerca, posti per ricercatore, ecc…) sul campo energetico e mi chiedevo spesso: possibile che continuino ad esserci solo ricerche sul nucleare e niente sul resto delle possibili alternative a basso impatto ambientale? Quel che penso è che la ricerca in tali settori (in particola eolico e fotovoltaico) fosse pressochè ferma. Ora che qualcosa si muove vedo progressi impressionanti che, a parere mio, sono più promettenti della ricerca nucleare (questa forse lo sarà in un futuro non prossimo).
- Sono uno di quelli che pensa che il futuro sia fatto di una grande, complessa ed (forse) internazionale, rete di piccoli produttori di energia (anche domestici), non di grandi strutture costose, economicamente rischiose e, in taluni casi, pericolose.
- resto comunque del parere che fino a che non si vedono provvedimenti veramente mirati (spesso banali) e non interessati rivolti alla riduzione degli sprechi energetici è una follia pensare di investire denaro e rischiare danni ambientale enormi (su questo possiamo ancora discutere) per produrre un’energia che sarà comunque mal utlizzata!
Ernesto
Il 5 Giugno 2008 alle 9:45 cloche ha scritto:
A Ernesto,
mi sono un po’ perso tra i suoi nicknames, quindi mi permetto di usare il nome “vero” ;-).
I Suoi sono commenti che trovo davvero interessanti.
Anch’io, come penso Lei, mi ritengo “ambientalista”. Proprio per questo sono incavolato nero con quei raggruppamenti di “”ambientalisti”" (cioè proprio “ambientalisti”-tra-virgolette) che cercano e ottengono visibilità mediatica (meno politica, penso, a parte l’infelice parentesi Pecoraro-Scanio) facendo leva su un diffuso - in Italia - sentimento anti-tecnologico. Paradossale davvero, se si considera quanto mediamente gli Italiani siano attaccati al superfluo, che è reso possibile proprio dalla tecnologia… Allora abbiamo no-TAV, no-nucleare, no-combinato, no-carbone, no-discariche e soprattutto mi raccomando no-termovalorizzatori (la parola sì è oscena, un collage senza senso che inventa un nome assurdo per un “oggetto” che poteva essere denominato anche senza neologismi…). Però anche no-caro-benzina, no-limiti-alla-mia-libertà-personale-specie-se-invade-quella-degli-altri, eccetera. Per aver “assaggiato” praticamente due universi completamente diversi pur essendo giuntivi tramite le Alpi, misuro quanto il senso civico Italiano sia vicino allo zero.
Questo lungo preambolo è intanto per ringraziare chi, pur con pareri che non condivido, si stacca dal coro delle pecore e si ferma a RIFLETTERE e a ponderare tutte le informazioni che gli provengono.
Informazioni che, purtroppo, sono davvero carenti. E qui, a parer mio, è anche e soprattutto colpa di chi lavora in ambito tecnico, che per tradizione o abitudine o rassegnazione considera la sua materia astrusa e poco divulgabile e non fa quindi niente in proposito. Si provi a conteggiare il numero di siti VERAMENTE scientifici: non solo sono pochi, ma il loro accesso è difficile, le pubblicazioni sono tutte coperte da copyright, bisogna registrarsi o iscriversi per avere le newsletters, eccetera eccetera… Bah, ai tempi d’oro si poteva fare telnet su Nasa.gov e ci si ritrovava in mezzo ad una MAREA di documenti tecnici di tutti i generi, dalle mappe di Marte agli ultimi studi sull’aereo ipersonico… Non sono passati secoli, era il 1995…
Ciò considerato, è chiaro che di converso spicchino i siti di “anti-tecnologicisti” - anch’io potrò fare neologismi, no? - che, nascondendosi dietro un paravento indiscutibile (il rispetto totale per l’Ambiente), riversano in rete fiumane di verità distorte o peggio di falsità clamorose, violando la maggior parte delle volte la Fisica.
Tornando all’argomento: comincio con i rischi umani; sì, è vero, l’errore umano è proprio una variabile di progetto in qualsiasi realizzazione “ad alto rischio”. La tecnica però può fare molto per ridurre l’influenza di tale variabile: se nei reattori sovietici poteva avere un ruolo determinante, nei reattori cosiddetti “di 2a generazione” questo è molto più ridotto ma pur sempre sensibile. Si pensi ora ad un sistema studiato in modo tale che sia la “fisica” stessa del processo a proteggerlo se finisce fuori dai parametri considerati “di progetto”: è il concetto di “passività”. Qui, l’errore umano assume un peso ridotto, dato che le manovre che l’uomo è chiamato a compiere sono la manutenzione (vabbè, d’accordo, può sbagliare anche lì) e la regolazione (anche se…). Con questi accorgimenti, non solo il sistema costa molto meno (via buona parte dei sensori, dei rilevatori, dei servo-meccanismi) ma diventa intrinsecamente talmente sicuro da poter essere paragonato ad una tecnologia “non critica” (vabbè, qui esagero un po’ io, è solo per rendere l’idea). Ricordiamo che il Rischio è il prodotto di Danno potenziale e di Probabilità di accadimento. Ora, è vero che nel campo del nucleare in genere, il Danno Potenziale è elevatissimo, ma la Probabilità è tenuta bassissima con una serie notevole di accorgimenti tecnici. Lo stesso concetto si ha nel trasporto dei contenitori di uranio arricchito: possono resistere all’urto contro un altro treno. Quale vagone-cisterna può dire altrettanto? Quindi, nonostante la frattura del contenitore possa causare Danni molto alti, la probabilità che si rompa è talmente bassa che il Rischio è inferiore a quello del trasporto di idrocarburi in vagoni-cisterna.
OK, per sviluppare pienamente l’argomento servirebbe molto più spazio, quindi mi fermo qui. Credo, comunque, che i terroristi e la malavita possano attaccarsi a qualsiasi cosa, prova ne è che la centrale solare di non-ricordo-dove è stata saccheggiata e smontata pezzo per pezzo. Milioni di Euro buttati al vento (”E io pago !!!”).
Le problematiche di risparmio energetico che Lei cita sono sacrossante ed importantissime. E’ però anche questione di tempi. E di Fisica, ancora una volta. Prendiamo i pannelli fotovoltaici. Dieci anni fa, il loro rendimento non raggiungeva 0.1. Oggi, se non vado errato sono a 0.16 - 0.17. Quasi il doppio. Veramente ottimo, ma questo non porta il sole a brillare anche di notte, né a brillare sempre anche atraverso le nubi. Anche quando brilla, purtroppo (!) non siamo all’Equatore e quindi i raggi arrivano inclinati, “diluendo” l’energia su una superficie più larga o, a parità di superficie, dando meno energia. Ecco che interviene il “limite fisico” della faccenda.
Per quanto riguarda la micro-generazione, so che Report recentemente ha dedicato una puntata al tema. Però c’è un però (e non è stato detto, ma ciò non mi sorprende)… La cosa può funzionare a patto che ci sia sempre una “rete di base”: l’interconnessione “intelligente” di micro-produttori va bene, ma rischia di innescare degli “effetti-cascata” se non c’è una specie di “zavorra” (”Ballast”) da qualche altra parte, e questa è appunto la Rete di “Grande Distribuzione”. Ancora una volta, quindi, ci troviamo con tecnologie complementari, non sostitutive. Per non parlare del fatto che, per alimentare un’acciaieria come quella di Dalmine, bisognerebbe ricoprire di pannelli l’intera provincia di Bergamo e forse anche di più, comprese le strade e gli spazi verdi. Ben venga invece la diffusione - tardiva… - della co-generazione, e comunque come dice Lei dei pannelli su tutti i tetti (tanto lì lo spazio c’è - se poi grandina son dolori, ma incrociamo le dita ;-) ).
Per finire (e questa volta sul serio, scusate la lunghezza…), non credo si possa troppo credere alla fusione nucleare: già quand’ero bambino si diceva che poteva essere operativa “entro una decina d’anni” (erano gli anni ‘80), poi si disse “entro il secolo” (il XX, ovvio), adesso si parla di metà di questo secolo, ma altri 10 anni o quasi sono già passati nel frattempo…
Saluti.
Il 20 Giugno 2008 alle 9:58 Manovra, tagli, card sociale e Robin Tax: ecco il piano di Tremonti » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] RITORNO AL NUCLEARE Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha ribadito il ritorno al nucleare con l’avvio delle procedure per la definizione della “Strategia energetica nazionale”, che prevede anche la promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Entro dicembre 2008 arriveranno i criteri per la scelta dei siti delle centrali. [...]
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