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Otto motivi oppongono Bruxelles a Roma sul prestito ponte per Alitalia. Secondo l’analisi contenuta nella lettera che sarà inviata al governo italiano (e che il neocommissario ai trasporti Antonio Tajani presenterà alla collegio Unione europea la prossima settima), non sussistono nel caso della compagnia di bandiera elementi per ammettere una deroga all’applicazione delle norme sugli aiuti di Stato. Innanzitutto, non ci si può appellare alla necessità di rimediare a danni provocati da calamità naturali o da “altri eventi straordinari”; la misura di aiuto “non costituisce un progetto importante di interesse europeo comune e non rimedia a una perturbazione grave dell’economia italiana” e neppure promuove la cultura. Né si tratta di “facilitare lo sviluppo di attività particolari” nel settore o sono in gioco la copertura del servizio aereo in territori “ultraperiferici” o “la necessità di garantire per delle ragioni di ordine pubblico e di continuità territoriale il servizio pubblico assicurato da Alitalia”.
Questo per quanto riguarda il contesto. Quanto alle questioni più specifiche del prestito-ponte e la decisione italiana di prevedere la possibilità per la compagnia di bandiera di imputare i 300 milioni di euro sul capitale proprio “dato l’aggravamento della situazione finanziaria della compagnia”, la Commissione ritiene che “sulla base delle informazioni di cui dispone a questo stadio la misura di aiuto non sarebbe dichiarata compatibile con il mercato comune in applicazione delle linee direttrici comunitarie sugli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà” e, comunque, non può ottenere un nuovo aiuto di stato alla ristrutturazione avendo già beneficiato nel luglio 2001. E in ogni caso “l’eccezione alla regola della non ricorrenza dell’aiuto, legata all’esistenza di circostanze eccezionali, imprevedibili e indipendenti dalla volontà dell’impresa, non sembrano applicabili in questo caso”. “Posto in ogni caso che Alitalia possa essere qualificata impresa in difficoltà ai sensi delle linee direttrici Ue” è scritto nel documento con cui si avvia la procedura, “le condizioni cumulative che permettono di considerare che il prestito è un aiuto di salvataggio non sono in via di principio soddisfatte”. Sta di fatto che l’Italia, nota Bruxelles, “non ha rispettato l’impegno di trasmettere entro sei mesi dalla messa in opera della misura un piano di ristrutturazione, un piano di liquidazione o la prova del rimborso integrale del prestito”.
Date queste ragioni la conclusione è obbligata: “La Commissione ritiene a questo stadio che la misura in causa costituisce un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87 paragrafo 3, degli articoli 11 e 12 del regolamento del 1999 sulle modalità C di applicazione dell’articolo 93 del Trattato e dell’articolo 14 che prevede che ogni aiuto illegale e incompatibile con il mercato comune potrà essere oggetto di un recupero presso chi ne ha beneficiato”. Nel caso Alitalia sono riunite tutte e tre le condizioni perché le misure italiane siano considerato un aiuto di stato: conferisce un vantaggio grazie a risorse dello stato, è un vantaggio “selettivo”, “falsa o minaccia di falsare la concorrenza ed è suscettibile di influenzare gli scambi tra gli stati membri Ue”. Bruxelles ricorda infine all’Italia che la procedura “ha effetto sospensivo” e quindi il prestito “potrà” essere recuperato. Il governo deve presentare le proprie “osservazioni” entro un mese dal giorno in cui riceverà l’avvio della procedura e “fornirà tutte le informazioni utili per l’utilizzo della facoltà di Alitalia di imputare il prestito sui capitali propri permettendo alla Commissione di analizzare la natura esatta di tale misura”. Nel documento si fa riferimento a “diverse” denunce alla Commissione europea contro la concessione del prestito-ponte ad Alitalia e viene citata soltanto quella di Ryanair.
- Giovedì 5 Giugno 2008
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