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Vola il prezzo dell’oro nero: dopo alcuni giorni di flessione le quotazioni del greggio tornano a impennarsi con l’ipotesi di un aumento dei tassi di interesse in Eurolandia, arrivando a guadagnare in 24 ore dieci dollari a New York e ben quindici a Londra. Sul Nymex l’oro nero è schizzato fino a 139,01 dollari, segnando il nuovo record storico, mentre nella capitale inglese ha toccato quota 138. Le borse crollano: se nel Vecchio Continente sono stati bruciati 148,6 miliardi di euro, negli Usa non sembra andare meglio con il Dow Jones arrivato a cedere oltre trecento punti. E il petrolio ricomincia a correre e punta dritto verso i 150 dollari, quota che secondo Morgan Stanley toccherà entro il prossimo 4 luglio.
“L’aumento del prezzo del barile non deve diventare automaticamente anche un aumento a seguire con la stessa percentuale delle accise” afferma Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico. E aggiunge: “Bisogna trovare una soluzione condivisa che, ahimé, non può che essere europea. Spero si possa fare qualcosa nel prossimo semestre”, riferendo di avere chiesto alla Francia, che guiderà dal prossimo primo luglio la presidenza di turno della Unione europea, di inserire la questione nell’agenda dei lavori dei prossimi consigli. “Ci sono delle manovre Iva che forse si potrebbero affrontare, c’è un’idea di Tremonti per cercare di agire sul tema delle compagnie petrolifere, e c’è anche il fatto che l’aumento delle accise potrebbe ad un certo punto bloccarsi e non seguire più l’andamento del prezzo del barile” precisa Scajola, entrando nel merito delle possibili azioni.
Tonfo per le Borse europee che dopo l’avvio in territorio positivo hanno segnato decisi cali sulla scia dell’apertura negativa di Wall Street. Le piazze del Vecchio Continente hanno bruciato quasi 150 miliardi di euro (148,6 per l’esattezza) chiudendo più o meno tutte con flessioni tra il 2 e il 3%. Causa, i rincari del petrolio e, a seguire, il dato sull’aumento di disoccupazione negli Stati Uniti (+5,5% a maggio, un incremento che non si registrava dal 1986). In flessione secca del 2% il Dj Stoxx 600, l’indice che fotografa le maggiori società europee. Secondo alcuni analisti, gli investitori sembrano aver timore che la recessione economica sia ben piu’ forte di quanto ci si attendesse. Peraltro, le stesse parole di Jean Claude Trichet circa un possibile incremento dei tassi da parte della Bce alle prese con i timori inflattivi, certo non ha aiutato i listini.
Sui mercati del Vecchio Continente ha pesato comunque in primis il rincaro del costo del petrolio, aumentato da inizio anno del 40%. Addirittura secondo uno studio di Morgan Stanley, infatti, entro il prossimo 4 luglio il greggio potrebbe toccare quota 150 dollari al barile. Così, tra gli altri settori, ha avuto perdite importanti il comparto aereo, sulla scia delle compagnie americane, e quello automobilistico.
- Venerdì 6 Giugno 2008
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