La società Gemma fu fondata 9 anni fa per fornire «un supporto all’amministrazione del Comune di Roma nell’analisi e gestione di pratiche amministrative con particolare riferimento alle imposte di competenza degli enti locali». In pratica doveva essere il cane da guardia del Campidoglio nei confronti di chi fa il furbo con le tasse. Peccato che Gemma le tasse non le paghi e abbia accumulato un debito con l’erario di quasi 2 milioni di euro. Una barzelletta? Un’assurdità? Purtroppo no.
Di situazioni paradossali ce ne sono a bizzeffe nell’elenco segreto, consultato da Panorama, dei 5 mila grandi morosi della capitale sopra i 250 mila euro, una lista in cui appaiono molte società pubbliche nazionali con sede a Roma. Tutti insieme questi debitori d’alto bordo devono al fisco la bella cifra di circa 16 miliardi di euro: più di un decimo di tutta l’evasione nazionale (che, secondo stime prudenziali, è di almeno 100 miliardi), molto più del doppio di ciò che è stato incassato nel 2007 con la lotta all’evasione (6,3 miliardi).
Sedici miliardi sono l’equivalente di una Finanziaria pesante, rappresentano un debito fiscale colossale e per di più non aleatorio o ipotetico, cioè ancora nella fase dubbia dell’accertamento, ma molto concreto, accumulato soprattutto attraverso il mancato o insufficiente pagamento di Ici, Tarsu (rifiuti urbani), imposte varie e contributi previdenziali (Inps) e tradotto dal fisco in cartelle e avvisi di pagamento. Inoltre, 16 miliardi di euro sono circa il 70 per cento di tutta l’evasione fiscale da riscossione accumulata da 1,5 milioni di contribuenti, in prevalenza romani. Anche facendo la tara su questa cifra, e considerando con un eccesso di pessimismo che una cartella esattoriale su tre non sia giusta o possa dare adito a contestazioni e ricorsi, la cifra complessivamente evasa resta una massa di quattrini con cui si potrebbero finanziare cinque o sei manovre come quella sull’Ici decisa dal governo.
L’elenco dei 5 mila consultato da Panorama è una specie di rutilante fiera del contenzioso fiscale, una gigantesca rassegna della morosità fiscale in cui c’è di tutto, dall’attore di fiction al politico, dal regista al manager del porno, dall’industrialotto semisconosciuto all’imprenditore di grido, fino al giornale dal passato economico difficile come L’Unità (circa 700 mila euro di tasse non pagate relative al 2001).
Poi ci sono i partiti vecchi e nuovi, comuni grandi e piccoli, le province, gli enti pubblici e morali, gli ospedali, i sindacati, le cooperative, le aziende sanitarie locali, le case di cura, l’ex Iacp.
C’è anche la categoria delle aziende pubbliche o che svolgono servizi di pubblica utilità, locali e nazionali, molto ben rappresentate soprattutto per l’entità degli importi dovuti. Società ricche e in ottima salute come Finmeccanica, Enel, Autostrade, che però con le tasse e con lo Stato si comportano come quelle mogli che di nascosto alleggeriscono il portafoglio del marito.
Molti di questi gruppi lavorano e guadagnano facendo pagare ai clienti bollette, canoni, biglietti e pedaggi, e giustamente stanno ben attenti ai furbi. Ma quando tocca a loro pagare, la musica cambia e gli amministratori, passati dall’altra parte, si ritengono vittime di uno Stato esoso. O forse perché non vogliono perdersi il gusto di partecipare al campionato dell’evasione, che in Italia va sempre di moda. Una trentina di queste società da sole hanno accumulato un’esposizione di oltre 300 milioni di euro, destinati a salire a quasi 400 se si considerano le cartelle in fase di notifica.
Il caso della Gemma è esemplare anche perché c’è l’aggravante che si occupa proprio di tributi e quindi è come un poliziotto che nei ritagli di tempo rapini le banche. Nel marzo 2006 l’attività della società fu presa direttamente in gestione dal Comune di Roma tramite la Roma Entrate con un contratto d’affitto a un canone di 10 mila euro al mese, che il Campidoglio paga a Laura, Carla e Renzo Rubeo, proprietari della Gemma attraverso un complicato sistema di società madri e figlie che da Servizi territoriali passa per Italeco e finisce con Edh Italia.
Renzo Rubeo, in particolare, è noto a Roma per almeno quattro motivi. Il primo è che è stato lo stampatore di centinaia di milioni di bollette Telecom ai tempi in cui amministratore dell’azienda dei telefoni era Francesco Chirichigno. Il secondo che è stato l’editore di un giornale specializzato, il Corriere delle telecomunicazioni. Inoltre, terzo motivo, con un’altra sua società, la Edicomp, occupa un lussuoso appartamento nello stesso palazzo di piazza San Lorenzo in Lucina in cui ci sono anche gli uffici di Giulio Andreotti. Infine, è noto per aver piazzato in tutta Roma, su incarico del ministero dei Beni culturali, centinaia di pannelli di metallo in cui si descrivono piazze e monumenti, curati da una sua ennesima creatura, la Mp Mirabilia.
La lista delle società pubbliche o che svolgono servizi pubblici annovera nomi eccellenti. Tra le altre ci sono Acea (acqua e luce del Comune di Roma con 1 milione di euro), Autostrade (2,5 milioni, oltre 30 cartelle ricevute, più un debito considerato potenziale dai riscossori di altri 35 milioni), Rai e Raisat (un po’ meno di 3 milioni di euro), Rfi, società della rete delle Ferrovie (quasi 11 milioni di debito scaduto e 3 in scadenza), Metropolitana di Roma (30 milioni), Finmeccanica (poco meno di 900 mila euro e quasi 40 cartelle ignorate). E infine l’Enel, che attraverso alcune aziende (Spa, Distribuzione, Energia, Facility management, Produzione, Trade) detiene il record della morosità con circa 260 milioni di debito complessivo, forse favorito dalla complessa struttura territoriale del gruppo e anche dalla controversa questione dell’imposizione sulle centrali.
Nella lista ci sono anche i partiti, quelli ormai defunti con la Prima repubblica, come il Psdi, in pratica falliti anche economicamente e quindi finiti nelle sabbie mobili delle liquidazioni con annessi e connessi, tipo i debiti fiscali, appunto. Ma anche i movimenti politici più recenti come Alleanza nazionale, Ds, Forza Italia.
Complessivamente partiti storici e moderni hanno un debito con gli uffici fiscali di circa 15 milioni di euro: 2,5 a carico delle vecchie formazioni, una dozzina imputabili, invece, ad Alleanza nazionale (7 milioni), Forza Italia (3) e Ds (2).
In alcuni casi i responsabili amministrativi hanno aperto un confronto informale con i rappresentanti del fisco, mentre i Ds attraverso il loro tesoriere Ugo Sposetti parlando con Panorama negano l’esistenza dell’esposizione.
Sempre in ambito pubblico una bella quota di evasione cade sulle spalle delle aziende sanitarie romane e su ospedali come il Policlinico Umberto I (1,3 milioni di euro non pagati). Tutte insieme le varie asl hanno accumulato con il fisco un debito di quasi 14 milioni di euro e circa 150 avvisi di pagamento ignorati. Il record con 2,5 milioni circa è dell’Asl C, Eur e zona sud di Roma, quella degli amministratori arrestati e dello scandalo delle parcelle pagate per prestazioni mai effettuate a Lady Asl, al secolo Anna Iannuzzi.
Poi ci sono le case di cura e gli ospedali privati. In cima alla lista c’è il Rome American Hospital che al fisco deve oltre 7 milioni di euro, poi le case di cura Nomentana, Santa Lucia e Villa Fulvia (circa 2 milioni ciascuna).
Tra gli enti spiccano per morosità la Provincia religiosa di San Pietro dell’ordine ospedaliero (oltre 4 milioni), l’Istituto delle figlie di Maria Immacolata (5,8 milioni), gli Istituti fisioterapici (26 milioni), l’Unione delle cooperative (440 mila euro), il sindacato Unione generale del lavoro-Ugl (250 mila). E c’è il caso limite e già noto dell’Ater, ex Iacp, con 520 milioni di euro di mancati pagamenti relativi soprattutto all‘Ici sull’immenso patrimonio di case popolari possedute.
Di fronte a questi numeri lo Stato come reagisce? Inviando nei mesi passati avvisi di riscossione a pioggia, molti dei quali contestati dai contribuenti che hanno reagito avviando 10 mila ricorsi. Risultato: un’arrabbiatura di massa per i cittadini e pochi quattrini incassati dal fisco. l
- Domenica 8 Giugno 2008
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Commenti
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Il 8 Giugno 2008 alle 20:40 toto47 ha scritto:
……E in attesa del riscontro dei ricorsi…….si
“ricorre” ai cittadini indifesi,ovvero lavoratori di_
pendenti,salariati,pensionati.I soliti noti che non
possono fare ricorsi,ma che devono ” rincorrere ” il
fine mese.E pagare le tasse,anche,per i furbi che,tra
un ricorso o l’altro,restano in attesa di una sanato_
ria o di un’amnestia,o di scappare a Portorico.Così è,
se vi pare.
Il 10 Giugno 2008 alle 14:13 kimmy ha scritto:
certo che per chi come me è sempre stato abituato a pagre sempre tutto, a volte anche prima della scadenza, pur non essendo un “lavoratore dipendente, salariato o pensionato”, ma, che dal ‘74 lotta contro i mulini a vento,avendo scelto di fare il piccolo imprenditore, leggere queste notizie gli fa senz’altro venire voglie poco civili e un certo senso di nausea nell’ascoltare tanti venditori di parole. O no?!?!
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