Ogni impresa paga 12mila euro l’anno per la burocrazia. Totale: 15 miliardi. Questa la denuncia di Unioncamere che parla di “cronico” ritardo infrastrutturale, divario Nord-Sud, lentezza della giustizia civile e peso eccessivo della burocrazia: “criticità” del “Sistema Italia” che frenano lo sviluppo e la competitività delle aziende. A lanciare l’allarme è stato il presidente dell’associazione delle camere di commercio, Andrea Mondello: “L’Italia soffre di un ritardo infrastrutturale cronico, che si è acuito negli ultimi anni. Nel 1980 la nostra rete autostradale era più estesa di quella della Francia e lunga tre volte quella della Spagna. Oggi la Francia ci supera del 65% e la Spagna del 75%”. E aggiunge: “Il divario fra le Regioni centro-settentrionali e quelle meridionali invece di diminuire, in questi ultimi anni è progressivamente aumentato, praticamente per tutti gli indicatori. Il Pil pro capite è oggi inferiore per più del 40% rispetto a quello del centro-nord”. E critica la burocrazia: “Un quadro allarmante nonostante siano stati spesi, secondo nostre stime, oltre 200 miliardi di euro di intervento pubblico in termini reali dal 1980 al 2006 (prezzi 1993). Questo divario di sviluppo rischia di acuirsi ulteriormente, lacerando la crescita economica e sociale del nostro Paese e rischiando di allontanare definitivamente il Mezzogiorno dalle dinamiche mondiali della competizione”.
All’assemblea delle Camere di commercio di Brescia Mondello continua la sua analisi, sottolineando che “in Italia fare impresa è difficile a causa di una burocrazia troppo spesso fine a sé stessa, costosa e inefficiente. Una burocrazia che il più delle volte” ha commentato il presidente di Unioncamere “non è, dunque, un alleato, ma un ostacolo al libero sviluppo dell’intrapresa, con un costo, ogni anno, per le imprese pari a 14,9 miliardi di euro, l’1% del Pil: quasi 12.000 euro a impresa. Questa stessa pubblica amministrazione che sottrae risorse al sistema produttivo ha fatto crescere la propria presenza nell’economia. Basti pensare che sono quasi 5.000 le società controllate da Regioni ed enti locali, che per funzionare ‘hanno bisogno di 35.000 amministratori”.
- Martedì 10 Giugno 2008
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Commenti
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Il 13 Giugno 2008 alle 22:35 vincenzo.m. ha scritto:
Sino ad oggi le notizie apparse sui giornali mostrano che la lotta ai fannulloni è stata calibrata verso i livelli più bassi e certamente non vi sono elementi contradditori da registrare sui fatti citati. Emerge un dubbio, piccolo ma persistente, il dubbio è che si voglia focalizzare l’attenzione sui livelli di base dell’architettura piramidale, nelle strutture delle istituzioni, tralasciando quelle figure responsabili delle aree di loro competenza poiché, se importunate, potrebbero generare difficoltà alla “macchina” dello Stato: in base alla pressione ricevuta si profilerebbe di ritorno al mittente una forza pari e contraria.
IL PUBBLICO ED IL PRIVATO.
L’augurio di tanti cittadini, naturalmente ossequiosi e rispettosi delle leggi, potrebbe cristallizzarsi nel consiglio di non duplicare ciò che da tempo avviene nel privato: il dirigente nascosto dietro la porta mentre è in corso, sulla base di accordi di vario tipo, la cancellazione delle posizioni inferiori.
In virtù di elementi morali ed etici da tutti oramai compresi si è certi che non avverrà quanto ci si è augurati.
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