Affitti privati carissimi nei centri urbani, edilizia sociale pubblica praticamente inesistente, “casa di proprietà” ai primi posti nei sogni degli italiani, vaste aree urbane inutilizzate e lasciate al degrado. Un quadro schizofrenico, quello della questione abitativa in Italia. Molti problemi, soluzioni a portata di mano ma ignorate. Almeno così appare dai risultati di una ricerca condotta dal Censis e presentata oggi all’assemblea di Assoimmobiliare.
Affitti e alloggi sociali: ”L’alloggio in affitto a costi accessibili è un servizio di interesse generale”, sottolinea il Censis, rilevando tra i punti cruciali, oltre alla crescita della domanda di abitazioni (46mila nuovi nuclei familiari in più ogni anno nelle grandi città), la questione giovani. ”Il mercato privato dell’affitto” dice lo studio “è ‘drogato’ dalla pressione della domanda studentesca”. Nelle grandi citta’ sono quasi 310 mila gli iscritti fuori sede, a fronte di soli 21 mila posti letto offerti dal sistema pubblico e religioso. Infine, ”la crescente presenza di immigrati” che ”condiziona l’offerta in affitto. Nelle 13 grandi citta’ considerate nello studio vivono anche 645 mila immigrati (+80% rispetto al 2003), ovvero il 7% dei residenti, ma a Milano si supera ormai il 13%. La precarieta’ abitativa riguarda almeno il 40% degli stranieri. Dato questo quadro, si può parlare di emergenza abitativa per molti, cosa che conferma la cronaca, coi prezzi assurdi per gli studenti (a volte ospitati in cambio di sesso), gli immigrati stipati a decine in trilocali e le occupazioni delle case popolari. Già, l’edilizia sociale, questa sconosciuta: in Italia si costruiscono solo 1.900 alloggi di edilizia pubblica all’anno, in altri termini meno dell’1% delle abitazioni costruite (300mila), contro i 50mila (25 volte tanto) della Francia. ”Negli ultimi anni - ha commentato il presidente del Censis Giuseppe De Rita - in Italia si e’ assistito ad una totale ritirata del pubblico”.”La debolezza delle politiche pubbliche” sostiene il Censis, “non da’ le risposte adeguate. Occorre sperimentare in forme più decise la partnership pubblico-privato nell’ambito del social housing” e ”nuove aree disponibili”
Aree fannullone: Così le definisce il presidente di Assoimmobiliare Gualtiero Tamburini. Sono le aree a standard inutilizzate, che sono nell’ordine di “centinaia di migliaia di metri quadri in ogni zona urbana”. Se si considera, ha detto Tamburini, che ”nella sola citta’ di Roma ci sono oltre 100 milioni di metri quadri di aree a standard, in tutta Italia ve saranno circa 6-700 milioni, senza considerare le aree demaniali, come le ex caserme, e quelle ferroviarie”. Di conseguenza, ha proseguito, ”una quota di queste si potrebbe destinare a costruire case a canone di locazione contenuto, senza toccare i servizi e le dotazioni di verde e parcheggi”. ”A metterle in moto, tra l’altro con piccole modifiche a costo zero ovviamente puo’ essere solo una convergenza di interessi”. Per il presidente di Assoimmobiliare, è chiaro, questo spazio è anche un’ottima occasione per le imprese che rappresenta. Ma il vantaggio di una collaborazione coi privati, sostiene, potrebbe esserci soprattutto “per i comuni, che risolverebbero almeno in parte l’emergenza abitativa nelle grandi città”.
- Mercoledì 18 Giugno 2008
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