Export, acquisizioni e hi tech: ecco l’Italia da primato

Un calzaturificio

Un Giano bifronte, fiaccato dalle accuse di scarsa competitività e di inaffidabilità politica. Ma allo stesso tempo permeata da un inaspettato dinamismo economico. È un insolito ritratto del nostro paese quello dipinto dall’ultimo studio Censis, L’ascesa dei segmenti vitali, spunto di riflessione sugli snodi della società italiana. Bollata nell’immaginario comune come paese in crisi, l’Italia sembra, contro ogni previsione, avere ancora qualche asso nella manica.
A cominciare dalla competitività sui mercati internazionali. Sebbene arranchi sul fronte interno, negli ultimi anni l’economia italiana ha mostrato agli altri paesi un volto incredibilmente vitale. Tra il 2002 e il 2007, secondo il rapporto del Censis, l’export è cresciuto del 93,2 per cento in termini nominali, dietro solo a Cina e Germania. Mantenendo il suo settimo posto nella graduatoria mondiale dei paesi esportatori, l’Italia ha saputo tener testa alla tigre cinese, riuscendo a rimanere l’unica economia occidentale ad aver difeso saldamente la propria quota di mercato (9,5%).
Ed è sempre all’estero che anche l’imprenditoria italiana sembra avere avuto un exploit. Dal 2004, le aziende nostrane hanno espanso la propria rete d’impresa oltre confine sia ampliando le attività d’origine, sia acquisendo nuovi marchi, catene commerciali e filiere distributive. A buon rendere. In tre anni le operazioni di merger e acquisition sono quasi qudruplicate, da 32 a 116. E il controvalore delle operazioni è passato da 4 a 60,2 miliardi di euro. Le aziende italiane hanno fatto “shopping” soprattutto negli Stati Uniti. Approfittando del “minidollaro” e delle potenzialità dell’economia nordamericana, hanno acquisito ben 21 aziende oltreoceano. Seguono le operazioni in Germania (13), Inghilterra (10) e Francia (9).
L’Italia si trova sul gradino più alto del podio europeo anche in un altro campo. Quello delle tecnologie. Sono 33.500 le imprese high tech presenti sul suolo nazionale pari al 24% delle aziende del continente. Un primato poco valorizzato se si pensa che poi, in termini di produzione di valore aggiunto, l’Italia slitta tristemente al quarto posto.
Un quadro dunque insolitamente positivo. Un’Italia che rispolvera le sue potenzialità ritrovandole nella capacità dei molti imprenditori che, come sostiene il Censis, “hanno saputo innovarsi, ripensando a 360 gradi il proprio modo di essere e fare impresa e adattandosi a un contesto che li ha voluti più competitivi e creativi. Un processo che ha investito l’intera piramide produttiva, senza escludere le piccole imprese che sono riuscite a innescare dal di dentro processi virtuosi di crescita e innovazione”.

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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