Con le comunità montane non si mangia, non si paga il supermarket né il benzinaio, men che meno il mutuo. Ancora peggio con le province. Tranne, certo, per chi ci fa carriera: consiglieri, portaborse, consulenti. Con questo ragionamento in testa Giulio Tremonti ha deciso di abolire le prime e iniziare a cancellare le seconde, partendo dalle più grosse, le città metropolitane: Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Venezia.
Saranno infatti gli enti locali a sobbarcarsi ai tagli maggiori destinati a finanziare la manovra triennale 2009-2011, annunciata mercoledì 18 giugno dal governo ma su questo punto subito rinviata a settembre. In totale 17,55 miliardi, la metà dei circa 35 previsti; 3,15 già nel 2009 (vedere tabella). Il resto verrà dalla sanità, dalla pubblica amministrazione, dai prelievi su petrolieri, banche e assicurazioni (a cominciare dalla Robin tax sui guadagni del greggio), dalle tasse sui compensi d’oro dei top manager, dall’accetta sulle consulenze, dalla cessione o quotazione di aziende pubbliche come Tirrenia e Fincantieri.
Il tutto per finanziare intanto le necessità dei più poveri, dalla reintroduzione dei bonus per i figli a un piano casa. E, in futuro, per far partire i progetti più ambiziosi: riduzione delle tasse e quoziente familiare (l’imponibile fiscale diviso per i familiari a carico), il nucleare, le infrastrutture. Come pure per mettere il deficit pubblico in totale sicurezza di fronte all’Europa, rispettando gli impegni presi da Romano Prodi.
Questo, però, nelle intenzioni. Perché le resistenze dei sindaci e dei presidenti di regioni e province sono fortissime e il malumore è trasversale così come i consensi.
Letizia Moratti, sindaco di Milano, teme per i fondi dell’Expo 2015 e non vuole accollarsi neppure un euro del salvataggio dal fallimeno del Comune di Roma (Panorama 25). Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, ds, è d’accordo con lei. Plaude invece al governo Nicola Zingaretti, presidente diessino della Provincia di Roma: “L’abolizione delle province nelle aree metropolitane è giustissima, è una nostra riforma costituzionale del 2000″. Così come il collega fiorentino Matteo Renzi: “Era già una proposta di Walter Veltroni. La parola provincia è associata al concetto di spreco, ma non appartengo a una casta. Sfidiamolo questo governo, anziché subirlo. E vediamo se sarà capace di passare dalle parole ai fatti”.
Proprio questo è il punto. Il centrodestra ha deciso di capovolgere la filosofia economica dei vari governi Prodi, che hanno puntato su tagli e aumenti di tasse al centro lasciando la briglia molto lunga agli enti locali. I quali, prima delle ultime amministrative, erano un tradizionale serbatoio di consensi per la sinistra. I risultati sono stati, spesso, dissesti e sprechi.
I circa 9 miliardi di debiti lasciati nelle casse del Campidoglio dalla gestione Rutelli-Veltroni hanno il pendant nella finanza allegra della Regione Siciliana, dove Pdl e alleati fanno il pieno e nei cui conti è proibitivo perfino andare a sbirciare, visto lo scudo dello statuto speciale. Non solo, regioni, province e comuni fanno la parte del leone nella spesa per consulenze, tema al centro dell’attenzione del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta: 741 milioni erogati nel 2006 a esperti veri o presunti, oltre la metà dei 1,3 miliardi accertati per tutta la pubblica amministrazione, tre volte e mezzo rispetto alla sanità, quattro e mezzo l’università, quasi 13 volte la scuola. Di questi compensi ben 228, un terzo, li spende il Lazio, seguito da Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.
E le povere comunità montane che hanno fatto di male? Povere, intanto, fino a un certo punto: la maggior parte delle 356 è in Valle d’Aosta, Lombardia, Nord-Est, insomma le aree più ricche d’Italia. In realtà le comunità, istituite nel 1971 con lo scopo di “arginare il calo demografico”, scontano tre handicap. Il primo è di aver fallito l’obiettivo originario: la ripopolazione della montagna non c’è stata. Secondo problema: dovevano riguardare i comuni con altitudine media di 1.000 metri, la proliferazione clientelare ne ha prodotte a Palagiano (Taranto), 39 metri sul mare, sulla Riviera di Gallura, a Bova Marina, in Sardegna… Terzo problema: i consiglieri sono un esercito, circa 13 mila, ma politicamente disomogenei, più all’ombra di campanili e liste civiche che dei partiti maggiori. Ragion per cui nessuno le difende, neppure Umberto Bossi, che invece fa quadrato attorno alle province venete e lombarde.
La guerra vera, anche con la Lega, si giocherà tra qualche mese. Per gli appetiti e i bisogni di regioni e comuni Tremonti getterà sul tavolo un pacchetto di compensazioni. Intanto l’intero patrimonio del demanio: solo per gli immobili si tratta di 48 miliardi di euro a prezzo di mercato, parte dei quali vincolata, ma per la quota maggiore con ampie possibilità di valorizzazione, a cominciare dall’abbattimento del debito. Maggiori beneficiari: Lazio, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia e Veneto.
Soprattutto, da settembre si aprirà il cantiere della riforma federalista, con una parte degli introiti fiscali lasciata agli enti locali. La posta in gioco è enorme: una simulazione della Ragioneria dello Stato stima nel 22 per cento del pil, cioè in 350 miliardi di euro, la quota di tributi diretti e indiretti che potrebbero essere regionalizzati. Intanto si dovrebbe iniziare con percentuali di Iva e Irpef. È la partita che sta più a cuore alla Lega. Tremonti e il centrodestra devono giocarsela con grande attenzione, perché Bossi è Bossi.
- Lunedì 23 Giugno 2008
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Il 25 Giugno 2008 alle 11:53 Giustizia: scudo per le alte cariche. Pd disponibile, Di Pietro insorge » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nel giorno della prima fiducia chiesta dal governo Berlusconi sul decreto fiscale (dopo 47 giorni dal giuramento), succede che il braccio di ferro tra Italia dei Valori e Pd finisca in lite. E che, sul decreto rifiuti, la minoranza si divida in tre: voto a favore dell’Udc, astensione del Pd, no dell’Idv. [...]
Il 2 Luglio 2008 alle 9:46 Tremonti: il tesoretto non esiste ma aiuteremo famiglie e pensionati » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Prima dell’estate il governo formalizzerà un impegno in favore dei redditi delle famiglie e dei pensionati. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti durante l’audizione sul Dpef davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato. “Se c’è sviluppo e ricchezza da distribuire questa va distribuita in termini fiscali a favore di redditi da lavoro dipendente, delle pensioni e della famiglia” ha detto Tremonti. “È un impegno che pensiamo di formalizzare e prendere prima dell’estate”. Il deficit 2008 è stimato attorno al 2,5% contro 1,9% dell’anno precedente. Si tratta di un “dato oggettivo” che mostra un cambiamento perché il deficit, a differenza del passato, “ha ora cambiato direzione, è in salita”. “L’andamento delle entrate fiscali” ha continuato il ministro “fa escludere l’esistenza di tesoretti”. Ci sono delle “criticità di copertura” sulla riforma fiscale “fatte dal precedente governo in favore delle imprese” riducendo l’Ires dal 33 al 27,5%. Tra le criticità indicate da Tremonti anche la possibile “sentenza della Corte Costituzionale sulla deducibilità dell’Irap dall’Ires”. Tremonti esclude che ci sia stata una traslazione della Robin tax sull’utenza e avverte che in tal caso si interverrebbe con un ulteriore appesantimento fiscale. Sui tagli di spesa “ben vengano anche proposte alternative fattive di riduzione della spesa” da parte delle opposizioni e “se c’è una alternativa di misure ad effetto equivalente c’è da parte nostra la massima possibilità a prenderle in considerazione”. “Abbiamo soldi per finanziare un buon contratto del pubblico impiego” ha sostenuto il ministro, che è tornato sul problema dell’inflazione programmata spiegando che “formalmente la devi mettere”, cioe’ va previsto un livello (per quest’anno 1,7%) da inserire nei documenti ufficiali All’opposizione il ministro ombra dell’Economia, Pierluigi Bersani, esprime la “profonda irritazione dell’opposizione per il meccanismo di discussione” della manovra che a suo giudizio è inoltre un provvedimento “regressivo”. LEGGI ANCHE: La manovra taglia e scuci e partecipa al FORUM [...]
Il 17 Luglio 2008 alle 11:32 Cambiamenti epocali « Le cittá sono la ricchezza delle nazioni ha scritto:
[...] Da qualche anno iniziamo ad avere una percezione sempre piu’ chiara dei cambiamenti inevitabili nel nostro futuro. Ci sono tendenze che stanno iniziando ad emergere in questo secolo e che trasformeranno il mondo dal punto di vista economico, sociale e politico. Ecco un breve elenco: Invecchiamento della popolazione, le Nazioni Unite prevedono che la popolazione mondiale arrivera’ a 9 miliardi di individui entro il 2050. L’Africa e l’Asia rappresenteranno il 90% della crescita della popolazione, mentre la popolazione Europea si ridurra’ del 9%. In Europa, la popolazione in eta’ lavorativa si ridurra’ ed i Paesi Europei saranno costretti ad importare immigrati e manodopera per mantenere in vita popolazioni crescenti di pensionati. Sempre piu’ gente vivra’ nelle citta’. Non solo la popolazione crescera’ fino al 2050, ma vivra’ sempre piu’ in citta’, soprattutto nelle nazioni in via di sviluppo, come la Cina e l’India. Gia’ oggi sono piu’ le persone che vivono in citta’ rispetto alle persone che vivono in aree rurali. Tale massiccia urbanizzazione avra’ effetti importanti nella produzione di rifiuti, nell’emissione di gas serra, nell’utilizzo di risorse e i rischi determinati da catastrofi come le inondazioni ed i terremoti. [...]
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