Parla Scajola: il nucleare facciamolo a casa nostra

Claudio Scajola

di Roberto Seghetti

L’obiettivo del governo è di ridurre i costi e i prezzi dell’energia elettrica per le famiglie e le imprese, portandoli ai migliori valori europei. Nella produzione di energia elettrica dobbiamo arrivare a un mix composto dal 25 per cento di energia rinnovabile, 25 per cento di nucleare e 50 per cento di combustibili fossili tra gas, carbone pulito e petrolio». La meta che secondo il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, bisogna raggiungere entro 20-30 anni è chiara. Come arrivarci e con quali tappe intermedie, il ministro lo spiega a Panorama.
Oggi il 42 per cento del fabbisogno energetico italiano è coperto dal petrolio, il 36 dal gas, il 9 da combustibili solidi, il 5,2 da importazioni di elettricità, il 7,3 da fonti rinnovabili. Come deve cambiare questa ripartizione?
Il mix italiano nella produzione di energia elettrica è troppo sbilanciato sulle fonti fossili, in particolare sul gas naturale, che ha un problema di dipendenza dalle importazioni. È la conseguenza delle scelte passate, con le quali è stato escluso l’uso dell’energia nucleare e privilegiato il ricorso al gas anche per la generazione di elettricità. Per questo nel Piano triennale per lo sviluppo, approvato dal governo lo scorso 18 giugno, abbiamo inserito le prime norme per la definizione, entro il giugno 2009, della Strategia energetica nazionale, la quale prevede tra i suoi obiettivi: il ritorno al nucleare, la promozione delle fonti rinnovabili, l’accelerazione delle infrastrutture energetiche (rigassificatori, sistemi di stoccaggio per il gas naturale, collegamenti internazionali) e la diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento.
Quanto tempo ci vorrà?
Alcuni progetti relativi al gas troveranno realizzazione entro quest’anno, come l’aumento delle importazioni dall’Algeria, per 6,5 miliardi di metri cubi all’anno, e dalla Russia, per ulteriori 3,2 miliardi di metri cubi. Nei primi mesi del 2009 sarà operativo il nuovo terminale di rigassificazione di Gnl al largo della costa di Rovigo, che si aggiunge all’attuale rigassificatore di Panigaglia (avrà una capacità di 8 miliardi di metri cubi). Sempre quest’anno autorizzeremo la costruzione di nuovi impianti di rigassificazione e stoccaggio di gas. Altri progetti che vogliamo completare entro la legislatura sono il gasdotto Galsi, che collegherà l’Italia all’Algeria passando attraverso la Sardegna, e il gasdotto Itgi, che porterà il gas dalle regioni del Caspio, passando per Turchia e Grecia.
E per il nucleare?
Il Consiglio dei ministri ha previsto una delega al governo per la definizione dei criteri di localizzazione degli impianti, per le misure compensative da riconoscere alle popolazioni e per la costituzione delle autorità di controllo della sicurezza. L’obiettivo è di arrivare entro la legislatura ad avviare la costruzione di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione, secondo le tecnologie più avanzate.
Chi pagherà la costruzione?
Gli impianti nucleari assicurano energia su larga scala senza emissioni di gas serra. Il fattore sicurezza è dimostrato dall’esperienza decennale accumulata. Si tratta di energia che può essere prodotta a costi competitivi, e lo dimostra il fatto che l’Italia importa una quota significativa di elettricità da paesi dove il nucleare è molto presente, come Francia e Svizzera. I rincari di petrolio e gas rendono ancora più conveniente l’investimento. Quindi, non ci sono ragioni perché l’energia nucleare non debba essere economicamente sostenibile anche in Italia, e perché gli impianti non possano essere costruiti dalle imprese energetiche con propri capitali nell’ambito delle regole del sistema elettrico.
E il governo?
Compito del governo è di rimuovere gli ostacoli: dare un quadro di regole certe, rendere disponibili i servizi tecnici e le infrastrutture di supporto di cui ha bisogno la filiera nucleare.
È sicuro che sia possibile individuare i siti delle centrali? Non si fa prima a costruirle in Albania?
Nel Piano triennale per lo sviluppo è previsto che il governo avvii una procedura per l’individuazione dei siti con il coinvolgimento attivo delle regioni. Per la localizzazione dei siti contiamo di avvalerci anche della normativa e delle raccomandazioni elaborate dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, della normativa Euratom, degli studi dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Ocse. Dal punto di vista dell’accettabilità sociale, penso sia importante un percorso partecipato e trasparente, che fornisca informazioni complete e risponda alle comprensibili preoccupazioni dei cittadini. Forniremo ogni assicurazione sugli standard di sicurezza e garantiremo adeguate compensazioni economiche ai territori coinvolti. Quanto a possibili impianti in Albania, si tratta di un’ipotesi da verificare. Ma penso che un grande paese come l’Italia debba perseguire una maggiore autonomia energetica, facendosi carico direttamente delle infrastrutture necessarie.

confronto Italia-Europa

E i siti per le scorie?
Un sito per le scorie nucleari è necessario anche a prescindere da nuovi impianti. Il precedente governo, pur contrario allo sviluppo del nucleare, aveva costituito un gruppo di lavoro per elaborare proposte volte all’individuazione del sito. I risultati dovrebbero giungere entro l’anno.
Quanto si investirà in ricerca?
Dobbiamo investire di più, concentrando gli sforzi sulle filiere tecnologiche più promettenti. Nel Piano triennale per lo sviluppo abbiamo previsto risorse per la partecipazione dell’Italia ai programmi internazionali di ricerca sui reattori nucleari di nuova generazione, che potranno entrare in funzione non prima di 30 anni da oggi, e a progetti per la cattura e il confinamento dell’anidride carbonica prodotta da impianti termoelettrici alimentati con combustibili fossili.
In altri paesi eolico e solare sono molto utilizzati. Quali interventi farà il governo?
La potenza elettrica installata basata su fonti rinnovabili è cresciuta a fine 2006 a oltre 21 mila megawatt. Ma la produzione elettrica rinnovabile è rimasta grosso modo costante e l’apporto di queste fonti alla produzione totale è addirittura calato. Gli incrementi di produzione forniti da alcune fonti rinnovabili (come geotermia, energia eolica e solare e biomasse) non hanno infatti compensato la contrazione dell’apporto della fonte idrica. Aumenteremo dunque lo sforzo per ottenere dalle fonti rinnovabili un contributo del 25 per cento alla produzione totale, dall’attuale 16-17 per cento, intervenendo sulla semplificazione delle procedure per la realizzazione degli impianti e sull’efficacia degli incentivi. Tuttavia, non bisogna fare l’errore di mettere in contrapposizione le rinnovabili con l’energia nucleare. Un paese come l’Italia non può permettersi di rinunciare a nulla.
Anche il risparmio energetico è decisivo. Quali sono i programmi?
L’obiettivo è di ridurre i consumi dell’1 per cento l’anno fino al 2016. Puntiamo su strumenti strutturali, piuttosto che su interventi occasionali, come la certificazione energetica degli edifici, per i quali a breve emaneremo le linee guida: a ogni abitazione verrà attribuita una classe energetica tanto migliore quanto meglio isolato è l’edificio e quanto più efficienti sono gli impianti. Le linee guida conterranno anche indicazioni sui possibili interventi per ridurre i consumi.
Il petrolio resterà una fonte importante per molto tempo. Come si può frenare il rincaro dei prodotti derivati in Italia?
Bisogna superare la logica dell’emergenza. Intendiamo rilanciare la ricerca e la produzione di idrocarburi in Italia, diversificare le aree di approvvigionamento sostenendo le iniziative di internazionalizzazione delle nostre imprese, ammodernare la raffinazione e la logistica, liberalizzare la rete di distribuzione dei carburanti. Tra i provvedimenti già varati c’è appunto una norma per liberalizzare la distribuzione dei carburanti.

Energia alla fonte

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Il 11 Luglio 2008 alle 9:45 Authority: troppe tasse in bolletta, rivedere oneri e fisco » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] “Uno tsunami-petrolio sta colpendo i paesi consumatori ed in particolare l’Italia. In assenza di nucleare, con uno scarso utilizzo del carbone, con un limitato contributo da fonti rinnovabili competitive, il nostro paese è ancora molto esposto all’importazione di idrocarburi, quasi l’80 per cento del fabbisogno energetico, contro una media europea inferiore al 50 per cento, e la sua produzione elettrica è oggi basata sul gas naturale per quasi il 60 per cento, mentre la media europea è inferiore al 20 per cento”. Parole preoccupate, pronunciate questa mattina a Montecitorio da Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, in occasione della Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta dall’Authority. I prezzi italiani lordi si collocano sui livelli più elevati in Europa, insieme a quelli danesi, tedeschi, irlandesi. In questo contesto, l’Authority chiede “un’armonizzazione a livello europeo delle agevolazioni per le imprese energivore considerabili strategiche”. Le imposte incidono per il 14 per cento sulle bollette elettriche e per il 37 per cento sulla bolletta del gas che rappresenta la maggior spesa delle famiglie (riscaldamento). Sulle bollette elettriche, in particolare, insistono oneri di sistema (otto per cento del totale) che potrebbero essere invece trasferiti sulla fiscalità generale. “Sarà attivato un meccanismo di tutela sociale per i cittadini meno abbienti coerente con i relativi indirizzi governativi. Il bonus sociale sulle bollette dell’energia elettrica verrà attivato con il quarto trimestre dell’anno, ma avrà effetto retroattivo per tutto il 2008″ annuncia Ortis. “L’estensione del meccanismo potrebbe essere previsto anche per il gas”. La Relazione indica prima di tutto la necessità di proseguire nel processo di liberalizzazione del settore energetico nella Ue che “come in Italia, non è ancora giunto ad una piena realizzazione”. “In molti paesi, l’operatore principale, spesso l’ex monopolista nazionale, continua a beneficiare di un elevato potere di mercato”, ricorda il presidente dell’Authority. “La proposta che facciamo riguarda l’attivazione di una Agenzia europea indipendente per meglio regolare e vigilare in merito agli scambi commerciali internazionali, alla sicurezza delle reti continentali e ai relativi flussi transfrontalieri e alla separazione proprietaria dei monopoli dalle attività contendibili come produzione, approvvigionamento, trading e vendita”. “Guardando allo scenario internazionale appare così evidente che la questione petrolio è, per il nostro paese e per l’Europa, complessa e centrale” osserva ancora il numero uno dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. “Così pure lo è e lo sarà, almeno per il breve - medio termine, la questione gas naturale. Esso da solo, come materia prima, pesa sulla bolletta totale delle nostre famiglie per un forte 60 per cento al netto delle imposte”. Gli italiani cercano quindi nuove soluzioni per ridurre i costi delle bollette. Una di queste è data dalla migrazione al mercato libero che ha riguardato, in un anno, quasi 1,8 milioni di clienti, oltre il 5 per cento della base di partenza, costituito da 34 milioni di clienti. Un tasso coerente con le percentuali di switching dei paesi storicamente più avanzati nelle liberalizzazioni, come ad esempio l’Inghilterra. “La percentuale del Centro-Nord è superiore per i clienti non domestici, mentre per le famiglie è più alta quella del meridione” dice ancora Ortis. “Particolare attenzione va dedicata ai passaggi dai vecchi distributori a nuove società di vendita ad essi collegate. Mentre l’80 percento dei clienti domestici ha optato per un venditore con lo stesso brand del suo storico distributore-fornitore, il 35 percento di piccole imprese ha scelto un fornitore del tutto diverso”. Secondo l’Authority, è inoltre “auspicabile che anche nel nostro paese, così come già opportunamente fatto per il settore elettrico con l’operazione Terna, sia al più presto dato seguito ad un’analoga operazione nel settore gas. Ciò costituirebbe, infatti, il necessario e miglior presupposto per poter guardare anche ad un futuro sistema integrato di trasporto europeo, costituito da reti nazionali fra loro ben coordinate o da una prospettica rete integrata, egualmente terze”. L’’Unione europea deve poi far valere, nei rapporti con i paesi produttori di idrocarburi, “la tanto auspicata single voice, il potere contrattuale di cinquecento milioni di consumatori”. Un potere, si legge nella relazione, che isolatamente, né l’Italia, né altro stato dell’Ue, può avere sul mercato internazionale degli idrocarburi. Per questo appare decisivo un ruolo europeo e degli Stati teso a promuovere e rafforzare accordi istituzionali quadro, nell’ambito dei quali facilitare iniziative e collaborazioni imprenditoriali anche nei paesi produttori. [...]

Il 16 Luglio 2008 alle 11:52 Alla Camera si decide il futuro di Ortis e della sua Authority » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Dietrofront sull’Authority per l’energia e per il gas. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, blocca la Lega rispetto all’emendamento presentato venerdì notte in commissione Bilancio e Finanze della Camera che prevede, tra le altre cose, l’azzeramento dei vertici dell’Autorità guidata da Alessandro Ortis. La modifica, il cui primo firmatario è Maurizio Fugatti, era volta ad attribuire all’organismo di vigilanza sui settori dell’energia elettrica e del gas anche competenze relative alle autorizzazioni per l’avvio della produzione di energia nucleare. Scajola ha ipotizzato uno stralcio della norma e l’inserimento in un disegno di legge, in modo da dare “un quadro più completo a una norma importante per il paese”. Ma non è certo che in quella sede avvenga un riordino dell’Autorità che attribuisca all’Autorità competenze specifiche sull’atomo. C’è attesa, dunque, per quello che succederà oggi in aula quando si voterà il comma aggiuntivo all’articolo 75 della manovra economica del governo. Se l’emendamento Fugatti supererà anche l’esame di Montecitorio, la futura autorità per l’energia sarà composta da soli tre commissari più il presidente. L’Authority nasce, nel 1995, con tre componenti in tutto, divenuti cinque nel 2004 e poi riportati a tre dal governo Prodi con un disegno di legge che però non fu mai approvato. E resta il nodo del nucleare. Secondo Stefano Saglia, presidente della commissione Lavoro della Camera ed esperto in temi energetici, il piano sul nucleare messo a punto in vari provvedimenti da parte del governo deve puntare a una “riunificazione in un unico ente o agenzia delle competenze oggi detenuta dall’Apat e dall’Enea”. L’Authority è preposta alla regolazione del mercato e non certo alla sorveglianza e alla sicurezza del nucleare”, aggiunge l’esponente del Pdl e anche Enrico Letta del Pd auspica che la marcia indietro sull’Authority sia realtà: l’azzeramento per decreto sarebbe una “scelta molto grave che vedrebbe la nostra opposizione totale e la fine di qualsiasi tentativo di dialogo”. “Stiamo organizzando, d’intesa con il ministero dell’Ambiente, un organismo di sicurezza nucleare - ha proseguito Scajola - per assicurare l’impiego delle migliori tecnologie, l’affidabilità dei controlli e l’idoneità dei processi industriali in tutta la filiera”. Si starebbe valutando anche l’ipotesi di far tornare il dipartimento nucleare dell’Apat all’interno dell’Enea da cui era stata scorporata nel 1994 per scongiurare il conflitto di interessi che si era creato all’interno dell’ente di ricerca che oltre a fare da autorità di controllo sull’atomo aveva come “mission” anche la promozione industriale della attività nucleari. Il progetto più complessivo del governo sul ritorno al nucleare toccherà tutti i centri di competenza in questo settore. L’Autorità di controllo infatti coronerebbe infatti un percorso più complessivo che passa per la “rifocalizzazione della missione e delle attività dell’Enea” che sempre secondo Scajola “dovrà diventare uno strumento a disposizione del Paese per rispondere alla sfida del cambiamento climatico globale”. Discussione che arriva proprio nel giorno in cui l’Autorità per l’energia elettrica e il gas dispone le norme per vigilare sulla Robin tax. La tassa destinata a colpire gli extraprofitti delle aziende energetiche non dovrà trasferirsi sulle bollette dei consumatori e il decreto fiscale che la contiene ha previsto che l’Autority guidata da Ortis vigili sull’intero settore per scongiurare il temuto effetto traslazione. L’Autorità ha adottato una delibera pubblicata sulla Gazzetta ufficiale che impone agli operatori che verranno colpiti dalla misura (quelli con profitti superiori ai 25 milioni di euro) di mettere a disposizione l’ultimo bilancio di esercizio disponibile nonché, se disponibili, le relazioni trimestrali e semestrali del primo semestre 2008 e i documenti di budget relativi al 2008. L’Autorità chiede inoltre agli operatori che si trovino nelle condizioni descritte dall’articolo 81 del decreto fiscale una dichiarazione contenente i valori dei margini operativi (lordi unitari relativi a ciascun prodotto riferiti sia all’anno 2007 che al primo semestre 2008). [...]

Il 31 Luglio 2008 alle 0:41 noirpink _ modello pandemonium ha scritto:

Nella costruzione della centrale Enel di Torrevaldaliga Nord (Civitavecchia) Michele Cozzolino, 36 anni, è stato schiacciato da un tubo staccatosi da ponteggi aerei. E’ morto. Nella costruzione della centrale Enel di Torrevaldaliga Nord (Civitavecchia) Ivan Ciffary, 24 anni, è precipitato da una piattaforma. E’ morto anche lui.
”Dopo tanti sacrifici, anni di lavoro e qualche vita umana si è costruita questa modernissima centrale dove tutto è controllato e tutto è sicuro” dice Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, a Torrevaldaliga Nord (Civitavecchia). (continua…)
http://noirpink.blogspot.com/2.....-e-la.html

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Giampiero Cantoni
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