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Se si tratta di spirito d’impresa, non c’è bisogno delle quote rosa: le italiane che guidano un’azienda o hanno un lavoro autonomo sono diventate 1,6 milioni. Prime nella graduatoria europea. Ma le pari opportunità sono ancora lontane, come osserva il quinto rapporto dell’Osservatorio di Confartigianato Donna Impresa. “La maggior parte sono microimprenditrici” ricorda Chiara Saraceno, docente all’università di Torino “e storicamente nei Paesi mediterranei il tasso di autoimprenditorialità femminile è elevato, stimolato anche da opportunità come i fondi europei”. Nonostante il boom di “capitane d’impresa”, l’Italia ha il record negativo nell’Unione europea per la più bassa partecipazione delle donne italiane al mercato del lavoro: il tasso di attività delle donne tra 15 e 64 anni è del 50,7%, rispetto al 63,3% della media dell’Europa a 27.
In bilico tra lavoro e famiglia. Limiti della meritocrazia, cultura di coppia e nei luoghi di lavoro, carenza dei servizi restano barriere che ostacolano l’occupazione femminile in Italia. “L’Ocse ha rilevato differenze salariali e nella carriera tra uomini e donne: è una discriminazione che parte appena finiscono gli studi e che continua con occupazioni precarie e con retribuzioni basse” ricorda Chiara Saraceno. E aggiunge: “Nella coppia si dà spesso la priorità al lavoro del compagno e, nel caso delle lavoratrici dipendenti, spesso la flessibilità si rivela vantaggiosa per i datori di lavoro”.
In particolare, la maternità può diventare un momento difficile per la carriera: secondo un’indagine del Cnel, il 6% delle donne perde il lavoro e il 14% lo abbandona. Ma la maggior parte dichiara di rinunciare all’occupazione “momentaneamente”. Per una donna su tre è difficile conciliare il lavoro e la cura dei figli: i principali punti critici sono i turni e la flessibilità degli orari (il rapporto in pdf). E, come ricorda il rapporto dell’Osservatoro Confartigianato, appena il 4,4% della spesa sociale è destinata al sostegno alle famiglie (a livello europeo la percentuale sale all’8%). Solo il 13,5% delle madri lavoratrici utilizza un asilo nido pubblico. “Se non ci fossero le nonne ad aiutare le giovani coppie, l’occupazione femminile sarebbe ancora più ridotta” precisa Chiara Saraceno.
Più grinta degli uomini. Nel 2007 le imprenditrici e lavoratrici autonome rappresentavano il 17,4% del totale delle occupate italiane, a fronte della media europea del 10,1%. L’attrazione delle donne per l’imprenditoria cresce anche rispetto a quella maschile: tra il 2000 e il 2007 il numero delle donne impegnate al vertice delle imprese italiane è cresciuto inoltre del 7,2%, rispetto all’aumento del 4,4% della componente maschile. Una dinamica più accentuata nel Centro e nel Mezzogiorno.
- Mercoledì 9 Luglio 2008
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