Robin tax: a chi toglie e a chi dà. Duello Draghi Tremonti

Giulio Tremonti

La Robin Tax? Per il governatore della Banca d’Italia il suo peso rischia di essere spalmato dalle banche sui clienti o sugli azionisti. Il ministro dell’Economia ritiene invece che questa è una “vecchia dottrina” per la quale l’unica alternativa al prelievo su extra-profitti sarebbe quella di “tassare gli operai, gli unici che non possono traslare i costi su altri”.
Il duello tra il ministro Giulio Tremonti e il governatore Mario Draghi prende corpo sul palco dell’assemblea dell’Abi, l’associazione delle banche italiane. L’intervento del governatore (qui il .pdf) è diretto e algido, analisi e cifre; quello del ministro traccia scenari e disegna prospettive, arriva a citare l’ultimo intervento del Papa e certo non sfugge ai temi sul tappeto del dibattito economico. “Attueremo un’economia sociale di mercato”, dice Tremonti scegliendo un’etichetta alla politica del governo.
Sulla Robin Tax Draghi era già intervenuto. Ma, davanti al ministro, ribadisce i propri timori. Comporterà un aumento di 10 punti - spiega - sui costi della “raccolta” delle banche. Certo “è difficile prevedere come quest’onere si ripartirà: potrà ricadere sulle condizioni offerte a depositanti e prenditori di credito, sui profitti distribuiti o sulle risorse accantonate al patrimonio”. Cioè peserà o sui clienti o sugli azionisti. I banchieri promettono che non sarà così. “Sul mercato c’é concorrenza e la traslazione sarà limitata”, assicura il direttore generale di Intesa-San Paolo Pietro Modiano.
Ma è il padre della tassa, il ministro Giulio Tremonti, a difendere la propria scelta. Dice che “è una vecchia dottrina”, una “ideologia”, quella che ritiene che una tassa applicata sui profitti delle imprese venga trasferita sui clienti. “In questo senso l’imposta ottima è quella applicata sugli operai - dice polemicamente Tremonti - che non possono traslarla su altri. E, siccome negli anni passati di traslazione non si è parlato, significa che l’incidenza delle tasse è stata da quella parte”, cioé sugli operai. Il confronto di opinioni riguarda anche la crisi dei mercati. Draghi, come Tremonti, non minimizza la pericolosità dell’attuale situazione: parla di reddito disponibile ridotto di 3 punti in un anno, di un calo dei consumi di altri due punti da oggi a fine anno, di “segnali di allarme” sul fronte dei prezzi. Ma traccia un quadro nel quale sottolinea che gli alti prezzi poggiano su fattori reali, ai quale le banche centrali stanno reagendo con una stretta creditizia, evitando gli errori fatti durante lo choc petrolifero degli anni ‘70.
Draghi non parla mai di speculazione, che è invece la parola su cui Tremonti costruisce tutto il suo intervento. Di speculazione - spiega il ministro - ha parlato anche il Papa nell’ultimo Angelus. E anche la reazione dell’Ue alla propria proposta di multare gli operatori speculativi - spiega il ministro, ribattendo ai titoli dei giornali - non è stata tiepida: “L’Ue è una macchina complessa, leggo invece che non ha approvato nulla. Il solo fatto che sia stata presa in considerazione una proposta di questo tipo lo consideriamo innovativo”. Altra stoccata riguarda la proposta di aumentare la soglia di depositi obbligatori per chi opera sui mercati dei futures. “Ma la reazione dei tecnocrati - evidenzia - è stata totalmente negativa”. La “gara” non risparmia anche il ruolo di vigilanza che sia Tesoro che Bankitalia hanno sul sistema creditizio. Draghi invita le banche ad applicare le norme sulla portabilità dei mutui e non nasconde di aver contattato direttamente due grandi istituti per sollecitarli sulle commissioni per il massimo scoperto.
Tremonti, invece, promette di scendere in campo personalmente, per l’attuazione dell’accordo sui mutui sottoscritto dall’Abi. “Sarà mia cura personale” assicura “seguire eventuale clientela presso eventuali sportelli, a caso, per verificare l’effettiva applicazione della convenzione”. Le banche sono avvisate.

Il VIDEO servizio:

Il FORUM“Draghi chiede meno tasse, ma teme la Robin Hood Tax. Sei d’accordo?”

Commenti

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Il 10 Luglio 2008 alle 16:32 Corrado Buccieri ha scritto:

Chi ha ragione? Aspettiamo…speranzosi in un linguaggio comune…verso il buon senso,con veri risultati….altrimenti…sono sole parole vuote.

Il 11 Luglio 2008 alle 15:33 carlo.tosi ha scritto:

Ma davvero c’è qualcuno che crede a queste panzane? Che le banche e le società petrolifere accettino con il cuore in pace di versare più tasse? Ma queste sono favole per bambini un po’ tonti! Si sa benissimo come va a finire, le banche (che in Italia sono quasi agenzie di usura, tanto sono cari i loro servizi) e le società petrolifere scaricano sui cittadini-clienti questa famosa RobinTax. Avrebbe un senso se in Italia vi fossero controlli seri e punizioni sulle speculazioni, sui vari cartelli, sulla falsa concorrenza e sugli accordi sottobanco. Purtroppo non è così, ed il cittadino-utente-cliente si deve sempre caricare sulle spalle l’enorme peso di un fisco profondamente ingiusto. Alla faccia dei titoloni e dei grandi proclami sparsi a piene mani e gran voce su tutti i media.

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richard-branson




Giampiero Cantoni
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