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“Finché la speculazione è finanziaria (finanza su finanza) l’impatto è contenuto in un comparto chiuso. Ma questa volta la speculazione ha scelto il campo d’azione sbagliato: le materie prime sono un campo a elevata pericolosità sociale. Si capisce la ‘ragione’ degli speculatori: tentano di rifarsi delle perdite stellari subite con la crisi del comparto finanziario”.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti critica gli speculatori in un’intervista pubblicata su Panorama in edicola da venerdì, 11 luglio. “Speculare sulla finanza ha impatto sociale ed economico relativamente minore e meno drammatico della speculazione sull’energia e sul cibo. Gli effetti di questo tipo di speculazione sono drammatici perché non erodono solo le basi dello sviluppo industriale, ma anche le strutture sociali, sulle quali hanno un impatto regressivo. Nei paesi poveri causano le rivolte del pane, nei paesi meno poveri erodono le basi del welfare state, impoveriscono insieme i bilanci delle famiglie e i bilanci degli Stati”.
Alla domanda di Panorama su una imminente azione corale dei governi europei che di fronte alla crisi economica starebbero per invitare i propri cittadini a diminuire il tenore di vita attuale, Tremonti risponde che “i governi europei stanno responsabilmente valutando questa indicazione”.
- Giovedì 10 Luglio 2008
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Commenti
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Il 12 Luglio 2008 alle 12:25 rada78 ha scritto:
Non si riesce a capire per quale motivo i cittadini europei dovrebbero diminuire il loro tenore di vita.
Viviamo in Italia problemi dibilancio statale “strutturali” creati dai governi precedenti e derivanti in larga misura da inefficienze di gestione del denaro pubblico: per questo motivo i costi della macchina statale sono elevati e i governi, sia di destra sia di sinistra, sono costretti a mantenere alta la pressione fiscale su aziende e persone.
La situazione non è quindi delle più felici e facili da gestire, ci manca solo che i cittadini europei debbano rinunciare al loro benessere.
Suggerisco ai vari governanti, europei e non, di gestire meglio il denaro dei contribuenti,da un lato effettuando tagli laddove sussistono inefficienze (molte in Italia) e, dall’altro, abbassando la pressione fiscale per aumentare la propensione al consumo e al risparmio dei cittadini, altro che rinunce.
I governi dovrebbero imparare a governare, senza chiedere sacrifici ai cittadini, i quali, negli ultimi anni, ne hanno già fatti fin troppi.
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