Rapporto Svimez: “Il meridione periferia d’Europa”. Giù Pil, consumi e investimenti

Manifestazione di disoccupati

Una secessione di fatto. Un paese spaccato in due.
Ecco l’Italia che viene fuori dal rapporto Svimez, presentato a Roma. L’ente per lo sviluppo industriale del mezzogiorno, istituito nel 1946, delinea un paese a due facce di cui una, quella che guarda a sud, è in ritardo cronico. “La periferia dell’Europa”, così viene definita.

Basta guardare i dati: anche di fronte al passo lento del resto del paese l’economia meridionale perde terreno e mette a segno per il sesto anno consecutivo una crescita più bassa rispetto al centro-nord, fermandosi allo 0,7 per cento contro l’1,7 per cento. Gli investimenti rallentano e i consumi sono stagnanti, con la spesa delle famiglie meridionali che si attesta ad un +0,8 per cento, circa la metà di quella degli altri italiani (+1,5 per cento). Oltre la metà delle famiglie monoreddito (51per cento) è a rischio povertà, rispetto al 28 per cento nel centro-nord. La condizione di disagio in molti casi si traduce in una “difficoltà concreta a far fronte anche ai bisogni più essenziali come fare la spesa, acquistare medicinali, vestirsi e riscaldarsi”. Neppure raggiungere un buon livello di istruzione tutela dall’esposizione allo stesso rischio di povertà: si trova in questa situazione il 9,4% dei laureati residenti al sud.

Nel 2007 il Mezzogiorno ha registrato un’occupazione a crescita zero, a fronte di un aumento dell’1,4 per cento al centro nord (+234 mila in valori assoluti). Allo stesso tempo il tasso di disoccupazione reale al sud va oltre il 28 per cento. Diminuiscono i disoccupati, ma secondo lo Svimez è “perchè in molti rinunciano a cercare lavoro o sono occupati nel sommerso”. Quasi un lavoratore su 5, secondo il rapporto, è irregolare. Negli ultimi dieci anni, dal 1997 al 2007, oltre 600 mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno per trasferire la propria residenza al centro nord. Nel solo 2007 si sono contati 120 mila trasferimenti di residenza ai quali si aggiungono 150 mila pendolari di lungo raggio, che si spostano temporaneamente al centro nord per lavorare. La maggior parte sono uomini. giovani o sotto i 45 anni.

La valigia di cartone non c’è più, ma non molto è cambiato. Il dato più eloquente è quello del Pil per abitante, pari a 17.482 euro, il 57,5 per cento del centro-nord (30.380 euro), da cui lo separa una differenza di oltre 42 punti percentuali, pari a circa 13mila euro.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della presentazione del ”Rapporto 2008 sull’economia del Mezzogiorno”, ha inviato al presidente, Dino Novacco, un messaggio di apprezzamento “per l’attività rigorosa di studio e di analisi svolta dall’Associazione” e ha auspicato “un utilizzo più efficiente delle risorse per le zone più svantaggiate” e “l’applicazione del titolo V della Costituzione“.
Nel Centrodestra è il governatore siciliano Raffaele Lombardo il più colpito dai dati del rapporto: ”È una fotografia della realtà”, ha affermato commentando l’indebolimento economico e sociale registrato dalle regioni meridionali. Uno scenario di fronte al quale però ”dobbiamo organizzarci anche noi”, ha detto Lombardo, sottolineando che ”non serve lamentarsi del fatto che la Lega, facendo il suo mestiere, reclami il federalismo e difenda gli interessi del Nord” sostenendo la ”questione settentrionale”.
Ecco quindi la proposta di una “Lega del sud” che parta da una conferenza nazionale alla quale Lombardo invita “i presidenti delle regioni del Meridione, affinchè si cominci a ragionare come macroarea”. “Ci vuole un partito del meridione” ha detto Lombardo, “che si prepari a governare il federalismo che verrà”.

Il VIDEO servizio:

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Il 19 Luglio 2008 alle 1:43 EPOLIS :: Svimez: “Il meridione periferia d’Europa” :: July :: 2008 ha scritto:

[...] una secessione di fatto. Un paese spaccato in due. ( fonte PANORAMA) Ecco l’Italia che viene fuori dal rapporto Svimez, presentato a Roma. L’ente per lo sviluppo industriale del mezzogiorno, istituito nel 1946, delinea un paese a due facce di cui una, quella che guarda a sud, è in ritardo cronico. “La periferia dell’Europa”, così viene definita. [...]

Il 21 Luglio 2008 alle 12:44 Affondi e progetti del Senatur: ecco la scuola formato Lega » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Aveva cominciato all’inizio di luglio con un attacco poco cavalleresco al ministro della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, “rea” di presiedere un dicastero sul quale non avrebbe competenze perché “non ha mai fatto l’insegnante”. Affondo che aveva provocato la reazione della Gelmini, non offesa, ma determinata: “Io non sarò un’insegnante, ma nemmeno Umberto Bossi è un eminente costituzionalista, eppure sono certa che porterà avanti al meglio le riforme”. Poi, con il passare dei giorni, in una climax ascendente nei toni e sempre più dettagliata nel merito, il Senatùr è tornato a più riprese sul tema istruzione. Ed eccola delineata, la scuola formato Lega: insegnanti del Nord al Nord, ancora meglio se nelle proprie regioni d’origine, e programmi incentrati sulla storia locale. Un modello che in realtà si sta già sperimentando, come mostra l’esempio della scuola Bosina, voluta dal ministro delle Riforme e da sua moglie Manuela in provincia di Varese (qui l’articolo di Panorama nr 21), dove ai programmi ministeriali si affianca l’insegnamento delle tradizioni e dell’identità locali. Una riforma, secondo Umberto Bossi, che è anche un atto di giustizia. Sia perché gli insegnanti meridionali toglierebbero lavoro a quelli del settentrione, sia perché “è una vergogna vedere come vengono fatti gli esami di Stato con insegnanti ignoranti della cultura veneta o lombarda che non sono del Nord e che fregano i nostri ragazzi, che guai a loro se fanno sapere mentre sono esaminati che simpatizzano per la Lega”. Una scuola, quella del futuro, che recupererà le tradizioni e la storia locale, in nome di un federalismo tout court, che allevi i padani fin da piccoli ad essere coscienti e orgogliosi delle proprie origini e che prevede l’obbligatorietà di essere originari del Nord per insegnare negli istituti settentrionali. La riforma, però, avrà anche lo scopo di riequilibrare la sperequazione tra docenti del Nord e del Sud. Nella situazione attuale “gli insegnanti meridionali tolgono lavoro a quelli del Nord”, dice Bossi. Effettivamente, secondo la replica del ministero dell’Istruzione, fra gli aspiranti docenti, due su tre sono meridionali, e così determinati a voler entrare nella professione che, in barba a tutte le resistenze verso la mobilità, sono anche disponibili a trasferirsi, magari al settentrione. I dati evidenziano nelle graduatorie una crescita della percentuale di iscritti d’origine meridionale: dal 66,4% (2006) al 67,5% (2007). Ma non basta. Di recente la Banca d’Italia ha rilevato che gli insegnanti impiegati al Sud sono in genere più vecchi, meno istruiti e con voti di laurea o di diploma inferiori a quelli dei loro colleghi che operano nel resto del Paese. Forse anche perché i “migliori” e i più giovani si sono trasferiti al Nord. Messe così le cose, pare che i presupposti per una riforma federalista della scuola ci siano tutti, al di là delle facili polemiche e dei toni del ministro Bossi. [...]

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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