Gas: Catricalà lancia la rete europea e una centrale unica di acquisto

Centrale a gas

Una rete unica europea per il trasporto del gas che in prospettiva possa trasformarsi in una centrale unica di acquisto per aumentare il potere contrattuale nei confronti dei grandi produttori. È l’idea lanciata da Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, intervenendo ad un convegno promosso dall’Isimm, l’Istituto per lo studio dell’innovazione – Media, economia, società, istituzioni, sul mercato del gas e il futuro delle reti europee.

Secondo Catricalà, “l’ipotesi di una semplice separazione proprietaria della rete italiana del gas si scontra con ”il vero tema che non è vendere, ma come vendere e soprattutto chi compra. Questo perché c’è il rischio che un operatore dominante a livello continentale o mondiale potrebbe decidere di acquistare la nostra piccola rete del gas”.
“Noi abbiamo trovato una possibile soluzione che è quella della creazione della rete europea del gas con una società europea che la possa gestire secondo regole di governance molto dure che garantiscano assoluta neutralità di gestione”, aggiunge il numero uno dell’Antitrust. “Questo sarebbe un primo passo per una presa di posizione dell’Unione europea nelle politiche energetiche mondiali”. Parole che trovano pieno sostegno da parte di Claudio Scajola, ministro per lo Sviluppo Economico, secondo il quale “occorre accelerare il processo di formazione del mercato interno integrato dell’energia e, in tale ottica, è certamente auspicabile l’obiettivo di una rete integrata europea. È un processo che richiederà tempo per essere realizzato, ma armonizzerà la gestione delle reti di trasporto, avvierà a soluzione i problemi di congestione e soprattutto stabilirà regole uniche per il trasporto e il transito, in modo da facilitare l’operato delle imprese, a vantaggio della concorrenza e quindi dei consumatori”.

Nel settembre 2007, la Commissione europea ha presentato il “Terzo pacchetto di proposte legislative in materia di energia” con lo scopo di promuovere lo sviluppo sostenibile, stimolare l’efficienza energetica, assicurare l’accesso al mercato dell’energia anche alle imprese più piccole. I principali strumenti per la realizzazione di tali obiettivi sono il cosiddetto “ownership unbundling”, ovvero lo spacchettamento proprietario della distribuzione dalla produzione di gas o, in alternativa l’istituzione di un gestore di trasmissione indipendente (Ito); la costituzione di un’Agenzia europea per la cooperazione dei regolatori; il rafforzamento dell’indipendenza e dei poteri delle autorità nazionali. Sette paesi hanno già avviato lo spacchettamento proprietario della rete di trasporto: Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Spagna, Portogallo, Svezia e Romani. Di questi, Olanda e Danimarca possiedono una rete pubblica al 100 per cento, la Romania al 75 per cento, il Portogallo può contare su un’unica rete , che accorpa gas ed energia, di proprietà dello stato per il 70 per cento, mentre la Spagna è dotata di un’ampia capacità di rigassificazione acquisita negli ultimi vent’anni.
Lo scorso 9 luglio, secondo quanto riferito da Romano La Russa, relatore della materia, il Parlamento europeo ha dato il via libera alle nuove regole per la separazione delle reti e ha considerato interessante l’ipotesi di istituire un unico gestore europeo di trasmissione che faccia perno sull’italiana Snam Rete Gas, la tedesca E.On, la francese Gdf, la belga Suez e l’austriaca Omv. Anche in funzione di questa ipotesi, è stato chiesto che in alternativa alla separazione proprietaria della produzione di gas dalla distribuzione, la rete sia affidata a un gestore di trasmissione indipendente, interno all’impresa, ma separato a livello contabile. Un’idea che non piace molto a Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni.

“Abbiamo sempre pensato che, ammesso si voglia fare una separazione della rete, per noi né utile, né necessaria, l’unica ipotesi che porterebbe vantaggi è quella di creare una rete europea del gas a cui tutte le società possano dare il loro contributo” dice Scaroni. “Ci sarebbero almeno tre vantaggi: si creerebbero interconnessioni europee che rendono fruibili le infrastrutture in tutto il continente, inoltre sarebbe una grande società delle reti con grandi finanziamenti per fare investimenti e infine sarebbe inattaccabile da compratori indesiderati”.

E per rafforzare l’Italia dal punto di vista degli approvvigionamenti del gas, Eni ha lanciato “un piano di investimenti colossale”. “Nel 2005 ho archiviato la parola bolla del gas che imperava allora e che lasciava presagire che vi fosse un eccesso di gas. Abbiamo sbottigliato il Tag, il gasdotto che ci lega alla Russia e il Ttpc, quello con l’Algeria” prosegue l’ad del cane a sei zampe. “Inoltre abbiamo investito 4 miliardi per aumentare la capacità della rete di trasporto e altri 2 miliardi per potenziare gli stoccaggi. Il consiglio di amministrazione comincerà a parlare della donazione da 200 milioni per il fondo di solidarietà previsto nella manovra nella riunione del 30 luglio”.
Dal convegno, partono, quindi tre sfide per il futuro: sostenibilità, con politiche di controllo e riduzione delle emissioni che incidono sui cambiamenti climatici, competitività, incentivando gli investimenti di lungo periodo per una maggiore “indipendenza energetica dell’Europa, e sicurezza degli approvvigionamenti. Su questo ultimo punto, in particolare, è noto che l’Europa dipende sempre di più dalle importazioni di idrocarburi. Se si manterranno le tendenza attuali la sua dipendenza dalle importazioni di energia passerà dal 50 per cento del consumo energetico totale attuale dell’Ue al 65 per cento nel 2030. La dipendenza dalle importazioni di gas potrebbe aumentare dal 57 all’84 per cento entro il 2030″, sottolinea Attilio Celant, preside della facoltà di Economia dell’Università “La Sapienza” di Roma. “La solidarietà tra gli stati membri qualora si verifichi una crisi energetica deve essere in ogni caso garantita da meccanismi efficaci, anche in considerazione del fatto che molti stati membri dipendono, in larga misura o completamente, da un unico fornitore di gas”. Tre sfide che l’Italia deve raccogliere, sfruttando a pieno una parte dei 600 miliardi che l’Unione europea metterà a disposizione fino al 2026 per l’ammodernamento della rete, “ottimizzando, da un lato, l’intero ciclo della mobilità con l’eliminazione della congestione stradale, il potenziamento dell’alta velocità ferroviaria e il potenziamento del trasporto marittimo e rilanciando, da altra parte, nuove forme di energia, come il nucleare, o l’avvento dei rigassificatori, pronti da tempo sulla carta, ma ancora bloccati. Diventare, insomma, un vero e proprio hub per tutto il gas europeo: da importatori, farsi produttori per paesi terzi”, come è nelle intenzioni di Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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